Volt: il movimento che vuole elettrizzare l'Europa

Articolo pubblicato il 05 aprile 2018
Articolo pubblicato il 05 aprile 2018

Volt è il movimento europeista più giovane del continente. In un solo anno dalla nascita sono oltre 3000 gli iscritti, con un'età media di 30 anni. L'ambizione? Candidarsi al Parlamento Europeo nel 2019. Cafébabel ha incontrato uno dei fondatori: Andrea Venzon.

Ogni volta che c’è una grande sfida da affrontare, l’Europa si divide e ha la peggio”. Non usa mezzi termini Andrea Venzon, co-fondatore del movimento politico progressista europeo Volt (già Vox Europe) per descrivere l’impasse che da anni caratterizza la politica del Vecchio Continente. “È stato così per la crisi dei rifugiati, e sarà lo stesso per le prossime sfide che attendono l’Unione europea nel prossimo futuro. Come se, per rimanere insieme, ci fosse sempre bisogno di un ‘nemico’ comune. Quando questo manca, o non è facilmente individuabile, prevalgono gli egoismi e gli interessi nazionali”. Ed è con Volt che un gruppo di ragazzi appassionati vuole dare una scossa all'Europa.

Una reazione al terremoto Brexit

Di maniere cordiali, senza affettazione, il bocconiano Andrea Venzon ci racconta come nasce e si organizza un movimento politico di ambizioni continentali dei giorni nostri, seduto al tavolo di un bistrot milanese in una serena giornata di inizio primavera. Nelle postazioni a fianco alla nostra si alternano continuamente uomini d’affari, turisti e impiegati delle aziende di Corso di Porta Nuova a Milano: tutti mossi dalla stessa fretta, ma che nondimeno si soffermano per qualche secondo, senza voltarsi ma smettendo improvvisamente di parlare con i propri vicini, per provare ad afferrare qualcosa dei ragionamenti a tutto tondo di questo giovane leader, nel corso di un’intervista che sembra quasi essere la prova generale di un futuro comizio (in diretta Facebook?).

Ventisei anni, italiano, Andrea Venzon aveva già una carriera avviata nel settore privato, ma ha deciso di lanciarsi nell'impegno politico. Scelta non banale, nell'epoca in cui i giovani vogliono invece distaccarsene o se ne disinteressano. Il sogno di fondare un movimento politico pan-europeo Venzon lo ha accarezzato il giorno dopo il referendum su Brexit, come reazione rispetto alla passività con cui l’esito della consultazione britannica è stata accolta tra le élite politiche.

Come avviene spesso in questi casi, l'idea è nata in seguito alla discussione e al confronto con amici e colleghi: oltre ad Andrea Venzon, l'ideatore del movimento, il team di fondatori è composto da una francese, Colombe Cahen-Salvador, e da un tedesco, Damian Boeselager. La data di fondazione ufficiale di Volt, il 29 marzo 2017, coincide invece con l’invio formale della lettera di notifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona da parte della premier Theresa May, che ha segnato il punto di non ritorno dell’uscita del Regno Unito dalla UE. “Vogliamo ridare un’anima all’Europa – mette subito le mani avanti Venzon – incominciando dall’assegnazione del pieno potere legislativo al Parlamento europeo, per andare oltre il continuo ricatto dei governi nazionali”.

Una squadra di 3.000 giovanissimi

Il fondatore milanese parla in maniera molto pacata e senza darsi arie: "Siamo all'inizio del progetto, dopotutto".  E' vestito da lavoro, con pantaloni lunghi e un maglione a girocollo, ma con un'informalità più tipica delle startup, che degli uffici.  Vuole restare giovane tra i giovani. A un anno dalla nascita, Volt (il cui "Manifesto" è consultabile sul sito web www.volteruopa.org) vanta già 3.000 membri iscritti, per lo più ragazzi europei, organizzati come volontari o semplici simpatizzanti attraverso 55 team (europei, nazionali o locali) di altrettante città di 25 Paesi, inclusi Serbia e Svizzera. Un risultato che è il frutto di un grande lavoro organizzativo, con alcune regole fisse in cambio di una maggiore autonomia a livello locale: non serve il “permesso” del fondatore o dei leader per organizzare eventi o incontri di propaganda nella propria città, ma ogni discussione interna su argomenti e tematiche di interesse collettivo non deve durare più di 48 ore, prima che una decisione venga presa tramite una votazione online o rimandata a un momento migliore per il confronto.

Massima efficienza, dunque, in cambio della possibilità di sperimentare nuovi format di coinvolgimento dei possibili elettori. Abituati a lavorare a distanza, i volontari e iscritti di Volt sono pronti a far emergere nuove proposte dal basso attraverso l’uso di piattaforme digitali. Inizialmente sono partiti con Slack o le video conferenze, adesso utilizzano la Workplace di Facebook: la piattaforma nata all'interno del social network per facilitare gli scambi di informazioni e il lavoro in maniera collaborativa all'interno di aziende e organizzazioni, favorendo il confronto e il dibattito tra i membri anche se dispersi tra diversi Paesi e orari differenti (Volt, registrata oggi come ONG, può usare la Workplace conservando la piena proprietà dei dati, nella sua versione Premium). Andrea Venzon si può definire un leader "gentile", intellettuale ma anche capace di esprimersi con parole e concetti semplici, comprensibili a tutti. Vuole cercare di mettere insieme, con la sua figura, idee anche culturalmente diverse o che possano essere espressione di più persone possibili.

Le premesse non sono nuove: il giovane movimento è stato paragonato all’approccio decentralizzato di realtà come il Movimento 5 Stelle, Podemos o a esperienze precedenti di democrazia diretta quali il Partito Pirata. In qualche senso, assomiglia anche alla nascita di En Marche!, il partito di Emmanuel Macron, per la sua voglia di svecchiare la politica, il suo spirito europeo e per il suo approccio liberista all'economia. Ma Volt punta tutto sulle idee provenienti da più Paesi e si caratterizza tuttavia per una ben precisa collocazione all’interno del frastagliato mondo dei “progressisti” europei. “Una parola non alla moda, in questo momento – commenta Venzon, con un tocco d’ironia – ma che è l’unica a conservare intatto il suo significato da Lisbona a Varsavia”.

Certo, nel video di presentazione della campagna crowdfunding appaiono soprattutto bianchi, europei, ben vestiti. Quando parliamo con Andrea Venzon del coinvolgimento delle minoranze all'interno del movimento, ci spiega che "c'è ancora molto da lavorare per riuscire a farle partecipare. Nel video non è assolutamente voluta questa distinzione, semplicemente in questo primo step non siamo ancora riusciti a coinvolgere in maniera significativa le seconde generazioni di migranti o le etnie minoritarie nei paesi europei per esempio, ma è nella lista delle priorità!".

Obiettivo: elezioni 2019

Nel breve termine, l’obiettivo di Volt è quello di concorrere alle prossime elezioni del Parlamento europeo e di far eleggere almeno 25 deputati in 7 Paesi membri, con la prospettiva di partecipare in futuro anche alle elezioni nazionali e locali. “Non vogliamo essere un movimento di élite, disconnesso dal territorio” afferma Venzon, dimostrando di conoscere la storia e di aver imparato dagli errori di chi, come il Partito Pirata Europeo nel 2014, aveva già provato in passato a candidarsi direttamente a Bruxelles senza prima sviluppare un forte radicamento a livello locale.

Oltre la destra e la sinistra, dunque, ma senza dimenticare alcuni valori fondamentali che segnano comunque una differenza rispetto alle derive populiste e sovraniste: attenzione nei confronti delle minoranze e dei ceti più deboli, rafforzamento del welfare in chiave moderna, redistribuzione delle ricchezze dalle aree più ricche a quelle più povere del continente, il tutto all’insegna della modernizzazione, del digitale e della produttività.  “Ci distinguiamo dalla destra- specifica il fondatore di Volt- perché siamo tolleranti verso la diversità delle persone, e dalla sinistra perché vogliamo rendere lo Stato più efficiente e sostenere l'innoivazione e la crescita economica”.

"I giovani possono prendere il meglio dei Paesi europei"

I primi mesi di Volt sono stati caratterizzati da un lavoro di ricerca sui diversi aspetti della società odierna: dalla tecnologia all’ambiente, dalla politica alla cultura, nei diversi Paesi europei, per individuare le possibili soluzioni a problemi ricorrenti e trasversali alla società europea nel suo insieme, da applicare a livello locale e nazionale. Andrea Venzon ci ha messo la passione e un pizzico di incoscienza. Ma non vuole far dipendere tutto da lui, "ho messo il mio lavoro al servizio della squadra". Lavoro che potrebbe dare i suoi primi frutti, se Volt riuscisse ad acquisire abbastanza voce in capitolo per muovere la politica europea in direzione di una maggiore integrazione e solidarietà tra gli Stati membri dell’UE.

Il nostro progressismo si basa sul presupposto di poter trasferire le best practices di un Paese all’altro, adattando al contesto locale quello che ha dimostrato di poter funzionare altrove” aggiunge Venzon, quando ormai la pausa pranzo sta finendo e i vicini di tavolo che hanno seguito senza dare nell’occhio la nostra conversazione iniziano ad alzarsi. “Ad esempio, si potrebbe replicare in altri Paesi europei lo ‘smart state’ dell’Estonia, accompagnando la digitalizzazione di interi settori dell’economia e della pubblica amministrazione con un altrettanto robusto programma di formazione al digitale per i giovani, gli anziani, le classi più svantaggiate”. Basterà il travaso di competenze e best practices ad elettrizzare l'Europa? Per la risposta, ripassare tra un paio d'anni.

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