Volonturismo: la disfatta del volontariato

Articolo pubblicato il 21 marzo 2016
Articolo pubblicato il 21 marzo 2016

Salvare il mondo, vivere un'esperienza forte ed arricchire il proprio CV. Giocando sulle complesse aspirazioni dei giovani, alcune organizzazioni hanno capito subito che il volontariato è un mercato formidabile. O che un progetto altruista può trasformarsi in un business che giova a tutti. Tranne che alle comunità locali. 

«Il Perù è uno dei Paesi più poveri del continente sud-americano. Con più di una persona su dieci affetta da denutrizione, un tasso di analfabetismo del 9,5% e uno di mortalità infantile del 30%, le necessità sono tante e l'aiuto dei nostri volontari particolarmente apprezzato. Inoltre il vostro soggiorno sarà un'occasione per scoprire l'affascinante cultura di questo Paese, in cui coesistono origini indiane e meticce, le ricchezze storiche precolombiane della Valle sacra e una natura mozzafiato ».

Eliminare la povertà di un Paese dell'America latina in tre settimane, sfoggiare la maglietta volunteer, ma anche ballare la salsa e salpare sul lago Titicaca? Buone notizie, esiste una soluzione. Projects Abroad la propone per circa 3mila euro, esclusi i biglietti aerei.

Dal 1992 l'organizzazione ha inviato circa 10mila persone nei cinque continenti. Ovvero una trentina di Paesi per la maggior parte in via di sviluppo. Molte le destinazioni  pubblicate sul sito, accompagnate da immagini seducenti: Costa Rica, Bolivia, Senegal, Madagascar, Cambogia, Fiji... Grazie ad una rete locale ben radicata, Projects Abroad vi può far partire in qualsiasi momento dell'anno, per qualsiasi missione. Costruire una biblioteca, insegnare in un orfanotrofio, difendere i diritti umani o praticare l'odontoiatria: non importa il vostro livello di competenze, l'importante è la motivazione. Ci guadagnerete in esperienza e gli abitanti del posto troveranno un momentaneo profitto grazie alla vostro aiuto. 

Edilizia e safari

Cosa c'è di più generoso che andare in un Paese in via di sviluppo e offrire gratuitamente il proprio tempo? Nella realtà molti ragazzi di buona volontà cadono nella trappola. Presi dal desiderio di fare un'esperienza fuori dal comune, dalla voglia di viaggiare e da un naturale altruismo, pagano per un progetto che permette loro di fare tutto allo stesso tempo. «Con Projects Abroad, abbiamo davanti un'organizzazione che non svela la sua vera identità. Fa sognare i ragazzi e resta sul vago: organizzazione apolitica, organizzazione non governativa, volontariato. In realtà, si tratta di un'azienda. E voi siete i clienti,» spiega Pierre de Hanscutter, direttore del Servizio Volontario Internazionale a Bruxelles. « Il prezzo rassicura i candidati e i loro genitori. Hanno la sensazione di avere a che fare con qualcosa di serio, una garanzia di qualità ».

Ma cosa succede una volta sul posto? I soldi sborsati non confluiscono quasi per niente nel progetto associativo o locale. Contattata, l'organizzazione confonde le acque: spese organizzative, retribuzione della squadra di sostegno. Una cosa è certa: i volontari hanno un alloggio e lavorano. Ma i punti di vista sono vari. Amy*, futura maestra, è tornata a casa entusiasta dalla sua missione di insegnamento in Perù: «Questo Paese è stato il mio El Dorado per due mesi. Volevo fare un'esperienza che mi permettesse di sviluppare delle competenze che non si imparano sui banchi di scuola. Ho iniziato con grammatica e lessico di base attraverso attività e giochi. Fra l'altro bisogna dimostrare di avere una certa creatività in modo da catturare l'attenzione dei bambini». Pippa, una ragazza americana appassionata di viaggi, racconta le sue due settimane in Tanzania da una particolare prospettiva: «L'obiettivo della nostra missione era costruire una biblioteca. Ma noi non avevamo la minima conoscenza in materia di edilizia. Allora ogni notte gli operai toglievano i mattoni che avevamo messo e ricominciavano il lavoro. La mattina dopo non ci rendevamo conto di niente. La seconda settimana siamo partiti per un safari».

Project Abroad vi mostra come funziona di preciso.

Pippa punta il dito sul primo problema sollevato da tanti volontari: la loro incompetenza. Ed è alquanto infastidita: «Esportiamo i nostri ragazzi, poco formati, per farli migliorare sul posto. Tutto è concepito per loro». Un marchio di fabbrica di cui si vanta Projects Abroad, ma che può avere gravi conseguenze: «Ci sono persone al primo anno di medicina che vanno lì per fare esperienza. Parti, punti di sutura praticati da completi novellini! In quale Paese europeo sarebbe permesso ciò?» reagisce Pierre de Hanscutter. Ma per il volontario è un'esperienza che mette in valore il CV.  

Anche se competenti, la sola presenza dei volontari può avere conseguenze gravi sull'impiego locale. Pierre de Hanschutter si chiede: «Se una scuola può avere degli insegnanti stranieri come volontari, a che pro formare e assumere professori locali?Portato agli estremi questo sistema ha un forte impatto sulla crescita e sull'indipendenza delle comunità nelle quali i volontari lavorano». L'esatto contrario del progetto iniziale. Un sistema che confonde anche gli alunni, che vedono dei volontari susseguirsi nella loro classe settimana dopo settimana. Con la necessità di adattarsi ogni volta ad una persona e ad un programma diverso.  

Quindi voler aiutare non basta. «Con tutte le migliori intenzioni del mondo, si fa del male. Molti ragazzi non si rendono conto di trasformare un progetto di volontariato in uno zoo» analizza Pierre de Hanscutter. Composto dalle parole "volontario" e "turismo", il termine "volonturismo" accorpa situazioni molto diverse: dall'ingenuo ragazzo futuro professionista fino all'avventuriero in cerca di un'esperienza forte. Ma tutte queste situazioni sono caratterizzate da una falsa comprensione del volontariato e da un impatto nefasto sulla società locale.

Agire nel tempo

Ma allora un buon volontariato esiste? «Non bisogna avere l'idea del volontariato lontano e veloce. Bisogna procedere per tappe. Ci sono molti campi della durata di due o tre settimane per giovani in Francia. Sei volontario e incontri persone con orizzonti diversi, con un impatto a lungo termine,» spiega Frédérique Williame di France Volontaires. Per il direttore del Servizio Volontario Internazionale l'obiettivo è aiutare i ragazzi a restare con i piedi per terra: «Un progetto ben fatto consiste nell'agire nel tempo: capire qualcosa e, al ritorno, agire a casa propria. È un mezzo democratico, con una finalità. Bisogna porsi delle domande, e sapere quando prendere le distanze». Questo significa anche evitare le offerte troppo allettanti. E senza essere un volontario un viaggiatore può fare molto: «Se vi chiedete come fare, approfittate di ciò che è locale: dormite con la gente del posto o in una struttura locale, mangiate al ristorante dell'angolo, comprate dai negozietti. Così fate circolare l'economia locale. Date la possibilità alla comunità di crescere e svilupparsi a suo modo», conclude Pippa.  

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* Il nome è stato modificato

Pubblicato dalla redazione locale di La Parisienne de cafébabel.