Voli della Cia, l’Europa sapeva

Articolo pubblicato il 29 maggio 2006
Articolo pubblicato il 29 maggio 2006

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Sugli scandali delle prigioni illegali della Cia nell’Est europeo e dell’uso di aeroporti europei per voli segreti il Parlamento Europeo dà il via a una commissione d'inchiesta. I risultati? Sconcertanti.

Khaled al-Masri racconta di aver viaggiato molto in Europa ultimamente. Ma non si trattava di viaggi di piacere. Masri, cittadino tedesco, afferma di essere stato catturato dalla Cia in Macedonia nel dicembre 2003. Sostiene di essere stato picchiato, drogato e condotto in una prigione della Cia in Afghanistan. È stato poi rilasciato cinque mesi dopo nei pressi del luogo in cui era stato catturato, ammettendo che si era trattato di uno scambio di persona.

Masri non è il solo. Nel 2005 fu il Washington Post a denunciare per primo la presenza di siti segreti della Cia in Europa Orientale, black sites, centri clandestini per interrogatori dove i detenuti sarebbero stati torturati. Da allora sono circolate voci secondo cui aeroporti europei sarebbero stati usati per "trasferimenti straordinari" (extraordinary renditions). In un trasferimento straordinario i sospetti terroristi sono inviati in Paesi terzi per essere interrogati, in luoghi in cui non godono certo della protezione e dei diritti garantiti dalla legge degli Stati Uniti. Dopo queste sconcertanti scoperte è stata nominata una Commissione d'inchiesta del Parlamento europeo con lo scopo di far luce su queste accuse. I risultati potrebbero avere un forte impatto sulle relazioni tra Ue e Stati Uniti, e compromettere la posizione dell'Europa come paladina dei diritti umani.

A caccia di aerei

Uno dei parlamentari della Commissione è l'olandese Sophia in 't Veld, la quale definisce «stupefacente» il quadro che si è andato disegnando. «Sembra che gli Stati Uniti abbiano avuto carta bianca sulle operazioni di spionaggio in Europa a partire dall'11 settembre». Nella bozza del suo rapporto, la Commissione descrive uno scenario in cui sarebbero stati più di mille i voli segreti nel territorio dell'Ue.

E le implicazioni legali? Secondo Eurocontrol, l'organizzazione europea per la sicurezza del traffico aereo, il velivolo utilizzato per il presunto rapimento di al-Masri è partito da Kabul, ha fatto tappa in Polonia e Romania, ed è infine atterrato presso il centro di detenzione di Guantanamo. «Sono voli segreti come questi» dice Claudio Fava, l'europarlamentare italiano autore del primo rapporto della Commissione «che dimostrano come i Governi europei stiano violando le norme internazionali, secondo cui ogni volo deve dichiarare rotta, destinazione e nomi dei passeggeri».

Inoltre gli Stati membri dell'Ue sono firmatari della Convenzione europea sui diritti umani. La In 't Veld spiega che «nella lotta al terrorismo l'Europa e gli Stati Uniti si scambiano informazioni. Ma quando gli Usa ne raccolgono tramite tortura e le condividono con gli Stati membri dell'Ue, ci rendono complici e violatori di questi trattati».

Omertà generalizzata

Mentre la Commissione d'inchiesta si è impegnata a fare chiarezza sulla questione, i singoli Governi sono stati molto più reticenti quando si è trattato di fornire spiegazioni. Nell'aprile 2006 il Ministro degli Interni della Macedonia ha definito «pura speculazione» l'idea che al-Masri sia stato rapito nel suo Paese. Indagare sulle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti non è stato facile. Infatti nonostante siano già in corso alcune inchieste parlamentari in corso nel Regno Unito, in Belgio ed in Svezia i Governi si sono dimostrati riluttanti nel condividere informazioni con la Commissione. «Il problema è che la politica estera è ancora di competenza dei governi nazionali» dice la In 't Veld.

Nel caso dell'Olanda, spiega ancora, «è noto che aerei atterrati all'aeroporto Schiphol sono stati visti a Guantanamo, in Libia ed in Egitto. Si tratta di luoghi legati alla tortura di detenuti. Ma allora che cosa ci facevano quegli aerei ad Amsterdam? Come risposta alle nostre domande il Governo olandese ci ha fornito comunicati ufficiali sullo “sforzo coordinato nella lotta al terrorismo”. Mi pare che abbiano una fiducia del tutto mal riposta nelle operazioni degli americani».

Per quanto riguarda i siti segreti l’europarlamentare asserisce che la Commissione parlamentare non è stata in grado di provarne l'esistenza. Ma aggiunge: L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Louise Arbour, ha dichiarato di recente che questi siti segreti esistono e che si è a conoscenza di detenuti scomparsi ma senza sapere dove si trovino. Sono prigionieri in luoghi sconosciuti, quindi per definizione questi “siti segreti” esistono.

Scoperte sconvolgenti

Gran parte dell’Europa è sconvolta dalle nuove scoperte. Un tribunale italiano ha emesso mandati di cattura europei per ventidue sospetti agenti della Cia che sarebbero stati coinvolti nel rapimento di Abu Omar, un religioso catturato nel 2003 senza il permesso delle autorità italiane. Il mese scorso Roberto Castelli, l'allora Ministro italiano della Giustizia, ha rifiutato di presentare una richiesta di estradizione degli agenti.

La reazione scandalizzata dei Governi europei va presa con scetticismo. Spiega la In 't Veld: «Erano a conoscenza di ciò che stava succedendo. O, in caso contrario, sono assolutamente incompetenti! Prendiamo il caso di Abu Omar, un egiziano che è stato rapito, torturato e poi rilasciato. È stato pedinato dai servizi segreti italiani per qualche tempo, poi all'improvviso venticinque agenti della Cia l'hanno arrestato a Milano! È impossibile che gli italiani non fossero a conoscenza di quel piano!». Il rapporto del Consiglio d'Europa redatto da Dick Marty ha raggiunto una conclusione analoga: i Governi europei sapevano dei voli segreti. E recentemente Colin Powell ha accusato gli europei di disonestà quando hanno affermato di non esserne mai stati a conoscenza.

Un cane rabbioso con un guinzaglio troppo lungo

Jans Wiersma, europarlamentare olandese membro della Commissione parlamentare, spiega che ad averlo scandalizzato non è stato tanto «ciò che gli americani hanno fatto, ma la disponibilità degli europei nel sostenerli senza mettere in discussione i loro metodi». La bozza del rapporto interinale della commissione afferma che non ci furono soltanto violazioni isolate dei diritti umani, ma «piuttosto una pratica regolare e diffusa, in cui erano coinvolti la maggior parte dei Paesi europei» conclude Claudio Fava.

Il rapporto finale della Commissione d’inchiesta è atteso per gennaio, ma a prescindere dal risultato lo scandalo ha già profonde implicazioni per l'Europa. Fin dove arriva l'alleanza tra Europa ed America? Gli sforzi dell'Europa per migliorare il rispetto dei diritti umani in altri Paesi potrebbero presto sembrare tutto tranne che sinceri.

Nel frattempo Khaled al-Masri stava ancora aspettando giustizia. Ha portato la Cia alla Corte americana. Ma il 18 maggio scorso la Corte di Giustizia Federale di Alexandria, Washington, ha stabilito che “gli interessi personali di Khaled al-Masri sono meno importanti delle difesa dei segreti di Stato americani".