Voglio una Convenzione permanente

Articolo pubblicato il 08 novembre 2004
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Articolo pubblicato il 08 novembre 2004

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Il Trattato costituzionale europeo è stato elaborato da una Convenzione composta da un cocktail di rappresentanti europei e nazionali. Perché non farne un organo permanente di revisione?

L’Unione Europea è un ibrido: esige infatti un equilibrio tra gli interessi degli stati individuali, da un lato, e l’interesse generale europeo, dall’altro. Non è più una semplice organizzazione internazionale, fatto che impedisce una rappresentazione esclusiva degli interessi statali, ma non è nemmeno uno Stato a tutto tondo, cosa che impedisce ai soli europarlamentari di stilare un testo senza il concorso dei Paesi membri. All’interno della Convenzione sul futuro dell’Europa, l’interesse europeo è stato rappresentato dalla Commissione e dai deputati europei. Quanto agli interessi dei singoli stati, questi sono stati difesi sia dai rappresentanti degli esecutivi degli Stati stessi, sia dai parlamentari nazionali. I parlamentari costituivano una schiacciante maggioranza dei membri della Convenzione sul futuro dell’Europa, diversamente dalle Conferenze Intergovernamentali (CIG), più adatte a negoziati internazionali, dove i diplomatici lavorano a porte chiuse. D’altra parte, non è tra gli obiettivi minori del metodo convenzionale l’aver permesso un dibattito pubblico e democratico sul progetto del Trattato costituzionale.

A Philadelphia c’erano solo rappresentanti degli Stati

L’aver considerato i diversi interessi in gioco ha decretato il successo del metodo convenzionale ed illustra il motivo per cui lo difendiamo di fronte ai miscredenti. Secondo questi ultimi tale metodo sarebbe anti-democratico, nonostante i suoi membri siano l’indiretta manifestazione di un’elezione. Alcuni sostengono pertanto l’idea che il Parlamento Europeo sarebbe stato un parterre ben più legittimo. Ma questo vuol dire sminuire il sottile equilibrio tra i diversi interessi coinvolti e prendere in considerazione unicamente l’interesse generale europeo. Numerosi tentativi simili sono stati intrapresi in passato senza successo, vedi il progetto Spinelli nel 1984 o il progetto Herman nel 1994. Di converso, la Convenzione di Philadelphia, composta unicamente da rappresentanti degli Stati, è riuscita a fare una sintesi tra gli interessi statali e gli interessi dell’Unione americana, e potrebbe fungere da patrocinio autorevole a favore di un’assemblea di parlamentari nazionali per creare una Costituzione. Ma la storia dell’Europa non è quella degli Stati Uniti d’America e bisogna imparare ad adattare il federalismo all’entità in questione. Gli Stati europei hanno una storia secolare che esacerba usi e costumi nazionali; risulta quindi fondamentale che l’interesse generale europeo abbia i propri difensori. Sarà dunque necessario in futuro conservare i rappresentanti degli Stati? È un’ipotesi che dobbiamo prendere in considerazione se si pensa al ruolo dei rappresentanti delle entità federate nel Senato statunitense e nel Bundesrat tedesco per le revisioni costituzionali.

Perché una Convenzione permanente?

I Paesi membri s’apprestano dunque a ratificare un Trattato costituzionale: questo testo ha il valore simbolico di una costituzione, ma giuridicamente è solo un trattato. Non sconvolge l’organizzazione della Ue, ma votare a favore appare necessario in quanto rappresenta un rinnovamento nel nostro impegno europeo. Detto questo, bisogna fin da adesso pensare alla revisione di questo Trattato.

Far ricorso ad un’altra convenzione rovinerebbe l’iconografia costituzionale; sappiamo quanto siano importanti i simboli per porre le fondamenta tra i membri di una società, e, giustamente, l’interesse principale di tale progetto è essere l’evento fondatore di un Popolo europeo. Il patriottismo costituzionale si svilupperà indubbiamente solo a lungo andare, ma è un elemento d’identità europea più accettabile rispetto alle componenti culturali. Tale concetto risulta chiaro nell’esempio americano, dove l’ordine costituzionale è vissuto come una religione con la sua Bibbia, la sua Costituzione, i suoi Padri della Chiesa, Padri Fondatori ecc.

L’obbligo di ricorrere ad una convenzione per revisionare la costituzione è riposta nell’articolo IV-443 del progetto della Costituzione che tuttavia prevede delle eccezioni a questo principio. Il suo riconoscimento all’interno della Costituzione europea permette alla Convenzione di essere vista come l’istanza di revisione ordinaria della Costituzione europea stessa, cosa che avviene in qualsiasi Costituzione.

A chi si oppone al Trattato a causa della sua intangibilità, possiamo quindi rispondere che farebbero meglio a richiamare i governi ad utilizzare nuovamente la Convenzione per migliorare quanto prima la Costituzione. Quest’ultima provoca sì una rivoluzione mentale ma è solo il preambolo di tutta una serie di necessarie riforme, giacché non attua una rivoluzione istituzionale a vantaggio del federalismo. Ciò avverrà solo gradualmente, come ce lo dimostra l’evoluzione americana dal 1787 al 1865. Potremmo sancire che ogni anno, od ogni due anni, le convenzioni si riuniscano in molteplici sedute al fine di valutare il funzionamento delle istituzioni e delle politiche comunitarie, nonché per proporre miglioramenti al sistema. Successivamente, il numero di revisioni dovrebbe diminuire. Insomma deve essere la Convenzione, e non più la conferenza intergovernativa il soggetto maggiormente indicato a deliberare sulle future revisioni della Costituzione.