Voci da Lampedusa #1: intervista ad Antonio Mazzeo

Articolo pubblicato il 29 novembre 2014
Articolo pubblicato il 29 novembre 2014

La rubrica Voci da Lampedusa, curata dalla fotoreporter Alessia Capasso, raccoglie una serie di interviste a persone che vivono sulla propria pelle (o studiano in modo approfondito) le conseguenze delle politiche europee sulla vita nella piccola isola del Mediterraneo.

Iniziamo la rubrica Voci da Lampedusa con un'intervista ad Antonio Mazzeo, un attivista per la pace e giornalista italiano, che ha pubblicato alcuni saggi sui conflitti nell’area mediterranea e sulla violazione dei diritti umani. Vincitore del Premio G. Bassani - Italia Nostra 2010 per il giornalismo, ha iniziato a collaborare come esperto di militarizzazione con il Collettivo Askavusa di Lampedusa, impegnato in diverse lotte sul territorio.

Da alcuni mesi l'installazione di nuovi radar militari sull'isola, giustificata anche dalla necessità di monitorare le rotte dei migranti, ha determinato numerose proteste tra i cittadini. Partendo dalla nuova operazione di Frontex denominata Triton, abbiamo rivolto una serie di domande per avere un quadro più chiaro dei rapporti tra politiche migratorie UE e processi di militarizzazione nel Mediterraneo.

CafébabelIn base alla sua esperienza sui temi della militarizzazione, ritiene che Triton contribuisca al processo di militarizzazione del Mediterraneo? In che modo?

Antonio Mazzeo: Triton è un’operazione militare, gestita in ambito militare e da attori militari. Essa necessita di contributi militari e nuove tecnologie di guerra (navi e aerei, pattugliatori, sistemi aeronavali, velivoli senza pilota, sistemi radar e satellitari). Ne consegue che l’operazione non potrà che rafforzare i processi di militarizzazione di questa importantissima area geostrategica, dove le nuove guerre alle migrazioni si sommano ai tantissimi conflitti esistenti da decenni e alle strategie di dominio neocoloniale dell’Occidente.

cafébabel: La fine di Mare Nostrum sta suscitando del rimpianto da parte di molte organizzazioni umanitarie. Crede che il soccorso effettuato da forze militari fosse il più corretto da offrire ai migranti?

Antonio Mazzeo: Continuo a non comprendere e a non condividere i “rimpianti” e gli elogi di Mare Nostrum espressi da Ong, associazioni per i diritti umani e dagli operatori sociali. Al di là delle mistificazioni e della propaganda del governo e delle forze armate, si è continuato ad occultare costi finanziari insostenibili e gli scopi originari dell’operazione. Con l’imponente dispositivo aereonavale di Mare Nostrum, il governo puntava a impedire il più possibile le partenze dalle coste africane, a proiettare il più possibile a Sud la frontiera nazionale (si veda l’uso dei droni italiani sino ai confini tra la Libia, il Ciad e il Sudan) e legittimare il ruolo delle Forze Armate in funzioni di ordine pubblico e contenimento della “minaccia immigrazione. Inoltre puntava ad ottenere contributi finanziari dall'Unione Europea come compensazione dello sforzo militare e ad offrire nuove opportunità di investimento al complesso militare-industriale-finanziario. Alla fine le grandi unità da guerra della Marina si sono trasformate in unità di “salvataggio” e trasporto in Sicilia di coloro che si sperava di respingere o dissuadere a partire. Da qui, l’esigenza del governo di trovare una via d’uscita la più possibile onorevole. Ed ecco il pressing su Bruxelles e ora l’ibrido di Triton...

cafébabel: È possibile che Mare Nostrum fosse il tassello di un progetto più ampio, nato sotto sembianze "umanitarie", ma già destinato a sfociare in Triton?

Antonio Mazzeo: Sì originariamente c’era anche l’intenzione di rafforzare il controllo militare internazionale nel Mediterraneo, sotto la bandiera Nato e/o Ue, in una logica di nuova guerra alle migrazione e ai migranti. L’Italia dopo aver provato a fare la prima della classe si è trovata sostanzialmente sola. Immagino perché le forze armate e i governi dei paesi europei partner hanno capito da subito che un’operazione simile sarebbe fallita nei suoi obiettivi oppure avrebbe prodotto l’effetto boomerang di rendere meno complicati e rischiosi gli spostamenti di migranti nel Mediterraneo. Triton non è altro che una mediazione al ribasso ottenuta a Bruxelles da Renzi, Alfano e Pinotti per ridimensionare le spese e gli “impegni” delle Forze Armate sul fronte “lotta alla migrazione”.

cafébabel: Quale ruolo giocano Lampedusa e la Sicilia in generale nello scacchiere internazionale?

Antonio Mazzeo: Lampedusa è stata per decenni uno dei più importanti “occhi” Usa e Nato puntati sul Nord Africa, una “punta avanzata” aggressivamente proiettata contro la Libia di Gheddafi. La piccola isola ha ospitato un’importante stazione di telecomunicazione (la Loran C) di proprietà e uso esclusivo della Guardia coste Usa, probabilmente utilizzata anche per funzioni d’intelligence e spionaggio internazionale dall’Agenzia NSA. I vecchi e nuovi conflitti nel Mediterraneo e la stessa Triton che rilancia il ruolo di Lampedusa come “primo porto” di sbarco e “lager-prigione” per migranti e richiedenti asilo, stanno già comportando un rafforzamento nell’isola del dispositivo militare nazionale, l’arrivo di nuovi operatori dell’agenzia Frontex, l’installazione di sempre più sofisticati radar e centri di telecomunicazione, alcune dei quali finanziati e integrati in ambito NATO.

cafébabel:A Lampedusa è in atto una protesta proprio contro i nuovi radar installati per il controllo delle rotte dei migranti. Lei in passato ha monitorato le conseguenze dei radar sulle popolazioni locali. Quali sono i rischi?

Antonio Mazzeo: Le prime conseguenze negative sono di tipo paesaggistico-ambientale. Si tratta sempre più spesso d’installazioni (infrastrutture di acciaio e cemento, tralicci, antenne paraboliche) realizzate in luoghi di straordinaria bellezza, talvolta inseriti all’interno di riserve naturali e siti d’interesse comunitario. In realtà radar e stazioni di telecomunicazioni sono bombe elettromagnetiche e sottopongono la popolazione a pericolosissimi carichi di onde inquinanti, con gravissime conseguenze in campo sanitario. Gli studi scientifici hanno provato l’alta frequenza di malattie e gravi forme tumorali tra gli abitanti di Niscemi, dove sorge la più grande stazione di telecomunicazioni della marina Usa nel Mediterraneo e dove è stato già installato il terminale terrestre del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare statunitense. Anche a Lampedusa e Linosa i casi di cancro tra gli abitanti hanno ormai raggiunto livelli estremamente preoccupanti se confrontati con il resto della Sicilia. C’è qualcuno che può asserire che la selva di sistemi radar e dei sistemi della telefonia cellulare non sia una delle cause scatenanti di questa gravissima situazione sociosanitaria nelle Pelagie?

cafébabel:Nell'Unione Europea quali ritiene che siano gli attori principali interessati ad una presenza militare nel Mediterraneo? E perché?

Antonio Mazzeo: Francia, Spagna, Portogallo e Grecia mi sembrano gli attori chiave, ma non dimenticherei la Gran Bretagna che se da una parte boicotta Triton dall’altra rafforza il proprio dispositivo aeronavale nel Mediterraneo o in alcune basi greche. C’è pure la Germania che punta a conquistarsi una leadership anche in campo militare e aeronavale in sud Europa e che utilizza con sempre più frequenza le basi aeree e i poligoni sardi per le proprie esercitazioni ed operazioni extra-area. Poi c’è la piccola Slovenia, l’unico paese UE che ha fornito un simbolico supporto tecnico-logistico all’Operazione Mare Nostrum. Dulcis in fundo i paesi non-UE ma a cui la UE, Washington e la Nato affidano da anni compiti strategici integrati nello scacchiere mediterraneo e mediorientale: Israele e la Turchia in particolar modo, due potenze locali dove sono fortissimi i legami tra il potere politico e il complesso militare-industriale.

_

Questa intervista fa parte di Voci da Lampedusa: una serie dedicata a chi vive, studia e racconta l'isola di Lampedusa. Leggi la seconda intervista dedicata al cantautore Giacomo Sferlazzo.