Vocabolario della disperazione

Articolo pubblicato il 27 settembre 2013
Articolo pubblicato il 27 settembre 2013

Il vocabolario pratico ed europeo contro la disperazione, per essere pronti a qualsiasi evenienza oltre confine.

Siete appena stati lasciati dalla vostra ragazza? Avete appena ricevuto una lettera di licenziamento, o perso un'occasione pazzesca? Calma e sangue freddo. Non è mica la fine del mondo! Come dicono gli italiani, "morto un Papa, se ne fa un altro": non c'è ragione di preoccuparsi se addirittura Dio in terra può essere sostituito.

D'altra parte, dopo Giovanni Paolo II,  sarà piuttosto difficile vedere un altro cittadino polacco prendere la strada di Roma. Sarà per questo che in Polonia preferiscono dire, in maniera anche un po' macabra: "il Re è morto, lunga vita al Re" (umarł król, niech żyje król). Gli spagnoli si esprimono allo stesso modo (A Rey muerto, Rey puesto), seppure per il motivo opposto probabilmente: il Papa in casa loro non l'hanno mai avuto. 

Il rispetto per le istituzioni in Germania, Gran Bretagna e Francia, si sa, è d'obbligo. Meglio parlare d'altro per rasserenare un amico in difficoltà. Secondo i francesi, per quanto grave il fatto "non è mica la morte di un piccolo cavallo" (Ce n'est pas la mort du petit cheval). Sembra che negli anni '50 fosse all'ordine del giorno cercare fortuna negli ippodromi. Figurarsi cosa voleva dire perdere il proprio equino galoppante. In Germania, campione di pari opportunità, se la cavano solo le donne dato che si usa dire: "anche le altre mamme hanno bei figlioli" (Andere Mütter haben auch schöne Söhne).

Non vale la pena di disperarsi neanche per gli inglesi, che, separati dalla Manica e circondati dalle acque, affermano filosoficamente: "di pesce nel mare, ce n'è in abbondanza" (There's plenty more fish in the sea).