Vladimír for president: il Tour de Franz della Repubblica Ceca

Articolo pubblicato il 25 ottobre 2012
Articolo pubblicato il 25 ottobre 2012
Il segnale di partenza è arrivato da una location simbolica quanto problematica: là dove una volta si erigeva la più grande statua dedicata a Stalin e appena dietro quella in granito, che simboleggiava la fila del proletariato.
Vladimír Franz, il candidato alle elezioni presidenziali più sorprendente della storia della Repubblica Ceca, ha scelto proprio la piazza dove un tempo trionfava Stalin per esporre il programma della sua campagna, durante un piovoso venerdì pomeriggio.

Per potersi candidare come presidente, il cinquantatreenne deve raccogliere 50.000 firme. Perciò il “Tour de Franz” deve comprendere tutto il paese, e di conseguenza affrontare infiniti flash e domande: "Professore, cosa ne pensa dei cambiamenti climatici? E della protezione degli animali? E della proprietà intellettuale? Delle sommosse? Le coppie omosessuali possono adottare bambini?". I suoi occhi di ghiaccio guardano qua e là, dal viso coperto di tatuaggi di questo musicista, artista e intellettuale, che cerca sempre un contatto diretto con i suoi interlocutori. A tutte queste domande Franz risponde in modo eloquente e con ironia. Ma subito si fa serio. “Lasci che finisca almeno questa cicca”, dice rivolgendosi a una signora che riesce a chiedergli, durante una breve pausa, che rapporto ha con la fede.

Da spargitore di sale a musicista per il teatro

Ho sempre iniziato dal basso, in tutto quello che ho fatto nella mia vita

Sono soprattutto giovani quelli che si sono radunati oggi attorno a uno splendido coordinato di sofà bianchi. E non sono tanti. “Finora Franz è riuscito a raccogliere 10.000 firme”(al momento della pubblicazione 45.570), incita Jakub Hussar, regista e promotore della campagna presidenziale “Vladimír Franz presidente”, che dovrebbe raggiungere fino al 5 novembre- ultimo giorno di campagna- i circa 30 curiosi. Un piano ambizioso. Per il bianco ussaro, il bianco Franz. Ma non si tratta affatto di questo, diventare presidente. L’iniziativa di coinvolgere i cittadini, stanchi di stare a guardare gli ormai screditati politici del paese senza intervenire, e renderli soggetti attivi, sarebbe decisiva. “Quando intraprendo una strada, non vi è più modo per me di far marcia indietro”, assicura il musicista. “Ho sempre iniziato tutto dal basso, in tutto quello che ho fatto nella mia vita”.

È proprio questo che colpisce di Franz. Figlio di un ingegnere elettronico e di una infermiera, nel 1982 Franz si laurea in giurisprudenza. Ma rifiuta di far parte delle istituzioni di giustizia totalitarie cecoslovacche e decide di intraprendere la propria strada. Che comincia dal basso. Franz sparge il sale contro il gelo durante il giorno; in seguito acquisisce esperienze di insegnamento e compone musica per il teatro. La passione per la musica la coltiva in privato. Personaggi illustri come il pittore Miroslav Raichl e il compositore Vladimír Sommer prendono Franz sotto la propria ala negli anni ’80.

Oggi,  sei volte vincitore del premio per il teatro “Alfred Radok”, Franz insegna musica all’Accademia di musica di Praga, dove è stato capo del senato accademico per quattro anni, e i suoi dipinti sono esposti anche nelle gallerie d’arte straniere. Al momento Franz sta lavorando all’adattamento dell’opera di Karel Čapek “La guerra delle salamandre” per il teatro statale di Praga.

“Diplomazia significa niente problemi. Di alcun genere”

E si ritorna, così, al colore della sua pelle, che è prevalentemente blu. Blu come i tatuaggi che ricoprono la maggior parte del suo corpo, di cui Franz non parla volentieri. In precedenti interviste li ha chiamati “il mio giardino privato”- frase traducibile con “non sono affari vostri”. Dopo aver accettato la sfida della lotta domestica, non se ne è più parlato. Durante la conferenza nel luogo in cui oggi, al posto del sovietico tiranno di pietra, veglia uno strano e gigante metronomo e si esercitano gli skater , qualcuno chiede: ”Pensa che i politici potrebbero avere dei problemi con il suo aspetto, Vladimír?”. E lui risponde: “Per quanto mi riguarda, diplomazia significa non avere problemi di alcun genere”, ghigna dalla sua giacca scura e la blusa a righe. “E anche se ci sono, i problemi, allora non si dovrebbero far sapere agli altri”. Già in passato l’artista aveva attribuito al suo aspetto un significato politico: in un sistema democratico si dovrebbe avere il diritto di scegliere il colore della propria pelle. Perché non può farlo anche il presidente? I tatuaggi sono per Franz l’espressione della libertà, di un’opera d’arte, di un progetto di vita.

E parla così appassionatamente delle grandi domande dell’esistenza umana, della fede come metodo, per l’uomo, di migliorarsi, e dello stato come strumento per i cittadini, nello stesso modo in cui sembra goffo nel rispondere a quelle poche domande concrete sulla politica: “Gli immigrati dovrebbero avere il diritto di voto?”, domanda una giornalista russa. “Il diritto di voto è sempre stato dei cittadini di un paese, ed è così in tutto il mondo”, risponde Franz, ignorando il diritto europeo, ma anche il modo in cui in alcuni paesi la partecipazione politica degli immigrati si stia rafforzando.

Mai più un vecchio cocciuto saccente

Franz dichiara di non essere né di destra né di sinistra. Finora non ha espresso idee precise su questioni come l’integrazione europea o la guerra atomica. E questo è quello che vogliono i suoi sostenitori: Franz è una persona che ascolta e che ammette volentieri di non sapere tutto. E la politica non gli interessava. “Voto da dieci anni e finora non ho potuto identificare la mia voce con nessuna coscienza pulita”, sostiene la giovane madre Jana Zelinková. E siccome “non ha nulla a che fare con la politica di oggi, Franz non ha lo stesso puzzo di tutto quello che si sente tutti i giorni attraverso i media”.

In un paese giovane come la Repubblica Ceca, nella cui storia si contano solo due presidenti, il confronto con i predecessori è inevitabile. Inoltre, Franz sarebbe più un Havel (1993-2003, NdT) o un Klaus (in carica dal 2003, NdT)? Non vorrebbe criticare nessuno dei due, in realtà neanche paragonarcisi. Ma anche solo uno sguardo al suo curriculum e alla sua stilizzazione come autentico candidato del popolo parlano una lingua chiara. A quanti lo appoggiano in questo giorno piovoso di fine estate egli promette di non diventare “un vecchio cocciuto saccente”, e ogni riferimento è puramente casuale.

Autore: Martin Nejezchleba

In partenariato conjá du, Online-Magazine del Goethe-Instituts di Praga

Foto: ©Pagina Facebook ufficiale di Vladimír Franz, Nel testo ©Martin Nejezchleba; Video (cc)RobertRoberts/YouTube