Vlaams Belang: estrema destra, estrema solitudine

Articolo pubblicato il 22 maggio 2014
Articolo pubblicato il 22 maggio 2014

Poco prima delle elezioni europee, lo spettro degli estremismi di destra aleggia sul continente. Il Vlaams Belang, in Belgio, sta lavorando a un'alleanza anti-europea con il Front National francese. Ecco, un reportage sul volto dell'estrema destra .

In un gri­gio gior­no d'a­pri­le, su un pal­co­sce­ni­co nei pres­si di Bru­xel­les, c'è un bardo con il naso pao­naz­zo. Il suo sguar­do non rie­sce a con­cen­trar­si sulle circa tre doz­zi­ne di so­ste­ni­to­ri del par­ti­to in­di­pen­den­ti­sta di estre­ma de­stra Vlaams Be­lang. Con i fian­chi on­deg­gian­ti e un sor­ri­so ap­pa­ga­to, pro­po­ne ai fiam­min­ghi della mu­si­ca Folk. La ma­ni­fe­sta­zio­ne per la cam­pa­gna elet­to­ra­le si tiene ad Halle nelle Fian­dre, la parte fiam­min­ga del Bel­gio, meno di mez­z'o­ra di auto da Bru­xel­les. La città, tut­ta­via, sem­bra es­se­re molto lon­ta­na dalla ca­pi­ta­le. Per le stra­de di Bru­xel­les si par­la­no tutte le lin­gue im­ma­gi­na­bi­li, men­tre qui nel cuore fiam­min­go si pre­fe­ri­sce la lin­gua lo­ca­le. 

Un paio di uo­mi­ni ra­sa­ti bal­la­no la po­lac­ca

Du­ran­te la ma­ni­fe­sta­zio­ne, i più pic­co­li sono at­trat­ti dai gon­fia­bi­li, men­tre gli adul­ti sono in coda al chio­sco delle birre. Sol­tan­to i di­scor­si dei po­li­ti­ci ven­go­no ac­col­ti con mi­se­ri ap­plau­si. Quel­li che sono ve­nu­ti spon­ta­nea­men­te, sem­bra­no piut­to­sto cat­tu­ra­ti dal­l'at­mo­sfe­ra Folk e pre­fe­ri­sco­no ascol­ta­re i can­tan­ti.  Per quan­to ri­guar­da il par­ti­to, dopo gli scon­tri di qual­che set­ti­ma­na fa a Bru­xel­les tra i ra­di­ca­li di de­stra e gli An­ti-Fi­fa, tutto sem­bra es­se­re tor­na­to tran­quil­lo: ad Halle non si ve­do­no né gli An­ti-Fi­fa né auto della po­li­zia. Quan­do un paio di uo­mi­ni ra­sa­ti ini­zia­no a bal­la­re la po­lac­ca sulle note di  "Anita", m'in­cam­mi­no sulla via del ri­tor­no, verso Bru­xel­les.

In pas­sa­to, il Vlaams Be­lang è stato vo­ta­to da un quar­to degli abi­tan­ti delle Fian­dre. Oggi il par­ti­to fa­ti­ca a con­qui­sta­re l'at­ten­zio­ne del pub­bli­co. E pen­sa­re che le sue idee se­pa­ra­ti­ste sono mag­gio­ri­ta­rie nella re­gio­ne. Qui, sono molti quel­li che pen­sa­no che i fiam­min­ghi fi­ni­scano sem­pre per pa­ga­re anche per conto dei val­lo­ni fran­co­fo­ni e che senza que­st'ul­ti­mi le cose an­dreb­be­ro me­glio. Ol­tre­tut­to, l'U­nio­ne Eu­ro­pea viene per­ce­pi­ta come un pe­ri­co­lo che po­treb­be in­si­nuar­si in ma­nie­ra trop­po per­va­si­va nelle loro vite. Se que­ste sono le po­si­zio­ni del Vlaams Be­lang, quasi nes­su­no sem­bra ormai di­spo­sto ad ac­cor­da­re loro il pro­prio voto. La Nieuw-Vlaam­se Al­li­an­tie (N-VA - Nuova Al­lean­za Fiam­min­ga) è un par­ti­to con­ser­va­to­re che si è fatto pro­mo­to­re di molte delle sfide del­l'e­stre­ma de­stra e, per que­sto, da qual­che anno rende la vita piut­to­sto dif­fi­ci­le al Vlaams Be­lang. Così, da quan­do la lotta per l'au­to­no­mia fiam­min­ga non è più la sua ca­rat­te­ri­sti­ca esclu­si­va, il par­ti­to cerca di pre­sen­tar­si so­prat­tut­to come una for­ma­zio­ne an­ti-im­mi­gra­zio­ne. La colpa di quasi tutti i mal­fun­zio­na­men­ti della na­zio­ne ri­ca­de dun­que sugli stra­nie­ri, so­prat­tut­to i mu­sul­ma­ni.

con­fi­ni chiu­si, più po­li­zia ed espul­sio­ni

Phi­lip Cla­eys mi guida at­tra­ver­so gli in­gar­bu­glia­ti cor­ro­doi del Par­la­men­to Eu­ro­peo. Quan­do ci tro­via­mo in pros­si­mi­tà del suo uf­fi­cio, ini­zia im­prov­vi­sa­men­te a par­la­re sot­to­vo­ce, come se non vo­les­se di­stur­ba­re i suoi col­le­ghi. Il rap­pre­sen­tan­te del Vlaams Be­lang in Par­la­men­to non ha un grup­po par­la­men­ta­re, quin­di non gode degli stes­si di­rit­ti di quei par­la­men­ta­ri che, al con­tra­rio, ap­par­ten­go­no a un grup­po. Per le im­mi­nen­ti ele­zio­ni eu­ro­pee, il par­ti­to ha già preso ac­cor­di, con l'in­ten­to di dar vita a un grup­po co­mu­ne, con la fran­ce­se Ma­ri­ne Le Pen, con l'o­lan­de­se Geert Wil­ders, con l'au­stria­co Heinz-Chris­ti­an Stra­che e con i De­mo­cra­ti­ci Sve­de­si. E Cla­eys, del resto, ne parla con estre­ma tran­quil­li­tà, come se chiun­que aves­se amici del ge­ne­re.

Il de­pu­ta­to de­scri­ve sé stes­so come "po­li­ti­cal­ly un­cor­rect", men­tre ci spie­ga gli obiet­ti­vi del suo par­ti­to. Tutti, a suo dire, sa­reb­be­ro "iper­sen­si­bi­li" quan­do si parla di im­mi­gra­zio­ne, ma il Vlams Be­lang sa­reb­be l'u­ni­ca forza ca­pa­ce di dire chia­ra­men­te come stan­no le cose. Parla anche delle "no go areas" nella città di Bru­xel­les, dei ghet­ti e della Sha­ria­. Claeys e il suo par­ti­to in­fat­ti sem­bra­no fare po­li­ti­ca nella mi­su­ra in cui sono in grado di in­ne­sca­re la paura. E le loro pro­po­ste sono sem­pli­ci e suo­na­no così: con­fi­ni chiu­si, più po­li­zia e più espul­sio­n, per­si­no tra quel­li che hanno uno sta­tus ri­co­no­sciu­to di asi­lan­ti. Quan­do ci sa­lu­tia­mo, in cor­ri­do­io, Claeys torna a par­la­re a bassa vo­ce. 

L'EU­RO­PA come al­lo­ra, quan­do c'era Hi­tler

Il quar­tier ge­ne­ra­le del Vlaams Be­lang a Bru­xel­les si esten­de su più piani. Ac­can­to alle scri­va­nie in legno chia­ro, sono ac­ca­ta­sta­te pile di po­ster e ban­die­re gial­lo-ne­re. Ge­rolf An­nem­ans, il pre­si­den­te del par­ti­to, as­so­mi­glia un po' al­l'at­to­re Bill Mur­ray. La sua voce ri­chia­ma in­ve­ce al pia­ce­vo­le bron­to­lio di un con­trab­bas­so. Chi ha messo tutte que­ste ban­die­re nel suo uf­fi­cio? Non se lo ri­cor­da, pe­ral­tro con­fes­sa di non es­ser­ne "per nulla un ap­pas­sio­na­to". Ha al­lac­cia­to al suo cel­lu­la­re una vec­chia cor­net­ta te­le­fo­ni­ca, co­sìc­che le sue te­le­fo­na­te sono av­vol­te un'au­ra di im­por­tan­za e di uf­fi­cia­li­tà nel suo gi­gan­te­sco uf­fi­cio. 

An­nem­ans è da 27 anni mem­bro del Par­la­mento belga, quel­l'as­sem­blea che dal suo punto di vista non do­vreb­be nep­pu­re esi­ste­re. L'i­dea é sem­pli­ce, il Bel­gio do­vreb­be es­se­re sop­pres­so. Per­ché al­lo­ra siede in un Par­la­men­to che non do­vreb­be nep­pu­re esi­ste­re? Il de­pu­ta­to fa le spal­luc­ce. Il Par­la­men­to non é altro che un pal­co­sce­ni­co dal quale af­fer­ma­re che esso stes­so è inu­ti­le. 

Quan­to è estre­ma que­sta de­stra? Ta­vo­lo di di­scus­sio­ne sulla nuova de­stra

vo­len­tie­ri nel ruolo delle vit­ti­me

L'Eu­ro­pa non sa­reb­be nien­t'al­tro che un gi­gan­te­sco mec­ca­ni­smo di trans­fer da nord a sud, af­fer­ma in­di­gna­to An­ne­mans.  La stes­sa cosa ac­ca­dreb­be in Bel­gio: le Fian­dre, nel nord, do­vreb­be­ro pa­ga­re per i Val­lo­ni del sud. L'Eu­ro­pa ai tempi di Hit­ler, A­dri­ano o Na­po­le­one sa­reb­be stata una crea­zio­ne ar­ti­fi­cia­le, come l'o­dier­na Unio­ne. Lo dice così, "per su­sci­ta­re delle ri­fles­sio­ni“. Una cruda le­zio­ne di sto­ria che a prima vista non si ad­di­ce a un uomo pieno di char­me come lui. 

Ep­pu­re, pro­prio qui si na­scon­de la chia­ve per com­pren­de­re que­sto par­ti­to, che non de­fi­ni­reb­be mai sé stes­so come estre­mi­sta. Nella prima fila, uo­mi­ni ele­gan­ti come An­ne­mans e Claeys, si pre­sen­ta­no come le voci di que­gli in­di­gna­ti Fla­mingants, che vo­glio­no se­pa­rar­si dai val­lo­ni. Se sfog­gia­no una re­to­ri­ca an­ti-im­mi­gra­zio­ne che punta il dito con­tro a quel­la parte ap­pro­fit­ta­tri­ce del­l'Eu­ro­pa e con­tro i val­lo­ni, non di­sde­gna­no d'in­ter­pre­ta­re il ruolo di di­fen­so­ri delle vit­ti­me del si­ste­ma, in modo da giu­sti­fi­ca­re i toni iste­ri­ci con­tro "l'im­mi­gra­zio­ne sel­vag­gia“. 

Il gior­na­li­sta Tom Co­chez ha scrit­to un libro sul Vlaams Be­lang e mi rac­con­ta che i mem­bri del par­ti­to can­te­reb­be­ro vo­len­tie­ri "vec­chie can­zo­ni te­de­sche". Altri, in­ve­ce, in­dos­se­reb­be­ro sim­bo­li na­zi­sti sotto i loro abiti. Non ci si do­vreb­be la­sciar trar­re in in­gan­no dalla pre­sen­ta­zio­ne in pub­bli­co, a trat­ti ci­vi­le, dell'elite del par­ti­to. È vero, il Vlaams Be­lang ha perso mo­men­ta­nea­men­te il suo peso nel pa­no­ra­ma dei par­ti­ti fiam­min­ghi, ma le sue pa­ro­le d'or­di­ne, po­treb­be­ro es­se­re ri­pro­po­ste da forze mo­de­ra­te. Non sarà dun­que il ri­sul­ta­to delle pros­si­me ele­zio­ni a mo­stra­re il ruolo e il peso del­l'e­stre­ma de­stra nel paese. 

Que­sto re­por­ta­ge dedicato alla città di Bruxelles è stato rea­liz­za­to nel­l'am­bi­to del pro­get­to «EU­to­pia – Time to Vote», finanziato dalla fon­da­zio­ne Hip­po­crène, la com­mis­sio­ne eu­ro­pea, il mi­ni­ste­ro degli este­ri fran­ce­se e la fon­da­zio­ne EVENS.