Viviane Reding e Francesco Pizzetti: i social network mettono a rischio la privacy

Articolo pubblicato il 05 maggio 2009
Articolo pubblicato il 05 maggio 2009
Unione europea e Garante italiano per la Privacy uniti contro Facebook per proteggere dati personali. “Volete che Internet diventi una giungla? Potrebbe accadere presto, se non si riesce a controllare l'uso dei vostri dati personali online” ha dichiarato il commissario Ue per la Società dell’Informazione e Media attraverso un video postato sul suo blog ufficiale.
Viviane Reding tira le orecchie agli Stati membri che non si impegnano a tutelare adeguatamene l'identità di tutti gli utenti Web. Non si è fatto attendere il commento di Francesco Pizzetti, Garante per la Privacy, che ha rincarato la dose: “Rischiamo di essere la prima generazione destinata a portarsi dietro tutto il proprio passato, poiché l'uso sempre più massiccio della rete e dei social network rende i dati incancellabili”.

L’accusa comune rivolta al più famoso dei social network è quello di non proteggere adeguatamente la privacy degli internauti che vi hanno creato il loro profilo. Facebook da solo, secondo le dichiarazioni del suo fondatore Mark Zuckerberg, l' 8 aprile ha superato quota 200 milioni di utenti. In Europa dei 283 milioni che navigano abitualmente sul web, oltre 210 sono iscritti a un social network. In Italia il fenomeno è esploso a partire dalla seconda metà del 2008 e la questione “privacy” comincia a far sentire il suo peso: con i suoi 11 milioni di iscritti, è al quarto posto in Europa e detiene il primato del tasso di crescita, secondo l’analisi di comScore relativa al trend di febbraio. In Ue a febbraio l'incremento è stato del 314%, in Italia ha registrato una crescita del 2.700%. In Europa è leader la Gran Bretagna con 22,6 milioni di utenti, seguita dalla Francia con 13,7 milioni.

Viviane Reding si sofferma sulla tutela dei minorenni, perciò è partita la richiesta a Facebook di nascondere il profilo di chi non ha ancora 18 anni, che oggi invece può essere contattato da chiunque faccia parte della comunità. E c’è chi domanda regole e sanzioni per coloro che non si impegneranno a garantire la privacy dei minori o di chi farà un uso spregiudicato della pubblicità digitale sfruttando le informazioni personali. In particolar modo quelle nuove forme di messaggio promozionale che sfrutta i dispositivi rfid (Radio frequency identification).

Regole europee sulla privacy chiare e rigorose non bastano più: è sempre più difficile controllare il flusso digitale delle nostre vite.