Viviamo davvero nella città più invivibile d’Italia?

Articolo pubblicato il 12 dicembre 2013
Articolo pubblicato il 12 dicembre 2013

La classifica del Sole24Ore ha giudicato Napoli ultima in Italia e si riapre il dibattito sulla sua validità. I criteri scientifici del giornale si scontrano con una realtà difficile da comprendere e sicuramente poco adatta ad essere descritta con modelli matematici.

Puntuale come ogni anno è arrivata la classifica del Sole24Ore che misura la vivibilità nei capoluoghi di provincia italiani. Napoli è l’ultima nell’elenco su 107 provincie in base a cinque macro-indicatori contenenti altri al loro interno: Tenore di vita, Servizi e Ambiente, Affari e Lavoro, Ordine pubblico, Popolazione e Tempo libero. E altrettanto puntuali sono arrivate le polemiche tra i vari sindaci, tra i cittadini, tra gli onorevoli e tra gli esperti della materia: un dibattito tra campanilismo ed oggettività statistica.

Entriamo di più nello specifico della nostra città, l’ultima come dicevo, che si è spaccata in due tra i partenopeisti e i non-partenopeisti (li chiamerò così solo per semplicità). Il video di Fanpage, che ha avuto circa 38 mila visualizzazioni, ci mostra bene quali siano le opinioni delle due parti, e tutto il mondo dei social media si è schierato.

Il video di RoadTvItalia

Tra i partenopeisti c’è ovviamente il primo cittadino, il sindaco De Magistris. In un’intervista televisiva, egli ricordava che il problema è nei parametri di valutazione, soprattutto perché si riferiscono all’intera provincia e non alla singola città. Dello stesso parere è Massimo Marrelli, rettore della Federico II, secondo cui nell’indagine manca il parametro happiness, mentre altri problemi come criminalità, lavoro e ambiente sono imputabili a fattori storici. Sui social network sono ricomparse le parole dello scrittore Erri de Luca di qualche anno fa:  “Considero qualità della vita poter mangiare ovunque cose squisite e semplici a prezzi bassi, che altrove sarebbero irreali. Considero qualità della vita il mare che si aggira nella stanza del golfo tra Capri, Sorrento e Posillipo. Considero qualità della vita il vento che spazza il golfo dai quattro punti cardinali e fa l’aria leggera. Considero qualità della vita l’eccellenza del caffè napoletano e della pizza”. E concludeva “Ma faciteme ‘o piacere. Per consiglio, nelle prossime statistiche eliminate Napoli, è troppo fuori scala, esagerata, per poterla misurare".

Sarà pur vero tutto ciò, ma le ragioni dei non- partenopeisti sono altrettanto valide e forse più concrete. Se per non vivibilità consideriamo le “mezz’ora” perse alla fermata di bus o metro, i “tre euro a piacere” del parcheggiatore abusivo, le quattro frecce dell’automobilista in seconda fila, il degrado di piazza Bellini la domenica mattina, … allora il Sole24Ore ci ha azzeccato. Non è tutta colpa delle amministrazioni o dei problemi endemici (lavoro, criminalità, ambiente), ma anche di una certa cultura diffusa ed è importante infatti che noi stessi facciamo un mea culpa.

Confrontare Napoli con Trento, la prima della classifica, è un po’ superficiale come scelta, per vari motivi, che vanno dalle dimensioni alla collocazione geografica. Ma il paragone con Milano o Roma ci può stare e Napoli risulta comunque indietro. Forse la posizione più giusta da prendere sarebbe una via di mezzo tra i partenopeisti e i non-patenopeisti, e la matematica del Sole24Ore non ci è molto di aiuto.