Vivere in Danimarca tra fiaba e realtà

Articolo pubblicato il 24 novembre 2009
Articolo pubblicato il 24 novembre 2009
Il mito della terra di Andersen e d'Amleto cresce nei cuori di chi la vive per lavoro o per studio.

La Danimarca è davvero il paese delle fiabe, e non solo perché ha dato i natali a Hans Christian Andersen: economia stabile, equità e giustizia sociale sono la chiave del successo del popolo più felice del mondo. Nonostante i malinconici cieli plumbei, la pioggia sottile e costante, le nuvole veloci spinte da un vento pressoché implacabile, il piccolo Regno di Danimarca attira l'attenzione di molti che, richiamati dall'immagine di una società equilibrata e moderna, decidono di spendere un periodo di studio o addirittura trasferirsi definitivamente nella terra d'Amleto.

Appendice nord dell'Europa, la Danimarca è un ponte culturale tra il continente e i regni scandinavi, a cui si accomuna non solo per storia e cultura ma anche per quel welfare state che li ha resi famosi e di cui vanno fieri: l'elevata pressione fiscale al 48,9 % nel 2008 (dati Ocse), unita alla bassa evasione, permettono il mantenimento di un costosissimo ma invidiabile settore terziario che offre un servizio pubblico più che desiderabile.

Essere studenti in Danimarca

Foto di Nicandro ScarabeoL'università in Danimarca è gratuita per i cittadini dell’Ue e le strutture sono super accessoriate: aule spaziose, zone relax e sale computer con centinaia di fotocopie gratuite a semestre per ogni studente. «Qui hanno macchinari e laboratori di ricerca che a Bologna posso solo sognare», riassume concisamente Alessando, laureando italiano ad Aalborg. Lo stato danese investe milioni di corone ogni anno non solo nelle strutture, ma anche direttamente sulle persone: gli studenti danesi ricevono un sussidio statale, il“SU”, che prevede 5000 corone mensili (circa 700 euro) come aiuto agli studi. Per questo basta un lavoretto, con contratto per studenti da quindici ore settimanali, per essere autonomi ed economicamente indipendenti.

Cominciata l'università, insomma, si abbandona il nido materno per iniziare la propria vita, seppure sotto l'ala protettrice dello stato socialdemocratico: i giovani danesi sono coccolati, o meglio, dolcemente accompagnati verso l'età adulta. Gli errori sono ammessi, ma si ha anche la sicurezza di cadere in piedi. Anche per questo non c'è fretta di finire gli studi, ci si può permettere di prendere uno o più anni sabbatici, e non è strano nemmeno che si torni a studiare alla soglia della trentina, dopo cinque anni passati lavoricchiando qua e là per il mondo.

Luci ed ombre del popolo più felice del mondo

In Danimarca la logica della competizione non è radicata, i bambini crescono sereni, senza pressioni, consapevoli del fatto che “c'è posto per tutti” e non è necessario calpestare il vicino o fare carte false per ottenere un lavoro. Ai giovani danesi è data la possibilità di seguire il proprio percorso di vita: hanno tempo di viaggiare, conoscere, fare scoperte prima di diventare adulti e crearsi una famiglia. Uno stile di vita morigerato che fugge il lusso e privilegia i piaceri semplici tipo passare del tempo in famiglia e fare sport: questo il segreto dell'alta qualità della vita in Danimarca. Una moderatezza che però pare non valere per quanto riguarda il consumo di birra, tra i più alti al mondo. Come il resto della Scandinavia anche la Danimarca soffre dei problemi sociali legati all'eccessivo consumo di alcol, racconta Moritz, studente tedesco in Erasmus: «Devi bere almeno cinque birre insieme a loro per farci amicizia, o anche solo per avvicinarli». Non solo costume, la sbronza settimanale è anche un metodo diffuso per abbattere le inibizioni e “lasciarsi andare”, come conferma Asta, studentessa lituana da tre mesi in Danimarca.

Un equilibrio precario

Alcuni stranieri pensano che i danesi siano viziati che non si accorgano di tutte le fortune che hanno. Altri, al contrario, ritengono che di queste “fortune” i danesi siano ben consci e, anzi, siano da loro avvertite come diritti da difendere ad ogni costo. La posizione tiepida della Danimarca nei confronti del progetto europeo nasce proprio dal timore che una comune cittadinanza metta a rischio, o addirittura decreti, la fine dell'invidiato “modello danese”. È un equilibrio prezioso e delicato, messo a dura prova dalle ondate migratorie degli ultimi decenni: il 9 novembre scorso il quotidiano Politiken che scriveva sullo stanziamento del governo danese di 2,7 milioni di euro per le spese di rimpatrio di cittadini extra-comunitari che rinuncino al proprio permesso di soggiorno permanente. Dal 2007, l’anno record dell’immigrazione per il regno scandinavo, sono state inserite regole più severe riguardo al permesso di soggiorno nel paese e la richiesta di cittadinanza, norme fortemente volute dal del partito nazionalista Danske Folkeparti (partito del popolo danese).

Il Regno delle fiabe ha sudditi belli, felici, gentili e disponibili, anche se l’alto grado di riservatezza sembra rendere più difficili relazioni personali ed integrazione, Ai danesi non mancano certo apertura mentale e spirito moderno: possiamo solo sperare che il castello non diventi fortezza, e che l'aura fiabesca di civiltà ed equità che regna in Danimarca continui ad avvolgere questa splendida terra.