Vivace, aperta e creativa: la nuova generazione alla conquista di Tirana

Articolo pubblicato il 16 giugno 2011
Articolo pubblicato il 16 giugno 2011

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Con i suoi poster scozzesi, la sua musica lounge e il suo arredamento vintage, il Radio Bar assomiglia a uno di quei locali alla moda di Berlino, Londra o Parigi. Eppure siamo a Tirana, città di 700 000 abitanti e capitale dell’Albania, paese sinonimo di povertà per la maggior parte degli occidentali.
Ma se molti trascurano altamente il paese delle aquile, la gioventù albanese non ha atteso le attenzioni altrui per aprirsi al mondo.

Dal dicembre 2010 gli albanesi non hanno più bisogno del visto per circolare in Europa. Ma sotto la pressione della Francia, della Germania e dei Paesi Bassi, la Commissione Europea si è riservata il diritto di ritornare su questa decisione se si fossero verificati degli “abusi”. Erion, 26 anni, ironizza su questa paura dell’immigrazione illegale: “Il governo ha lanciato una campagna per incitare le persone a non oltrepassare i 90 giorni autorizzati. È ridicolo, nessuno vuole vivere come un clandestino!”. Dopo aver vissuto sei anni a Roma per studiare cinema e televisione, a ottobre è tornato a Tirana. Da qualche mese è montatore per un nuovo canale della televisione albanese. “In Italia ero pagato correttamente, ma preferisco lavorare qui. I rapporti umani sono più semplici e non ho più l’impressione di essere solo un pezzo di una catena di montaggio”.

Lavoro, famiglia, patria

Come Erion, diversi albanesi sono partiti all’assalto delle università europee. Alcuni si sono trasferiti definitivamente nei loro paesi d’adozione, ma molti sono tornati. “Negli anni 90 i giovani partivano e basta, spiega Ermira Danaj, una giovane insegnante di sociologia e teorie femministe. Ma dal 2000 hanno progressivamente cominciato a tornare indietro”. Con il diploma in tasca, nel 1994, è andata a studiare a Losanna. Non proprio una scelta: “Mio padre era giornalista e aveva scritto non pochi articoli sul governo di allora. Mi ha fatto capire che per me sarebbe stato difficile studiare qui”. Dei suoi otto anni in Svizzera, conserva un’esperienza serena. Se si è aperta intellettualmente, ha però dovuto fare i conti con i pregiudizi. “Per integrarsi bisognava rinunciare a parte della propria identità albanese. Mi chiedevo perché fossi obbligata a lavorare al guardaroba di una discoteca quando sarei potuta tornare in Albania e praticare la mia professione”.

Assembramento in occasione della morte di Stalin, l'8 marzo 1953In un decennio Tirana è cambiata. Il vecchio quartiere degli apparatcîk(i funzionari del Partito, ndr), il Blokk, è diventato uno dei punti di ritrovo dei giovani alla moda. Il bar Radio ne è una dimostrazione e attorno ad esso stanno nascendo numerosi centri di discussione politica. Ma se in dieci anni la vita si è trasformata, i giovani devono tuttavia far fronte ai gravi problemi di impiego e di alloggio. In un paese nel quale quasi due terzi della popolazione hanno meno di trent’anni, pochi sono coloro che possono lasciare il nido familiare. Spesso sono le famiglie e le reti sociali a fare da centro per l’impiego.

L’economia informale, ovvero la tragedia degli albanesi

"Questa città offre vere opportunità, ma bisogna crearle con le proprie mani”

Dall’alto della sua gioventù, Bora è più ottimista: “Credo che siamo in un momento cruciale per la storia del Paese. O accettiamo la situazione attuale, il diniego della democrazia reale, o facciamo sentire la nostra voce”. Questa giovane architetta di 23 anni è tornata a Tirana l’estate scorsa, dopo aver studiato in Canada e in Argentina. Qualche mese dopo il suo ritorno ha creato un collettivo di amici architetti, lavora da diversi mesi  sulla dinamica dello sviluppo urbano in un istituto specializzato, Agenda, e canta persino in una band musicale. Oggi sogna di prolungare i suoi studi in Spagna, e vorrebbe magari poter dividere la sua vita tra Tirana e un’altra città europea. “Dopo sei anni di lontananza avevo bisogno di ritornare per capire se potessi affrontare il mio futuro professionale nella mia città. E Tirana ha un'atmosfera lenta, uno stile di vita calmo che permette di fare diverse cose allo stesso tempo”. Bora non nasconde i suoi sentimenti patriottici: “Credo che siamo in diversi a essere tornati con il desiderio di aiutare questo paese che è in un periodo di transizione. Questa città offre vere opportunità, ma bisogna crearle con le proprie mani”. E andare oltre l’economia informale: “Per esempio, puoi essere pagato in contanti. Oppure, per ottenere dei soldi per un progetto, devi collaborare con un uomo d’affari che sai che ha portato avanti dei lavori loschi. Cosa puoi fare? Se accetti finirai per giustificare tutto. È la tragedia di molti albanesi”.

“I giovani sono troppo passivi”

Per trovare qualche risposta alle domande che si fanno i giovani bisogna varcare la soglia di una bella villa gialla del centro di Tirana. È la sede di Rinia Aktive (Active Youth Forum), un’associazione apolitica che cerca di motivare la gioventù albanese. “Il problema è che i giovani sono troppo passivi, non partecipano abbastanza nelle questioni pubbliche”, sostiene Kostalda, 21 anni. Nata soltanto due anni fa, l’associazione rivendica 17.000 membri ed è già artefice di decine di iniziative. Fa pressione sui politici affinché prendano di più in considerazione gli interessi dei giovani, organizza tavole rotonde sull’orientamento nei licei, favorisce gli scambi con i giovani rom… E al di là del suo dinamismo associativo, Rinia Aktive mette in atto una vera strategia di cinque anni per rinforzare il ruolo dei giovani attraverso seminari di sensibilizzazione, sessioni di media training, sempre mantenendo le distanze dai partiti politici. Con un entusiasmo disarmante, Kostalda spiega che vorrebbe fare politica “non adesso, ma quando le cose saranno cambiate”. Questa gioventù albanese, nonostante la sua apparente noncuranza, è sicuramente più matura, più aperta e più determinata della società che sta invecchiando e della classe politica che dirige il suo destino.

Questo articolo fa parte della serie Orient Express 2010-2011, la serie di reportage realizzati da cafebabel.com nei Balcani e in Turchia. Più informazioni su Orient Express Reporter.

Foto: home-page (cc) Kmeron/flickr ;  Architettura (cc) Davduf/flickr; morte Stalin (cc) Only Tradition/flickr ; Rinia Aktive © Simon Benichou