Vittoria di Pirro a Strasburgo

Articolo pubblicato il 01 novembre 2004
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Articolo pubblicato il 01 novembre 2004

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Un coro festante si è rallegrato per il colpo messo a segno dal Parlamento Europeo nei confronti della Commissione guidata da Barroso. Ma, a ben vedere, si tratta di una manovra che indebolisce l'integrazione europea.

Mercoledì scorso, sembrava regnare un’altissima atmosfera nel Parlamento Europeo, a causa della battuta d’arresto inflitta a Barroso e ai capi di stato e di governo dell'UE che lo hanno designato. I più diversi gruppi parlamentari e deputati hanno creduto, attraverso un “passo coraggioso” (Daniel Cohn-Bendit), di “rinforzare l’ideale europeo” (Josep Borell), giungendo ad una “vittoria per la democrazia” (Martin Schulz), in “un giorno significativo per la storia del Parlamento” (Hans-Gert Pöttering). Bisogna ammettere che l’aver condotto i membri del collegio al momento designato ad un ritiro evidente a tutti, viene assolutamente salutato come un progresso per la valorizzazione della rappresentanza popolare degli europei. Eppure questa generale euforia potrebbe invece risultare estremamente miope.

Tolleranza zero in aula

Lo scetticismo periste, soprattutto in relazione al caso Buttiglione. Il ministro italiano per le politiche comunitarie è un esperto e riconosciuto specialista da anni immischiato nelle faccende di Bruxelles, la cui altissima esperienza tra i gruppi parlamentari non è mai stata messa in dubbio. Ed anche le sue private riserve morali erano già sufficientemente note, ed in passato non erano mai divenute oggetto di un serio dibattito. Ha apportato il suo contributo per scrivere la carta dei diritti fondamentali, nella quale le sue idee ed i suoi valori sono stati accolti con scetticismo e con qualche rifiuto, ma sono state tollerate. Rocco Buttiglione ha con costanza accentuato le differenziazioni tra diritto e morale, così come tra le azioni politiche perseguite e le proprie convinzioni religiose private. Non si può esser d’accordo con dichiarazioni tanto inette su temi come omosessualità o sulla maggiore idoneità delle madri in tema di educazione, eppure un minimo di tolleranza e di rispetto se l’era comunque guadagnato. Come verrà recepito questo comportamento inquisitorio verso un euro-deputato durante i referendum costituzionali all’interno degli stati membri cattolici?

Di certo, è stato fatto notare che anche altri commissari designati (Udre, Kroes, Kovács, Fischer Boel: la lista diventa ogni giorno più lunga...) risultano inadatti nel campo prescelto per mancanza di competenze o per poca integrità. Ma il problema non è sembrato esser realmente questo. Ed il presidente del gruppo parlamentare del PSE, Martin Schulz, ha chiarito decisamente questo punto spiegando che: “non è concepibile una Commissione con Rocco Buttiglione”. Se le annotazioni religiose prettamente private di un politico cristiano vengon prese di mira solo in omaggio al cosiddetto “politically correct”, è possibile forse già da oggi iniziare a puntare l’indice contro i futuri rappresentanti turchi, dalla cultura prevalentemente musulmana.

A chi fanno comodo queste baruffe sulle competenze?

Quando il problema verrà a riguardare gli equilibri isitutuzionali, il giubilo dei parlamentari potrebbe poi restar strozzato in gola. La fermezza dei rappresentanti del popolo di fronte alle segrete intese dei governi circa la nomina dei commissari è stata sottolineata di continuo. Seppur in modo assai ipocrita, se si tien conto delle avventurose manovre perpetrate alfine di far diventare Josep Borrell presidente del Parlamento. Inoltre, la concordia ritrovata tra i gruppi parlamentari (rispetto alle precedenti distanze) davanti allla ritirata di Barroso ha dello sconcertante. Dopo che molti deputati del PPE si eran mostrati decisi fino alla fine di procedere innanzi con la votazione, e lasciar che fossero gli altri gruppi a discostarsi da quella linea, ha sospreso l'applauso che, anche dall'ala conservatrice, Barroso ha ricevuto dopo il suo discorso. E se il relativo capogruppo, Hans-Gert Pöttering, addirittura intravvede nel ruolo di Barroso in tutta la vicenda “una salda guida”, acclamando nel contempo con elogi la significativa presa di posizione del Parlamento, il tutto sconfina decisamente nell’opportunismo politico.

I timori maggiori, tuttavia, riposano sulle scaramucce che potrebbero venire soprattutto in seno al Consiglio dei ministri già nel medio termine, e tra Barroso e i rappresentanti del popolo, specialmente i gruppi euro-scettici. Dopo l'allargamento a 25 membri, si profilano scenari in cui le forze centrifughe rispetto al processo d’integrazione europea guadagnano terreno. E in questo triangolo delle Bermuda, stretto tra Consiglio, Commissione e Parlamento, l’idea europea rischia di tramontare.