"Visitatori", gli scatti europei alla ricerca di nuovi orizzonti

Articolo pubblicato il 09 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 09 gennaio 2016

L'8 e 9 gennaio la Galleria Guardione di Palermo ospita “Visitatori”, collettiva di 20 giovani fotografi europei che esplora i temi di origine, trasformazione e memoria attraverso i canali della sperimentazione fotografica. Abbiamo raccolto attraverso la voce degli artisti, l'origine del loro lavoro e i percorsi - anche personali – che attraverso l’Europa li hanno condotti a noi.

Arriviamo in via Guardione a sera inoltrata, con la mostra giunta nella sua fase più assorta e meditativa, dopo che dall’apertura ha toccato in poco tempo le 250 presenze. All’entrata, un ampio pannello ospita i nomi dei 20 giovani artisti, così come il manifesto dei "Visitatori", giovani fotografi europei che con le immagini proposte "riflettono sui temi della temporalità, le origini e le tracce di esistenza".

Il parquet del pavimento, l'illuminazione a tratti chiarificatrice, a tratti crepuscolare e gli ambienti su più livelli invitano ad addentrarsi nel percorso attentamente studiato dalla giovane curatrice Giulia Parlato, che incontriamo in una grande terrazza superiore, ingentilita da piante rampicanti e lampioni in stile Belle Epoque: «Normalmente questo è uno spazio vuoto, che abbiamo voluto riempire con le differenti direzioni che la fotografia ha intrapreso in Europa nei diversi generi - fotogiornalismo, fine arts, fotografia di moda» - afferma la curatrice - «il tema ricorrente è quello delle origini, degli spazi familiari, della temporalità e della memoria. Ognuno di noi ha lasciato la propria città di provenienza per formarsi altrove: invitiamo il pubblico ad essere visitatore dei luoghi della nostra memoria».

Iniziamo il nostro giro alla scoperta delle opere, e la precisione e il mistero di una foto costringe a guardare e riflettere.

I "Visitatori" stessi si aggirano per la galleria, così è facile affiancare l'autore della foto, Ganesha Lockhart, 21 anni e nato a Manchester da padre afro-inglese e madre mauritiana, ma cresciuto ed educato nella capitale londinese. «Il mio lavoro riguarda l'architettura, lo spazio, e il rapporto tra spazio pubblico e privato» - spiega Ganesha - «a Londra tendiamo ad attraversare i luoghi senza dare importanza agli oggetti spaziali con cui entriamo in contatto. La fotografia è un mezzo con cui puoi mostrare direttamente ciò che pensi, ma ora vorrei misurarmi con progetti più estesi, e sto lavorando a una rivista che racconta come l'architettura può influenzare il nostro modo di vivere».

Al polo opposto dello spettro dell’animato ed inanimato si pone invece il lavoro della palermitana Laura Cammarata, che sperimenta con forme e significati nell'ambito della fashion photography.

Gli scatti proposti dall’autrice interrogano lo spettatore sui contenuti presenti in questa tipologia di immagini, e sulle implicazioni che essi hanno nel definire la nostra concezione d'identità fisica di una persona. È quest’ultima che viene decostruita dall'artista, attraverso la messa in discussione dei canoni astratti di bellezza, degli assunti culturali di genere, fino all’apparentemente innegabile realtà di cosa costituisce un corpo in termini geometrici.

Ancora, colpisce il carattere simbolico e gestuale delle foto di Sara Sandri, nata in Portogallo da genitori trasferitisi lì da Bolzano e attualmente residente a Londra, presentataci prontamente dall’efficiente addetta stampa Eleonora Giammanco. «Il progetto è iniziato per un interesse molto forte sulla scelta dei miei genitori di lasciare le montagne dell'Alto Adige per le spiaggie del Portogallo» - racconta - «Le ho inserite in un libro con disegni, poesie e riflessioni su questi luoghi, sul modo di parlare di mia madre, sul body language e la relazione madre-figlia e oceano-luna: mia madre ha tenuto tutto insieme, come fa un po' il mare».

Ci sarebbe anche da parlare degli aspetti tecnici del lavoro di questi artisti: la scelta dell'analogico, la materialità, il rapporto con i liquidi, le nuove possibilità del digitale, ma invitiamo i lettori ad approfondire personalmente fino a sabato 9 gennaio, ore 17, presso la Galleria Guardione, recentissimo spazio di cultura aperto a nuovi progetti e proprietari.