Vince Borrell, perde la democrazia

Articolo pubblicato il 21 luglio 2004
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Articolo pubblicato il 21 luglio 2004

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Il nuovo Parlamento Europeo ha scelto l’inciucio: il suo Presidente sarà il socialista Josep Borrell. E la catastrofe elettorale del 13 giugno? Acqua passata...

Un turno elettorale segnato dal più alto astensionismo nella storia dell'Unione e dall'elezione a Strasburgo di una consistente pattuglia di euroscettici, avrebbe dovuto suggerire alla politica europea una sola grande priorità: affermare il Parlamento europeo come luogo di dibattito, di scelte e di democrazia in un sistema istituzionale europeo sempre più eroso dalle logiche intergovernative e settoriali.

Spartizione del potere a porte chiuse

E invece si è deciso, come se il 13 giugno non fosse esistito, di non cambiare rotta. Josep Borrell sbarca in Europa dopo anni difficili per la sua carriera politica: una presenza di secondo piano nella Convenzione, gli scandali finanziari e le dimissioni dalla segreteria del PSOE, la fine dell'era Gonzales in Spagna. Il metodo, il significato e la portata dell'elezione di Josep Borrell alla presidenza della più grande assemblea rappresentativa transnazionale del mondo vanno nella direzione opposta a quella della democrazia europea.

In una campagna elettorale che non ha appassionato nessuno, popolari e socialisti sembravano vivere in due mondi diversi: divisi su tutto, hanno atteso la prima seduta del Parlamento per votare assieme. Un virtuosismo che - se ci fossero media europei - sarebbe difficile da spiegare agli elettori europei. E così anche le centinaia di nuovi parlamentari provenienti dalla nuova Europa hanno vissuto la loro prima esperienza politica europea assistendo alla ratifica da parte della plenaria di una decisione presa in privato, a porte chiuse e senza testimoni. 388 voti ci regalano un presidente socialista part-time che cederà la propria poltrona tra due anni e mezzo all'attuale presidente del gruppo popolare Hans Gert Pottering.

L’alternativa Geremek

L'unico elemento di pericolo per il controllo dei partiti sulla libertà dei parlamentari era costituito dallo scrutinion segreto. Ed oltre 80 europarlamentari socialisti e popolari hanno deciso, nel segreto dell'urna, di riprendersi la libertà, di votare per Bronislaw Geremek: candidato del gruppo Liberale europeo, simbolo della transizione democratica nei paesi della nuova Europa, tra i primissimi ad accogliere l'invito ad entrare nel futuro Consiglio Scientifico di cafè babel. I 208 voti dati a Geremek hanno superato i "clivage" tradizionali e le appartenenze partitiche: sono stati, nella giornata di ieri, il più significativo benvenuto all'esperienza, alla Storia ed alle sfide dell'Europa ex-comunista.

Si è persa un'occasione, martedì mattina, per distruggere l'Europa degli accordi tecnici e dei vuoti politici, della supremazia del partito politico sulla libertà del singolo deputato, del potere che vive e si esercita al di fuori delle sedi istituzionali e dei controlli mediatici. Si è persa una occasione per rispondere all'astensionismo ed alla disaffezione per la costruzione europea. Ci sono cinque anni, adesso, per riparare. Buon lavoro, presidente Borrell.