Villa Deliella: un paradosso siciliano. Da gioiello liberty a parcheggio

Articolo pubblicato il 29 novembre 2015
Articolo pubblicato il 29 novembre 2015

A cinquanta anni di distanza dalla demolizione di uno dei gioielli del liberty palermitano per far posto a un parcheggio, una coppia di giovani architetti si propone di ricostruirla con l'iniziativa "Ricostruiamo Villa Deliella". Cafèbabel Palermo li ha intervistati...  

Accade qualcosa di strano, a Palermo, alle regole della logica. Appena si avvicinano - forse per imbarazzo, forse per stanchezza - impazziscono, si confondono, affermano tutto e il contrario di tutto. Accade così che un’autostrada, anziché rettilinea, venga costruita piena di curve e che un aeroporto venga posto ai piedi di una montagna, diventando il più pericoloso d’Europa. Nel 90% dei casi tali meraviglie della logica si ergono su due piloni: mafia e soldi. Altrettanto spesso, l’arco che collega questi due piloni è la corruzione politica

Gli stessi ingredienti fanno parte della vicenda di Villa Deliella. Era il 1959: Palermo si trovava nel pieno di quello che sarà chiamato “il sacco di Palermo” che avrebbe soffocato la città e le sue periferie in una morsa di cemento. Negli anni successivi, fino al 1963, il consiglio comunale avrebbe concesso 4.205 licenze edilizie, 80% delle quali a soli cinque uomini. Principali attori di tutto questo furono due giovani democristiani: Salvo Lima e Vito Ciancimino, che in quegli anni si succedettero all’assessorato ai Lavori pubblici. La loro storia è nota: il primo venne ucciso a colpi di pistola a Mondello nel 1992, si dice perché incapace di tener fede alle promesse fatte a Cosa Nostra. Nello stesso anno ci fu la condanna definitiva a 8 anni per associazione mafiosa nei confronti di Ciancimino.  

Il 28 novembre, un sabato, vennero sottoposti al consiglio comunale i piani per demolire Villa Deliella, gioiello del Liberty palermitano. Fiore all’occhiello della Palermo dorata dei Florio, sorgeva sul lato orientale di Via libertà, al centro di piazza Francesco Crispi. I piani vennero approvati in gran fretta, e la demolizione venne completata entro il fine settimana. Ancora un mese e la villa avrebbe compiuto cinquant’anni, divenendo così bene protetto dalla legge (sì, ci permettiamo pure gli stereotipi dei polizieschi americani). Stranamente, nessuno degli abitanti degli eleganti palazzi adiacenti sembrò accorgersi della cosa: nessun rumore avvertito, neanche un po’ di tosse per il polverone alzatosi.  Oggi, al posto della villa, in un’area destinata dal piano regolatore ad attività museali, si trova un comunissimo parcheggio. Logico, no? 

Nasce quindi l’idea di due brillanti architetti, Giulia Argiroffi e Danilo Maniscalco, di ricostruire la Villa. L’idea ha già raccolto l’adesione di moltissimi intellettuali come Vittorio Sgarbi e Simonetta Agnello Hornby. Cafèbabel ha intervistato uno degli architetti: Giulia Argiroffi. 

cafébabel: Com'è nata l’iniziativa?

Io e Danilo abbiamo sentito la necessità urgente di risarcire un trauma troppo forte per la città. Mai sanato. Cosi dirompente che il nodo più importante della via Libertà, Piazza Croci, rimane del tutto irrisolto come se si volesse volutamente non guardarlo, far finta che non sia mai accaduto nulla li. E invece è accaduto un fatto gravissimo contro il Liberty, ritenuto allora - e non solo - kitsch, contro Ernesto Basile, mal tollerato da tanti accademici e docenti, contro la bellezza, contro il buon senso, contro la Legge, contro la nostra identità comune. Ci abbiamo pensato e ci siamo dedicati con spirito critico, mettendoci la faccia in una città alla deriva culturale.

cafébabel: Avete un'idea dei costi e in quali modi pensate di raccogliere i fondi necessari?

Abbiamo eseguito una stima sintetica che si aggira sui 5 milioni di euro. Ma occorre un progetto esecutivo per una stima corretta anche perché abbiamo immaginato la necessità, a nostro parere non più rinviabile, di rendere la Piazza interamente pedonale attraverso un giardino e spazi comuni collegati alla Villa da ricostruire. Pensiamo di raccogliere la cifra attraverso l’aiuto di fondi europei,  di sponsor privati e con il 5 ×1000 istituendo una onlus rigidamente a tema.

cafébabel: Fino a ora avete ricevuto una risposta positiva dall’amministrazione comunale?

Questo documento programmatico di indirizzo a firma di già oltre 200 intellettuali, ha proprio lo scopo di impegnare l'amministrazione comunale e regionale - soprattutto quelle future - a ricostruire la Villa Del Basile in chiave di ciò che amiamo definire "effetto Gaudì": ovvero turismo culturale e spazi comuni ed identitari in cui allestire in chiave - perché no -  contemporanea, il Museo del Liberty in cui ospitare finalmente la incredibilmente vasta mole di elaborati grafici, arredi, opere pittoriche e scultoree di quello che fu il più alto sistema culturale integrato locale. Si tratterebbe di "Gesamskunstwert": opera d'arte in tutto! 

cafébabelVi è chi, pur lodando l'iniziativa, si mostra scettico sulla ricostruzione di un edificio non più esistente. Cesare Brandi, ad esempio, sosteneva che una ricostruzione non potesse avere la stessa rilevanza storica di un originale. Come rispondete a dubbi del genere?

Brandi per noi Architetti è stato un po' il vaso di Pandora. Da studiare e rispettare senza alcun dubbio, ma per molti colleghi non è un testo a cui far riferimento ma un vero e proprio mantra. Per quanto concerne pittura e scultura rimane un caposaldo inderogabile, ma per quanto riguarda l'architettura, la sua datata teoria del restauro, possiede diversi limiti. L'architettura necessità di deroghe, come avvenuto in tutta Europa d'altronde. Con il Padiglione barcellonese di Mies Van de Rohe distrutto e ricostruito com’era e dov'era, col padiglione di Lecorbusier ricostruito addirittura in altro luogo e nazione. E ancora Dresda, Varsavia, Cracovia: ricostruite laddove l'orrore della guerra aveva attentato alla memoria di quelle città violentate dalla barbarie assoluta. Dobbiamo pensare in prospettiva, gettare le basi per il nostro locale "effetto Basile" che tra qualche anno potrà divenire per altre città un modello di sviluppo culturale identitario e sostenibile.  Sfidiamo chiunque ad affermare che l'attuale parcheggio, sia una situazione migliore della nostra vision culturale!