Vicini separati da un filo spinato

Articolo pubblicato il 14 marzo 2015
Articolo pubblicato il 14 marzo 2015

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Nulla di nuovo sotto il sole. L'Austria è a poche centinaia di metri da qui. 25 anni fa, questa era una zona proibita e gli abitanti di Jarovce, un quartiere-comune di Bratislava, capitale della Slovacchia, erano isolati dalla cittadina austriaca di Kittsee tramite un recinto di filo spinato, parte della famosa Cortina di ferro che per 40 anni ha diviso l'Oriente dall'Occidente.

“Solo i lavoratori agricoli potevano accedervi con un permesso speciale”, spiega la mia guida Viliam Karácsony. La sua casa si trova a circa 100 metri dal punto di inizio della zona di confine. Ricorda quella volta in cui, all'età di 7/8 anni, era in bicicletta con i suoi amici e senza saperlo varcarono il confine. Il risultato? I soldati li fermarono e li riportarono a casa dai genitori. “Riuscivo a vedere l'Austria ma ci ho messo piede solo a 17 anni” - dice Viliam - “i miei genitori, invece, hanno dovuto aspettare 40 anni per accedere allo stato vicino”. Solo durante la celebrazione annuale dell'Insurrezione Nazionale Slovacca nella caserma militare, tutti i residenti poterono varcare il confine.

Oscillamento dei confini nel tempo

La piccola città di Jarovce ha una storia alquanto tormentata. Ci troviamo qui con un uomo, Ján Wolf, di 90 anni, che ricorda vari momenti. Quando nacque, Jarovce apparteneva all'Ungheria; poi fu chiamata Horvatjarfalu; nel 1947, divenne parte della Cecoslovacchia; nel 1978, quando il partito comunista salì al potere, fu costruito il recinto. “Prima, andavamo in Austria regolarmente, avevamo un passaporto dalla validità annuale e potevamo varcare il confine tranquillamente” - racconta Jan Wolf. Inizialmente la recinzione non copriva tutta la zona di confine, cosa che alcuni residenti sfruttavano per scappare, soprattutto durante il lavoro nei campi. Uno di questi fuggitivi era il cognato di Jan Wolf, che poi si trasferì in Canada.

Chiedo se c'erano persone che sfidavano la sorte e tentavano di varcare il confine, e così i genitori di Viliam mi raccontano che i residenti sapevano che era quasi impossibile farlo:“C'erano, però, persone di altre regioni o altri paesi, come la Polonia, che venivano qui nella speranza di scappare in Occidente”. Non si sa come né cosa accadeva a quelli che non ce la facevano. Scavare dei tunnel a livello del recinto, come quelli a Berlino, era quasi impossibile e, anche se qualcuno ci riusciva, si rischiava comunque di sbucare in territorio cecoslovacco e molto probabilmente si finiva nelle mani delle guardie di confine.

Nonostante la tragicità di tutta la storia della cortina di ferro, ci sono anche dei racconti divertenti, come quello di un calzolaio della zona che riuscì a scappare in Austria ma che, con sorpresa generale, tornò una settimana dopo. Uscì fuori che in realtà non aveva intenzione di scappare ma che era ubriaco e in qualche modo era riuscito ad arrivare dall'altra parte. Purtroppo non ricordava come avesse fatto, quindi non poté condividere il suo “segreto” con gli altri.

Non salutate gli austriaci!

Anche Viliam senior (il padre) ha lavorato sotto la supervisione miliare. Per un periodo, fu impegnato nella foresta nella zona di confine. Persino a coloro che lavoravano nei campi era vietato interagire con gli agricoltori austriaci dall'altra parte. “Se li salutavi con la mano, i soldati ti minacciavano di non farti tornare lì mai più”, mi racconta Viliam Karacsony (il padre). Ján Wolf, che durante la sua vita ha assistito a vari stadi della rigorosità di difesa del confine, conferma che ogni tanto alcune persone, solitamente parenti, riuscivano a lanciare delle borse con degli oggetti al di là del recinto. Tuttavia, anche solo iniziare una conversazione era comunque rischioso.

Persino raggiungere Jarovce non era facile. Le guardie di confine fermavano pullman provenienti da Bratislava e controllavano i documenti di tutti i passeggeri. O bisognava avere residenza permanente a Jarovce o un permesso speciale per continuare il viaggio. “Eravamo scimmie in una gabbia. E tutto questo per cosa? Noi lo sapevamo bene com'era la vita lì e loro sapevano cosa accadeva qui. Tutto ciò non ha portato a niente di buono e quelli che volevano contrabbandare merce ci riuscivano comunque”, afferma Ján Wolf, riassumendo 40 anni di follia.

Jarovce, porta al paradiso occidentale

La vita delle persone che vivevano a Jarovce ha attraversato un enorme cambiamento alla fine del 1989. Con la Rivoluzione di Velluto, il regime comunista fu abbattuto in Cecoslovacchia; quella che sembrava essere una strada per il nulla divenne d'un colpo una porta al paradiso occidentale. Migliaia di persone desideravano vedere l'Austria. “Era pura follia. A stento potevamo mettere piede fuori dalla nostra casa. Il paesino era pieno di macchine che iniziavano ad arrivare alle 4 o alle 5 del mattino. Il primo mese di apertura dei confini fu terribile” dice Viliam Karácsony (il padre). Inizialmente, il varco non era aperto tutta la giornata, quindi la gente si affrettava per andare in Austria e poi tornare in tempo.

Durante il mio viaggio a Jarovce, non c'era molto traffico. Ultimamente, sembra che la maggior parte degli autisti preferisca l'autostrada di varco che fu poi costruita alla fine degli anni '90. Del recinto di filo spinato non è rimasto più niente. Quando io e Viliam junior (il figlio) siamo andati a fare una passeggiata al confine, tutto ciò che apparteneva ai vecchi tempi erano solo due case dove vivevano alcuni ufficiali militari e un paio di ex caserme. Le case erano state ristrutturate e sembravano delle normalissime case del paese, mentre le caserme erano del tutto abbandonate. Nessuna traccia dei ristoranti che c'erano qui, dal momento che quasi tutte le finestre erano state rotte dalla natura, ormai dominante. Tutto era ricoperto di erbaccia, monumento adeguato alla stupidità umana che ha diviso gli uomini per 40 anni.

Oltre la cortina: 25 anni di confini aperti

25 anni fa, la cortina di ferro fu abbattuta. 10 anni fa, 8 stati post-comunisti sono entrati a far parte dell'Unione Europea. Cosa sappiamo, dunque, dei nostri vicini oltre il confine? Connettiti a berlin[at]cafebabel.com e unisciti al nostro team di giornalisti!