Viaggio nell'Isola della street art

Articolo pubblicato il 15 giugno 2017
Articolo pubblicato il 15 giugno 2017

Rotte insolite, diverse, per esplorare la Sicilia. Sono le strade della street art, che danno un nuovo volto all'isola mettendo in comunicazione vecchie e nuove generazioni.

Le immagini di un uomo che rema su una barca ottenuta da un recipiente per i rifiuti, una testa antropomorfa le cui cicratici mimano le crepe dei muri, un bambino intrappolato in un fiasco. Un turista che sbarca all’aeroporto Falcone-Borsellino e percorre quel tratto di autostrada per raggiungere Palermo può scorgere dei murales che coprono gli scheletri urbani e le palazzine abusive che si affacciano sul lungomare di Carini. E' il progetto Welcome to Palermo – Vamos a La Playa,  con cui alcuni artisti siciliani e italiani hanno voluto riflettere sull’abusivismo. 

Se la street art è sempre più seguita a livello nazionale e internazionale, da alcuni anni la Sicilia è diventata un museo a cielo aperto da studiare, visitare e scoprire, come hanno fatto il semiologo Marco Mondino, la sociologa Luisa Tuttolomondo e l'architetto Mauro Filippi, autori di Street Art in Sicilia - Guida ai luoghi e alle opere, edito da Flaccovio, che cataloga 300 opere in oltre 30 città dell'Isola.

Nella Sicilia dell'arte urbana la mappa degli itinerari turistici viene deformata dalla street art, che rovescia le priorità dei viaggi tradizionali e ne riscrive la geografia.  Se Palermo, Catania e Messina restano centri rilevanti che ospitano writing, fotogiornalismo, land e pop art, mosaici, poster, stancil, tecniche miste e ibridazioni infinite, emergono anche nuovi capoluoghi artistici. Accade così che Licata e Favara diventano più importanti del capoluogo Agrigento.

«La street art va a intervenire in un centro storico spopolato già dagli anni Sessanta e Settanta, perché c’è stata una migrazione verso la città nuova» spiega Marco Mondino.

Una Sicilia da scoprire con uno sguardo nuovo, mettendo da parte le solite mete turistiche come Cefalù, Taormina per concentrarsi su  Salemi, Floridia, Castell’Umberto.

A Petrosino, nel trapanese, le opere firmate Collettivo FX e Dzia narrano l’identità di un luogo agreste, ricco di vigneti, litorali e bagli antichi, mentre a Gibellina, sempre ricettiva verso l’arte - perché dopo il terremoto l’arte è stata strumento per promuovere il territorio con opere di land art uniche in Europa, una su tutte il Cretto di Burri - «la street art s’insedia in un percorso già avviato nel tempo e continua a dialogare con le forme d’arte del passato, riattualizzandole», racconta Luisa Tuttolomondo, sociologa.

Marco Mondino, invece, precisa che «la street art può essere strumento di narrazione della memoria non solo di una città o di un luogo, ma anche di un artista. A Maregrosso, quartiere di Messina, la street art cita l’elefante, elemento tipico dell’arte di Giovanni Cammarata, outsider artist che dagli anni Sessanta agli anni Novanta ha contribuito a rivalutare questo quartiere».

Questa operazione avviene attraverso il rapporto con le immagini, ma anche nella relazione tra arte e territorio, scegliendo luoghi simbolo di determinati avvenimenti storici, sociali e politici. Relazione non sempre pacifica, che si è caricata di tensione politica a Niscemi, con artisti come Blu che hanno appoggiato i comitati No Muos. In questo caso l’arte ha assunto un ruolo sociale e politico, facendosi provocatoria e invettiva, richiamando quell’enfasi ideologica che negli anni Venti e Trenta diede la luce ai primi murales in Messico, con artisti come Huerta e Orozco, che sostenevano un'idea di arte collettiva, raccontando episodi di denuncia sociale attraverso colori sgargianti e forme espressioniste.

Nella Sicilia Sud Orientale, invece, la street art è stata coltivata attraverso importanti manifestazioni. Marco Mondino fa il punto: «In molte città la street art è arrivata attraverso i festival internazionali, a Ragusa c’è un festival di muralismo di respiro internazionale, Festiwall, con opere monumentali che dominano intere facciate di palazzine. La valenza è fortemente turistica, creando un percorso museale all’interno della città. A Giardini Naxos c’è stato uno dei primi festival di street artist, anche se il primo in assoluto, quello dei pionieri della street art siciliana è quello di Campofelice di Roccella, nel palermitano».

E torniamo allora a Palermo, nel quartiere popolare di Borgo Vecchio. Qui, Mauro Filippi, project manager del laboratorio di design Push ha ospitato con Per Esempio Onlus l’artista Ema Jons che, con l'aiuto di alcuni bambini del quartiere, ha creato un museo a cielo aperto intriso di colori, forme e personaggi che aumentano il senso di appartenenza al territorio.

Ma a Palermo la street è anche il dialogo con la tradizione e i simboli della città alla Vucciria, il melting pot di Ballarò, i riferimenti alla mafia e all’abusivismo allo Zen, i tratti più fiabeschi ai Cantieri Culturali alla Zisa.

Stratificazione in atto anche a Catania, con le opere del waterfront che sono le prime in assoluto in Sicilia, e quello a San Berillo, quartiere storico che negli ultimi anni ha sofferto il degrado urbano e la criminalità e che è stato rammendato dagli street artist, che hanno dipinto sulle porte murate del quartiere.

«L’arte urbana è arrivata in Sicilia intercettando un bisogno dei territori che cercano di valorizzarsi. Lo fa coinvolgendo le persone, agganciandosi alla specificità dei luoghi, oppure a livello tematico, ripercorrendo le tradizioni, come il Genio e Santa Rosalia a Palermo e il Liotru a Catania, con artisti che giocano con i simboli della città», dice Luisa Tuttolomondo.