Viaggiare nel tempo all'ARoS

Articolo pubblicato il 29 aprile 2016
Articolo pubblicato il 29 aprile 2016

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La mostra “Monet: Lost in Translation”, con uno sguardo unico, riporta indietro nel tempo i suoi visitatori alla Francia del diciannovesimo secolo. 

“Da scandalo ad arte mondiale!” è il titolo della copia del Paris Journal che ti viene consegnata all'ingresso della mostra. Il quotidiano vintage è pieno di immagini, storie e perfino pubblicità di oltre un secolo fa. Ti ritrovi accanto a una vecchia colonna pubblicitaria, mentre leggi della costruzione di ferrovie, della guerra franco-prussiana, della torre Eiffel e di - argh! - "Émile Zola condannato al carcere".

Eccoci qui: nella Parigi degli anni Settanta dell'Ottocento. 

Su una parete della seconda stanza viene proiettato un video, in modalità looping, di una stazione ferroviaria. Siamo su una banchina e osserviamo le persone che scendono dal treno. È questo treno, la nuova ferrovia, quello che ci porterà fuori Parigi a Le Havre. Durante la visita alla stanza 3 ammiriamo dalla nostra carrozza il paesaggio (dipinto) che sfreccia davanti a noi.

Le Havre è la città dove Claude Monet entrò nella scuola secondaria di belle arti nel 1851. È qui che il suo maestro, il pittore paesaggistico francese Eugène Boudin, gli parlò della nuova tecnica “en plain air”. Da questo momento Monet avrebbe trascorso la sua vita cercando di dipingere la natura all'aperto così come lui la vedeva attraverso i suoi occhi: 

“Per me un paesaggio non esiste di per se stesso, perché il suo aspetto cambia in ogni momento; ma ciò che lo circonda? Dàgli vita: l'aria e la luce, che mutano in continuazione...”

Monet  (1891)

Da Le Havre seguiamo i passi di Monet a Vétheuil, Londra e Giverny, le città dove visse e che sono dipinte nelle sue opere a testimonianza della sua vita e del suo lavoro. 

Accanto a quelli di Monet, la mostra presenta anche dipinti di altri impressionisti: Corot, Courbet, Diaz de la Pena, Rousseau, Boudin, Pissaro, Degas, Sisley, Morisot, Guillaumin, Renoir e Gauguin.

Monet non era il solo ad avere la percezione che una precisa ed esatta riproduzione di un paesaggio su tela fosse antiquata. Insieme ai suoi amici, maestri e colleghi costituì “La société anonyme d’Artistes Indépendants” (Società anonima degli artisti pittori, scultori e incisori) che sfidava la tradizione accademica del dipinto dettagliato.

Considerata scandalosa all'interno dell'elite accademica, l'opera degli Impressionisti salvò in realtà l'arte della pittura: con l'invenzione della fotografia, l'esatta descrizione visuale degli artisti non era più richiesta. Al contrario, per poter sopravvivere era necessaria una rinascita. 

Quindi, mentre un'invenzione tecnologica, la fotocamera, introdusse il declino della pittura dettagliata, una seconda invenzione, la ferrovia, diede origine alla tecnica impressionista. Permetteva agli artisti di raggiungere numerosi posti più velocemente, esplorando così il mondo e ottenendo una prospettiva più ampia. 

Deve essere sembrato un sogno: vedere le diverse sfumature della luce del sole in tutti quei luoghi diversi per la prima volta. Ecco come possiamo vedere il mondo mentre passeggiamo per la mostra ARoS: strade, spiagge, feste, studi, fiumi, campi, paesini, città -  ma soprattutto ninfee - tutto visto per la primissima volta. Ogni dipinto cattura l'impressione di un preciso momento attraverso un solo paio di occhi. In qualche modo è la maniera più personale di esplorare il passato: tutti i quadri parlano per sé e per la personalità dell'artista. 

Quando ci si avvicina all'ultima stanza alla fine della mostra, è il momento di svegliarsi. Si tratta dello studio di un dentista, che ricorda il ruolo che l'arte di Monet gioca nei tempi moderni: esso è esposto in un pratico calendario appeso alla parete della sala d'attesa - parte di una cultura tradizionale. Poiché l'opera degli artisti impressionisti può essere trovata a livello mondiale nelle gallerie nazionali all'interno di grandi mostre e in contesti differenti, il loro significato effettivo in qualche modo è "lost in translation", perso nella traduzione.

Di conseguenza la fondazione dell'Impressionismo è profondamente connessa alla prima era dell'industrializzazione e dell'innovazione tecnologica. È  questo il punto che la mostra “Monet: Lost in Translation” enfatizza: negli anni Settanta dell'Ottocento l'Impressionismo era una rivoluzione e in questo modo lo si deve affrontare.

L'articolo originale in inglese lo trovi anche qui: jutlandstation.dk.