Via del Celso, quel muro che unisce Palermo e l’Iran

Articolo pubblicato il 23 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 23 febbraio 2016

Cosa hanno in comune Palermo e Mashhad? Un muro di gentilezza che le unisce nello spirito. Siamo andati a curiosare nel cuore di Palermo, nei pressi della moschea, dove ignoti hanno apposto un cartello, provando a regalare una gioia a chi non se l'aspetta.

Prendi quello che serve, oppure regala agli altri un oggetto di cui non hai bisogno, adagiandolo accanto al muro. Può la struttura di cemento, simbolo di divisione per eccellenza, diventare uno strumento di solidarietà? Viviamo in un'epoca in cui si costruiscono muri per paura dello straniero: per "arginare" i migranti, oppure per dividere la Palestina da Israele o ancora per fermare i messicani, come propone il candidato repubblicano Donald Trump in campagna elettorale. Ma a Mashhad, metropoli iraniana, hanno dimostrato che un muro può fare la differenza. Si chiama Wall of kindness, in italiano “Muro della gentilezza” ed è un esperimento di condivisione lanciato da alcuni cittadini iraniani. Un po’ di pittura ed una scritta che incita a lasciare ai piedi del muro o attaccato ad un filo ciò che non serve, cosicché chi ne ha bisogno ne faccia buon uso. Chi vuole può lasciare ciò che ai suoi occhi è uno scarto e che invece risulta un bene utile con la lente di altri, magari in ristrettezze economiche. Il muro che vuole diffondere la cultura del riuso e della compassione si è presto diffuso in Iran arrivando fino a Teheran. Grazie ai social, l’idea ha fatto il giro del mondo ed è arrivata anche a Palermo.

Qui, gli autori del gesto generoso hanno scelto via del Celso, a due passi da quella moschea frequentata da stranieri, ma anche da chi palermitano e siciliano lo è ormai di adozione. Nel cammino che dal centro, costellato da negozi con le grandi firme, porta in via del Celso sono messe in mostra tutte le contraddizioni del centro storico, ma anche della stessa città. Da via Ruggero Settimo, si imbocca via Maqueda ormai stabilmente pedonale e, una volta superata la Facoltà di Scienze Politiche, si superano vie popolari come via Bandiera e via Candelai.

«Lasciate ciò di cui non avete bisogno perchè altri possano goderne»

Tra le vie laterali e via Maqueda si scatena il contrasto tra la volontà di ripartire delle attività commerciali appena aperte e quelle viuzze che al cambiamento si oppongono con forza. Finalmente si arriva in via del Celso, buia e misteriosa tra antiche tipografie abbandonate ed edifici in restauro. Il percorso si illumina solamente passando dalla moschea sunnita tunisina, proprio di fronte al laicissimo e luccicante edificio Benetton. Pochi metri ancora e si arriva al muro, situato accanto ad un'antica arena abbandonata. Non vi è molto, solo una veste bianca, un cuscino ed una scritta gentile: “Prendete se vi servono, lasciate ciò di cui non avete bisogno perché altri possano goderne”. Nessuna firma, solo un hashtag, segno dei tempi. Le buone azioni d’altronde non si fanno per meri personalismi, altrimenti perderebbero tutto il proprio valore.