Vesela Kazakova, talento e semplicità

Articolo pubblicato il 06 maggio 2006
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Articolo pubblicato il 06 maggio 2006

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L’attrice bulgara Vesela Kazakova sta vivendo una vera e propria scalata verso il successo. Sulle scene teatrali dall’età di quattro anni. A ventotto ha già partecipato a numerose produzioni cinematografiche europee.

Insignita del premio Silver Gorge come migliore attrice al Festival del cinema di Mosca, la star americana Daryl Hannah l’ha definita così nel suo discorso di congratulazioni: «questa ragazza mi ha commosso fino alle lacrime, con la sua bellezza e la passione che riesce a risvegliare».

Come non emozionarsi alla sola idea di incontrarla? La Berlinale, che la vede impegnata, è in pieno svolgimento. Ma l’attrice arriva puntualissima all’incontro: un metro e settanta, fisico slanciato, una maglietta chiara attillata ed un paio di jeans. Il mio sguardo non può che rimanere involontariamente attratto dallo splendore dei suoi occhi scuri. Il suo sorriso riscalda il cuore. Nessuna aria da superdiva, nessuna formalità: Vesela si mostra nella sua semplicità. E il suo nome non potrebbe essere più azzeccato: Vesela, in bulgaro, significa “simpatica, gioiosa”.

L’eredità materna

Nella giornata di ieri Vesela si è procurata all’ultimo minuto un nuovo abito per la sua entrata in scena a Berlino. La sera precedente era sul palco, a Sofia, per una rappresentazione teatrale di Hambara. «Non mi ricordo più quand’è stata l’ultima volta che ho dormito come si deve!» ci confessa la giovane artista. In Bulgaria è impegnata sulle scene del teatro alternativo, scrive sceneggiature e compone musica per il teatro. Calca le scene dall’età di quattro anni. Da piccola recitava assieme alla sorella gemella Bilyana nel gruppo di teatro d’infanzia Campanellino. L’amore per il teatro lo deve a sua madre Snezhina. Vesela ha in seguito studiato all’Accademia teatrale di Sofia ed era in classe con Stefan Danailov, attuale Ministro della Cultura della Bulgaria.

Sorseggia un tè. Ha abbandonato il tanto amato caffè e le sue sigarette, dal momento che deve seguire una particolare programma alimentare. Infatti per poter interpretare il ruolo di una “callgirl” dell’élite ungherese nel film Prima primavera, Vesela dovrà prendere dieci chili. Finora è riuscita a prenderne due. «In ogni ruolo do tutta me stessa. E questa volta devo solo diventare un po’ più rotondetta».

Il debutto di una carriera… da un volantino

Dopo la Berlinale Vesela vuole imparare la sua parte per il film in ungherese. Una bella sfida dal momento che lei non parla una parola di ungherese, lingua affascinante, ma complessa. In estate cominciano le riprese. Vesela pensa con entusiasmo al suo soggiorno a Budapest. Adora tutti i Paesi europei, ma l’Italia resta la sua meta preferita, che lei definisce “cool”, per la bellezza straordinaria della natura. E naturalmente per la “dolce vita” italiana. «Sono felice che la Bulgaria entrerà nell’Ue».

A Berlino Vesela ci è venuta da sola. In Bulgaria non ha nessun agente per motivi economici, come la maggior parte degli attori nel suo Paese. La conseguenza? Gli attori bulgari vengono a conoscenza di selezioni di casting spesso per puro caso. Molte volte grazie ad annunci affissi all’entrata dell’Accademia di teatro a Sofia, ci racconta. La mancanza di una rete informativa nel settore dello spettacolo aumenta le chance dei candidati che contano su buone conoscenze e che vengono a sapere dei casting per tempo, ci dice Vesela adirata.

In seguito ad uno di questi casting a Sofia, e dopo aver sbaragliato ben trecento candidate, Vezela ha avuto una parte per il film Otkradnati Otschi, (“Occhi rubati”, n.d.T.), ruolo per il quale è stata insignita del premio Silver George. Il film racconta un episodio buio della storia bulgara. Nel 1986 la minoranza turca in Bulgaria fu obbligata a cambiare il proprio nome in bulgaro. Ayten, figura interpretata da Vesela Kazakova, perde il figlio e si innamora del soldato responsabile della sua morte. Questa coproduzione bulgaro-turca racconta una storia d’amore fuori dagli schemi e di grande coraggio, che con un happy end cerca di sanare le ferite ancora aperte della storia bulgara.

E chi l’ha visto, potrà allora capire le parole di Darryl Hannah.