Vertice Ue-Russia, la guerra calda del gas

Articolo pubblicato il 25 maggio 2006
Articolo pubblicato il 25 maggio 2006

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Mente il vertice Ue-Russia si avvia alla fase più delicata si moltiplicano i punti all’ordine del giorno. Ma i timori dell’Ue relativi al rifornimento di energia dalla Russia minacciano di oscurare tutte le altre questioni.

Il 2006 è un anno chiave per il futuro dei rapporti tra Ue e Russia. In primo luogo quest’anno l’Ue dovrà adottare un nuovo accordo a lungo termine con la Russia, dal momento che il precedente quadro strategico – il Country Strategy Paper 2002-06 – necessita di urgenti aggiornamenti.

Il secondo motivo riguarda il Partnership e Cooperation Agreement (Pca): il primo documento, che sancisce le relazioni tra Ue e Russia, scadrà l’anno prossimo ed al summit di Sochi le due parti daranno il via ai lavori di rinnovo dell’accordo. Questo accordo definirà il quadro di riferimento entro il quale si svolgeranno le future negoziazioni.

Verso un futuro comune?

Inoltre sembra che quest’anno le due parti siano finalmente giunte ad un compromesso sulle facilitazioni per l’ingresso e la riammissione degli immigrati illegali. Questioni molto spinose che per diversi anni hanno creato problemi duranti i vertici passati.

Sochi dovrebbe rappresentare il luogo di definitiva risoluzione di entrambe le questioni. Ma contrariamente all’agenda ufficiale, quella ufficiosa è complessa e più impegnativa. Ci sono infatti parecchi punti che minacciano il futuro delle relazioni tra Unione europea e Russia.

Correva l’anno 1939…

La sicurezza energetica in primo piano. Infatti il vertice di Sochi rappresenterà l’anticamera dell’incontro del G8 che sarà interamente dedicato ai problemi energetici. Tra i vari membri del G8 proprio i Paesi europei sono maggiormente interessati al rifornimento di energia dalla Russia. È probabile quindi che L’Unione Europea sfrutti il vertice di Sochi per saggiare il terreno e capire che cosa sia possibile ottenere.

L’ostacolo maggiore per un dialogo costruttivo è costituito dal fatto che alcuni Paesi – tra i quali la Germania – preferiscono negoziare direttamente con Mosca, aggirando così l’Unione europea.

Rispetto a questo punto all’interno dell’Ue non c’è consenso. Mentre l’intera questione rimanda alla spaccatura tra la Vecchia e la Nuova Europa, soprattutto dopo le dichiarazioni del Ministro della Difesa polacco Radek Sikorski che ha paragonato il gasdotto russo-tedesco al patto Ribbentrop-Molotov del 1939. Il gasdotto nordeuropeo nasce da un progetto di cooperazione tra la russa Gazprom e le tedesche E.On e Basf per fornire il gas direttamente alla Germania passando attraverso il Mar Baltico. L’affaire irrita non poco la Polonia ed i Paesi Baltici – coinvolti dal passaggio del gasdotto – che non sono stati consultati sull’argomento e rischiano di subire perdite economiche.

Un caso aperto o chiuso?

Un altro punto di acceso dibattito è il tentativo di Gazprom di lanciare offerte per l’assorbimento di compagnie energetiche europee. Le proteste relative ad un potenziale assorbimento di Centrica, compagnia che detiene un’importante fetta del mercato energetico inglese, da parte di Gazprom, hanno addirittura spinto Vladimir Putin a minacciare una ridestinazione del gas europeo in favore dell’Asia.

La risposta di Tony Blair è stata molto moderata e non ha escluso la possibilità di questo assorbimento. Nel frattempo Gazprom è diventata la terza società al mondo grazie alla capitalizzazione del mercato e Centrica non sembra essere l’ultima vittima di questa smania di acquisizioni. Quale sarà la risposta degli altri Paesi europei? Alla luce delle recenti ondate di protezionismo che stanno investendo il Continente i pronostici non sono affatto favorevoli.

Due sono le opzioni: bloccare i tentativi di Gazprom o richiedere un uguale accesso al gas russo da parte delle compagnie europee. Non ci sono dubbi che la seconda sia la migliore, in quanto non crea un confronto con la Russia e potrebbe incontrare il favore delle imprese europee. Per giungere a questo compromesso l’Unione europea dovrebbe convincere la Russia a ratificare l’Energy Charter Treaty, sottoscritto nel 1994. Questo trattato prevede una maggiore liberalizzazione del settore energetico russo ed include una serie di misure come la de-monopolizzazione e l’apertura del mercato alle compagnie straniere. Il Cremlino ha però più volte comunicato che al fine di assicurare la stabilità dei rifornimenti energetici russi, la strada da seguire è quella del monopolio. L’Unione europea ha poco spazio di manovra e la mancata ratifica del trattato da parte della Russia lascerebbe il mercato europeo alla mercè delle Opa delle società russe.

Compagni prepotenti

Un’altra questione che l’Unione Europea ha intenzione di sollevare è quella di assicurarsi che la Russia non utilizzi l’energia per fare pressione sui propri vicini. Infatti lo scorso gennaio Mosca ha tagliato la fornitura di gas all’Ucraina, azione che ha provocato scarsità di gas in molti Paesi europei. Potrebbe accadere di nuovo, e molto presto, sia in Ucraina che in Bielorussia. L’Unione europea ha scarso potere decisionale e sempre meno argomenti per evitare che la Russia aumenti il prezzo dell’energia per i suoi vicini.

E poi c’è una lunga serie di questioni sulle quali Russia ed Unione Europa non si trovano d’accordo. Le misure da intraprendere nei confronti dell’Iran, di Hamas e del dittatore bielorusso Alexander Lukashenko, nonché le modalità per accelerare il processo di annessione della Russia nel Wto, sono punti che potrebbero non essere previsti nell’agenda del vertice. Ma anche se lo fossero le preoccupazioni dell’Unione europea rispetto all’energia sarebbero tali da portare l’attenzione sulle più delicate questioni legate al monopolio energetico della Russia.