Verso un'europa tedesca.

Articolo pubblicato il 18 agosto 2013
Articolo pubblicato il 18 agosto 2013

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Il sociologo Ulrick Beck analizza i cambiamenti politici avvenuti negli ultimi anni e le responsabilità di una Germania sempre più dominante all’interno dell’Unione Europea.

Quali sono le con­se­guen­ze e ri­schi de­ri­van­ti dal­l’at­tua­le crisi del vec­chio con­ti­nen­te? Chi si ac­col­le­rà le re­spon­sa­bi­li­tà nel caso in cui il sogno eu­ro­peo fal­li­sca? Me­glio par­la­re di una Ger­ma­nia eu­ro­pea o di un’Eu­ro­pa te­de­sca? Il so­cio­lo­go Ul­rick Beck s’in­ter­ro­ga sul fu­tu­ro degli Eu­ro­pei, de­scri­ven­do la si­tua­zio­ne at­tua­le del con­ti­nen­te at­tra­ver­so un breve sag­gio po­li­ti­co dal ti­to­lo ag­ghiac­cian­te ma ef­fet­ti­vo. Eu­ro­pa te­de­sca: la nuova geo­gra­fia del po­te­re.

Il so­cio­lo­go te­de­sco, già pro­fes­so­re del­l’U­ni­ver­si­tà di Mo­na­co e della London School of Eco­no­mics (LSE), ana­liz­za la si­tua­zio­ne odier­na del­l’Eu­ro­pa an­dan­do oltre una fred­da ana­li­si eco­no­mi­ca, e for­ni­sce un’at­ten­ta ana­li­si sulle im­pli­ca­zio­ni della crisi eco­no­mi­ca a li­vel­lo so­cia­le e po­li­ti­co, sulla for­ma­zio­ne (o fran­tu­ma­zio­ne) di un’i­den­ti­tà eu­ro­pea.

Beck ap­pli­ca al­cu­ne idee già da tempo svi­lup­pa­te nella sua teo­ria di so­cie­tà del ri­schio per de­scri­ve­re lo stato di in­cer­tez­za e in­si­cu­rez­za nei con­fron­ti del fu­tu­ro che la crisi, come en­ti­tà im­pal­pa­bi­le e on­ni­pre­sen­te, ha crea­to tra gli eu­ro­pei. Con­tem­po­ra­nea­men­te, se­con­do Beck, la crisi del­l’Eu­ro-zo­na ha fi­nal­men­te fatto ca­pi­re ai cit­ta­di­ni dei sin­go­li stati che già da tempo esi­ste, non più solo eco­no­mi­ca­men­te, una strut­tu­ra po­li­ti­ca più de­ter­mi­nan­te dei par­la­men­ti na­zio­na­li: chia­ma­si Eu­ro­pa.

Il libro pre­sen­ta una vi­sio­ne al­quan­to ne­ga­ti­va ri­guar­do a un even­tua­le fal­li­men­to del­l’U­nio­ne Eu­ro­pea, cui se­gui­reb­be non solo una crisi fi­nan­zia­ria in scala mon­dia­le, ma so­prat­tut­to ri­tor­sio­ni po­li­ti­che e so­cia­li vio­len­te e dif­fi­ci­li da cal­co­la­re. La Ger­ma­nia ha oggi, come prima po­ten­za eco­no­mi­ca del­l’U­nio­ne (quin­di po­li­ti­ca) re­spon­sa­bi­li­tà molto alte in un pe­rio­do di tran­si­zio­ne de­li­ca­tis­si­mo.

L’au­to­re evi­den­zia l’in­com­ple­tez­za strut­tu­ra­le di un’u­nio­ne po­li­ti­ca e so­cia­le del­l’UE, che si ma­ni­fe­sta so­prat­tut­to nella men­ta­li­tà dei primi mi­ni­stri e can­cel­lie­ri an­co­ra trop­po pre­oc­cu­pa­ti a sod­di­sfa­re i pro­pri elet­to­ri nei sin­go­li stati mem­bri piut­to­sto che pren­de­re de­ci­sio­ni in un’ot­ti­ca Eu­ro­pea.

In una tale si­tua­zio­ne, la ten­ten­nan­te po­si­zio­ne di An­ge­la Mer­kel, lea­der Eu­ro­pea non elet­ta, è de­scrit­ta da Beck come un ria­dat­ta­men­to delle teo­rie di Nic­co­lò Mac­chia­vel­li, ri­sul­ta­ta dalla com­bi­na­zio­ne di for­tu­na e virtù “Mer­kia­vel­lia­na”. L’e­le­men­to di for­tu­na, in que­sto caso, è il ri­sul­ta­to della crisi eco­no­mi­ca che ha por­ta­to la Ger­ma­nia a es­se­re il più gran­de cre­di­to­re dei paesi me­ri­dio­na­li. Tra l’es­se­re amata o te­mu­ta, Mer­kel ha tro­va­to nella strut­tu­ra del­l’UE una po­si­zio­ne che su­pe­ra il pa­ra­dos­so Mac­chia­vel­li­co: es­se­re amata dai suoi elet­to­ri te­de­schi per la sua ri­lut­tan­te bontà, e te­mu­ta dagli stati cre­di­to­ri sal­va­ti dai con­tri­buen­ti te­de­schi.

La di­vi­sio­ne che l’eu­ro-cri­si sta crean­do tra il nord e il sud del­l’Eu­ro­pa è, na­tu­ral­men­te, parte della ri­fles­sio­ne so­cio­lo­gi­ca di Beck. I paesi cre­di­to­ri del nord, Ger­ma­nia in pri­mis, a con­fron­to con i de­bi­to­ri del sud, sem­bra­no de­si­gna­re due sce­na­ri con­trap­po­sti: nel mi­glio­re dei casi un’u­nio­ne fe­de­ra­li­sta po­st-na­zio­na­le, for­ti­fi­ca­ta e fon­da­ta su un “patto” so­cia­le tra i paesi mem­bri; nel peg­gio­re dei casi uno spac­ca­men­to nord/sud an­co­ra più mar­ca­to dando vita a una forma di “neo-co­lo­nia­li­smo”, e a un Eu­ro­pa a due ve­lo­ci­tà.

Rie­vo­can­do Rus­seou, Beck pa­ra­go­na la si­tua­zio­ne odier­na a l’état de na­tu­re dal quale i cit­ta­di­ni eu­ro­pei, at­tra­ver­so un  nuovo “con­trat­to so­cia­le”, hanno la pos­si­bi­li­tà di sco­pri­re un’i­den­ti­tà fi­nal­men­te co­mu­ni­ta­ria, sor­pas­san­do i no­stri sen­ti­men­ti na­zio­na­li­sti. Una so­cie­tà po­st-na­zio­na­le che con­si­ste in un’u­nio­ne tra sta­ti-na­zio­ne, man­te­nen­do co­mun­que le in­nu­me­re­vo­li dif­fe­ren­ze lin­gui­sti­che e cul­tu­ra­li del vec­chio con­ti­nen­te. Per molti eu­ro­pei, spe­cial­men­te gio­va­ni, il modo di per­ce­pi­re l’Eu­ro­pa è ormai cam­bia­to ri­spet­to alle pas­sa­te ge­ne­ra­zio­ni. Per que­sto, se­con­do Beck, la ‘po­ro­si­tà’ dei con­fi­ni na­zio­na­li, la mo­bi­li­tà oriz­zon­ta­le della nuova so­cie­tà eu­ro­pea, è un chia­ro se­gna­le che un’Eu­ro­pa più unita e forte por­te­rà più li­ber­tà per tutti i suoi cit­ta­di­ni.

Beck con­cor­da in­fi­ne con Jur­gen Ha­ber­mas che per usci­re dal­l’at­tua­le si­ste­ma che vede una Ger­ma­nia cre­di­tri­ce e po­li­ti­ca­men­te sem­pre più in­fluen­te, è ne­ces­sa­ria una forza “dal basso”, dalla so­cie­tà ci­vi­le, da un nuovo sen­ti­men­to eu­ro­peo. Que­sta forza “bot­tom-up” verso le elite po­li­ti­che, in­sie­me a un’i­dea di po­st-na­zio­na­li­smo co­mu­ni­ta­rio, sono per Beck e per molti altri in­tel­let­tua­li eu­ro­pei le mo­ti­va­zio­ni oggi ne­ces­sa­rie per so­sti­tui­re l’at­tua­le si­ste­ma in crisi e la­sciar spa­zio a una nuova fase per l’Eu­ro­pa, più egua­le at­tra­ver­so una nuova co­scien­za di sé e delle sue dif­fe­ren­ze. L’al­ter­na­ti­va, l’at­tua­le sta­tus quo, sa­reb­be un’in­ten­si­fi­ca­zio­ne dei ruoli e dei po­te­ri già oggi vi­si­bi­li, ossia un’Eu­ro­pa te­de­sca.