Verso un Patto europeo sull’immigrazione

Articolo pubblicato il 14 maggio 2008
Articolo pubblicato il 14 maggio 2008
L’Europa ha visto diminuire le richieste di asilo: da 424.000 domande nel 2000, a 192.000 nel 2006. Ne abbiamo parlato con Pierre Henry, direttore dell’Ong Francia Terra d'Asilo.

La Francia, che il 1° luglio, inizierà il suo turno di Presidenza dell’Ue, ha annunciato di volersi impegnare per ottenere un accordo sull’immigrazione. Intanto, nel mese di maggio 2008, il Parlamento e il Consiglio dell’Ue hanno raggiunto un accordo che porta a 18 mesi il periodo massimo di detenzione degli immigrati irregolari prima del rimpatrio nel Paese d’origine, una misura che può scoraggiare i richiedenti asilo.

Ne parliamo con Pierre Henry, Direttore, dal 1997, di France Terre d'Asile (Francia Terra d'Asilo) organizzazione che si occupa della vigilanza dell’applicazione del diritto d’asilo.

«La paura dell’immigrazione? Numero, insicurezza e Islam»

L’Europa ha registrato una diminuzione abbastanza importante del numero dei rifugiati: si è passati da 424.000 domande di asilo nel 2000, a 192.000 nel 2006. «Ciononostante il numero di conflitti nel mondo non è diminuito», evidenzia Henry. «Ovviamente c’è stato un irrigidimento in Europa in coincidenza con gli attentati dell’11 settembre: la legislazione si è indurita a causa delle preoccupazioni in materia di sicurezza», risponde criticando il suo Paese, la Francia, nel 2006 ha ricevuto il 40% di richieste d’asilo in meno rispetto al 2005, passando al secondo posto in Europa per numero di domande ricevute.

Guarda con preoccupazione la «strumentalizzazione che la società europea fa dell’immigrazione», dirigendo il sentimento di paura su tre elementi: «il numero, l’insicurezza e l’Islam». E l’immigrazione è stata, effettivamente, al centro di due importanti campagne elettorali – quella spagnola e quella italiana – dove, specialmente in Italia, la destra ha fatto della lotta all’immigrazione una bandiera, o come in Spagna, dove il Partito Popolare ha chiesto, per gli stranieri, un test di adattamento culturale. «Ricordo che nel 1990/91, quando in Germania aumentò il numero di rifugiati dai Balcani, si verificò anche lì un’importante rigurgito di xenofobia».

Allievi buoni e cattivi?

Dovendo guardare in generale all’Europa, mi pare evidente che «Polonia e Grecia non hanno particolari politiche di accoglienza ma, nonostante ciò, non mi piace fare una classifica semplicista dei Paesi europei», evidenzia Henry, consapevole del fatto che in Grecia è aumentato il numero di domande d’asilo (+35% nel 2006).

«Ci sono sempre meno domande nei Paesi della “vecchia Europa”, che si fanno scudo della Convenzione di Dublino (che stabilisce che il richiedente presenti domanda d’asilo nel primo Paese nel quale è entrato, ndr) e inviano quindi i loro rifugiati ai Paesi periferici dell’Ue, nei quali sono “sbarcati”, che spesso hanno meno meno mezzi, tradizione e forse minore volontà di accoglienza. Henry conclude dicendo che secondo lui, «gli “alunni cattivi” sono quelli che hanno una visione liberale e indebolita dell’Europa».

Detto questo, i dati parlano chiaro: l’Inghilterra è il Paese che ha accolto il maggior numero di rifugiati nel 2006, seguito da Francia e Svezia. Cipro, con sei domande ogni 1000 abitanti, batte il record, allontanandosi dallo 0,4 della media europea, secondo Eurostat. L’Italia è a 0,35 domande ogni 1000 abitanti, mentre la Spagna, con 0,1 sembra non essere all’altezza.

Un problema globale

«Alcuni Governi europei hanno fatto dell’immigrazione un dibattito di politica interna, senza rendersi conto che la globalizzazione ha reso il problema mondiale e non nazionale», riprende Henry. «Mi piacerebbe pensare ad una politica comune in materia di immigrazione, ma temo che non lo si faccia con un denominatore comune. Il processo di comunitarizzazione non deve essere un procedimento burocratico della Commissione, destinato poi a scontrarsi con gli egoismi nazionali, ma dovrebbe includere organizzazioni come la nostra, affinché il processo si radichi nella società civile. Nel 2003 l’Ue era arrivata a un accordo per finanziare Frontex, il programma di vigilanza pubblica delle frontiere. Perché non fare lo stesso con l’accoglienza alle frontiere?»

È il turno di Sarkozy

Henry ha pensato di presentare le sue proposte al Presidente francese Nicolas Sarkozy? «Il 12 e il 13 giugno si terrà a Parigi un incontro internazionale per discutere del Patto Europeo sull’immigrazione proposto da Sarkozy», ci annuncia. «Per il momento la Francia vuole respingere il principio di regolarizzazione di massa. Questo, per quanto mi riguarda, non è il problema principale, quello che davvero conta è il criterio con il quale si regolarizza. E prendere in considerazione il lavoro mi sembra corretto».

Ecco perché non lo scandalizza la Carta Blu dell’ex-commissario degli Affari Interni Franco Frattini.

Gli immigrati trattati peggio? Senza dubbio gli iracheni: «I rifugiati iracheni nel mondo sono due milioni, e in Europa ce ne sono solo 40.000», conferma. Nemmeno i gitani se la passano bene, soprattutto per la situazione paradossale per cui i richiedenti asilo di origine balcanica possono ottenere questo statuto più facilmente di coloro che lo richiedono dalla Romania o dalla Bulgaria, membri dell’Ue.

Traduzione Carmen Mangiola