Verso un Islam europeo?

Articolo pubblicato il 31 ottobre 2005
Articolo pubblicato il 31 ottobre 2005

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

L’utopica immagine del crogiolo di culture si scontra con un dato di fatto ricorrente: l’aumento degli episodi d’islamofobia in Europa.

La Dichiarazione di Varsavia, approvata dal Consiglio d’Europa lo scorso 17 maggio, pone fra le priorità dell’Europa dei Venticinque una vera e propria lotta contro l’islamofobia. È la prima volta in assoluto che l’Ue si pronuncia in questi termini. Solo alcuni mesi dopo l’assassinio del regista Theo Van Gogh in Olanda e gli attentati dell’11 marzo 2004 in Spagna, l’Europa riconosce che gli attacchi ai musulmani non rappresentano più fatti isolati e sporadici, ma sono riflesso di quella tensione che si è sviluppata “sotto voce” in molti paesi. E che inizia a mostrarsi sempre più frequentemente.

Secondo Mohamed, musulmano che vive a Siviglia da più di vent’anni, la svolta risale all’11 settembre 2001, e benché affermi di non recepire «diversità di trattamento» nella cerchia sociale a lui più vicina, riconosce d’altra parte «di sentirsi più controllato».Come lui, molti altri islamici osservanti e numerose associazioni di musulmani segnalano la diffusione di una pericolosa semplificazione del discorso, collegando direttamente a discorsi integralisti e al terrorismo o all’immigrazione illegale associata all’emarginazione e alla criminalità. E proprio ciò che in alcuni casi si presenta come discriminazione verso immigranti musulmani, spesso altro non è che il risultato del timore di espansione di un popolo straniero in rapida crescita e radicalmente differente dal punto di vista culturale. L’Islam corre così il rischio di essere vittima del pregiudizio etnico, più che di quello religioso.

Un dibattito più estetico che etico

Al binomio Islam-immigrazione va aggiunto un terzo elemento: la visibilità. Molte fra le polemiche e gli incidenti che sono stati generati in relazione alla pratica dell’Islam in Europa sono collegati all’universo estetico-simbolico che accompagna la dottrina religiosa più che alla dottrina in se stessa. In Francia il governo ha perfino proibito che le alunne delle scuole pubbliche usino la hiyab, il velo islamico. In Spagna, paese in cui nel 1992 si approvò una delle leggi più progressiste in materia di protezione della libertà religiosa in generale, e di quella musulmana in particolare, la costruzione di moschee è stata ostacolata dal rifiuto di alcuni vicini;situazione, questa, che continua a provocare svariate polemiche in Italia. Tuttavia, in alcune regioni spagnole, come in Andalusia, porta d’ingresso dell’immigrazione marocchina in Europa, viene ormai incluso l’insegnamento dell’Islam tra le materie che gli alunni possono seguire a scuola. Anche in Germania si discute tale questione senza alcun esito.

Un pilastro nel processo di costruzione europea

Finora sono stati presentati due modelli per l’integrazione europea rispetto alla popolazione musulmana, ed entrambi sembrano ormai in crisi. I paesi del Nord come la Gran Bretagna hanno favorito l’emergenza di un modello d’integrazione multiculturale che, in seguito agli attentati di Londra e agli scontri razziali di Bradford (nello Yorkshire), è entrato in crisi. Dal canto suo l’approccio assimilazionista alla francese è troppo indifferente all’identità religiosa. Il laicismo culturale europeo è al centro del dibattito. Alcuni partiti politici persino difesero, durante la fase della redazione della Costituzione europea, il riconoscimento dell’umanesimo cristiano quale pilastro fondamentale della costruzione europea. Di un’Europa al momento in ricostruzione e nella quale non si può metter da parte non solo l'elemento multiculturale ma anche quello plurireligioso.

Si parla perciò di “europeizzazione dell’Islam” o, come pubblicava il quotidiano Le Monde del 15 febbraio 2005, di un «Islam Europeo». L’idea fa riferimento a una rilettura della posizione che l’Islam occupa nell’Europa del Ventunesimo secolo: Europa che non può negare l’esistenza di un’eredità culturale musulmana. Forse la strada è quella di promuovere un avvicinamento di posizioni in un doppio senso, per equilibrare la dottrina islamica nel rispetto delle libertà, così come sono intese dalle leggi occidentali. In Germania è molto recente il caso di Hatun Sürücü, una donna di origine turca uccisa dai suoi tre fratelli poiché viveva senza seguire i precetti tradizionali della propria religione. Hatun viveva da sola con suo figlio.

Tanto in Germania come in Francia, si parla con scetticismo dell’ampliamento delle frontiere dell’Unione Europea alla Turchia. Il nuovo Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha espresso le sue osservazioni in quanto alla possibilità d’una piena integrazione della Turchia nell’Ue. Mentre in altri paesi come la Spagna il governo ha portato all’Assemblea delle Nazioni Unite una proposta denominata Alleanza di civiltà, patrocinando così un avvicinamento tra l’Occidente e i paesi islamici.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Andrea Fialková (Repubblica Ceca); Rahel Weingärtner (Germania); Letizia Gambini (Italia); Judit Jaràdi (Ungheria); Christophe Schramm (USA)