Verso un governo economico europeo

Articolo pubblicato il 22 marzo 2005
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Articolo pubblicato il 22 marzo 2005

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Un maggior coordinamento tra i paesi membri dell’area Euro, sotto l’occhio vigile della Commissione: ecco la ricetta della Costituzione per una migliore politica economica europea.

“Piccoli passi”: ecco la ricetta che l’Unione Europea ha adottato sul piano economico. All’inizio partendo con la condivisione di carbone e acciaio, (istituendo, nel 1950, la CECA, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), per poi creare un’Unione doganale con l’istituzione di tariffe esterne comuni nel quadro della CEE (Comunità economica europea) nel 1957 e un Mercato Comune, in grado di favorire la mobilità delle persone, dei beni e dei capitali, con il Mercato Unico nel 1992. Infine la costruzione dell’Unione Monetaria ed Economica (Ume) con tanto di coordinamento delle politiche economiche portate avanti dagli Stati membri ed il passaggio alla moneta unica per i paesi che si son fatti avanti (oggi attualmente 12). Se il testo costituzionale entrerà in vigore, verrà raggiunta una nuova tappa in termini di integrazione economica?

No a politiche espansionistiche

Al momento attuale, la politica economica viene inquadrata tramite diversi strumenti. Nel complesso dei paesi Ue, a seguito del completamento del Mercato Unico, la politica economica è diventata una “questione d’interesse comune”: il Consiglio dei ministri dell’economia e delle finanze (Ecofin) coordina le differenti politiche nazionali adottando i Grandi Orientamenti di Politica Economica (Gope). Gli Stati membri e l'Unione agiscono nel “rispetto del principio di un'economia aperta di mercato in cui la concorrenza è libera, in grado di favorire una ripartizione efficace delle risorse”.

Se i Gope restano relativamente poco vincolanti (è previsto solo un “controllo multilaterale”), il margine di manovra dei paesi membri della zona euro, riuniti nell’Eurogruppo, è rigorosamente limitato sul piano della politica economica e monetaria. Il controllo della politica monetaria è ormai del tutto fuori controllo per i governi nazionali: la Banca Centrale Europea (BCE), entità indipendente dai governi, è l’unica a disporre del potere necessario a modificare i tassi di interesse. Dall’altra parte, il Patto di Crescita e di Stabilità, vietando in particolare deficit pubblici superiori al 3% del Pil,limita considerevolmente la possibilità per gli Stati membri di condurre politiche di bilancio espansionistiche.

Sanzioni: più potere alla Commissione

La Costituzione, in tutti questi settori, introduce solo un numero limitato, ma significativo, di modifiche, che mirano alla “creazione di un governo economico europeo". La Bce diventa ufficialmente un’istituzione dell'Unione, con gli stessi titoli della Commissione o del Parlamento per esempio. Riguardo ai Gope il vincolo rispetto ai membri dell’Eurogruppo ne esce rinforzata: potranno cioè esser adottati Gope specifici da parte di Stati membri, il cui coordinamento risulterà più stretto e più puntuale.

Peraltro, le disposizioni essenziali del Patto di Stabilità (Criteri di convergenza, procedura concernente i deficit eccessivi), così come l'esistenza stessa dell'Eurogruppo è annessa come protocollo alla Costituzione che conferisce loro una relativa intangibilità. Cambia poi la procedura relativa alle sanzioni: prima la Commissione si limitava ad avvisare il Consiglio in caso di “slittamento” degli equilibri di bilancio di un paese. Il Consiglio decideva poi se inviare o meno raccomandazioni allo Stato in questione. Adesso invece la Commissione potrà inviare i propri ammonimenti direttamente al paese colpevole. Se verrano assunte delle sanzioni, sarà perciò su proposta della Commissione e compito del Consiglio con una nuova maggioranza, detta “ordinaria” del 55% dei paesi dell'Eurogruppo e del 65% della sua popolazione (in precedenza a prevalere era sempre stata la reogla dell’unanimità, cosa che aveva permesso a Francia e Germania di sfuggire al meccanismo sanzionionatorio). La Commissione vede così rafforzato il suo ruolo di garante dei Trattati e dell’interesse comunitario.

Bilancio: il Consiglio resta in sella

L’euro diventa la moneta dell’Ue ed uno dei suoi simboli. La politica monetaria diventa una competenza esclusiva dell’Eurogruppo che vede il proprio statuto interno confermato, ed al quale il Presidente della Commissione e della Bce vengon ufficialmente a far parte. Ed il suo regime specifico per la zona euro è rafforzato: è il solo a poter votare in certi settori, in modo da guadagnar campo in termini di autonomia.

Infine, viene incrementato il ruolo del Parlamento europeo in materia di bilancio: per l’adozione del bilancio annuale, il Consiglio deve assicurarsi il sostegno del Parlamento, del quale deve sevirsi in settori prima asslutamente di sua competenza: fatto questo che rafforza il controllo democratico in seno all’Unione. Ma per il bilancio pluriennale (6 gli esercizi annuali compresi da ogni atto) è ancora il Consiglio a decidere all’unanimità.

La Costituzione rafforza certi strumenti, come i GOPE o l’Eurogroppo per migliorare l’efficacia dell’organizzazione economica dell’Ue senza per questo creare un vero sconvolgimento interno dunque: si rafforza la capacità di coordinamento e di azione dell’Unione, più particolarmente al suo interno, il che appare piuttosto logico. In breve, una lenta evoluzione piuttosto che una rivoluzione, verso un governo economico europeo. Gli strumenti politici restano quasi immutati, ma vengon meglio strutturati. In materia economica, ecco dunque la parola chiave presente nella Costituzione: coordinamento. I nostri governi riusciranno a servirsene per far tornare a crescere la nostra economia?