Vengono dai Balcani

Articolo pubblicato il 03 novembre 2012
Articolo pubblicato il 03 novembre 2012

Paola, Agata, Marsida e Sarah, quattro reporter che da Serbia, Albania e Croazia, munite di tacquino e macchinetta, riportano "on the ground" le prospettive di allargmento dell'Unione Europea verso la propria terra. Ma non da un punto di vista geopolitico.

Approdano nella capitale, dove possono ritrovare parte di sè e della propria cultura, non chè confrontarsi con conterranee ivi emigrate anni fa. Camminano per la città, parlano con studenti, e investigano, prima, qual è la situazione dei propri coetanei italiani dal punto di vista dell'educazione e della classe politica. Poi partecipano al dibattito organizzato da Cafebabel venerdì 26 ottobre presso il CESV, vicino all'Esquilino, cuore della Roma multiculturale. 

Economie e strategie vengono messe da parte per fare spazio alle storie e dare ascolto alle voci di donne attive nella Capitale romana.  "Volti, storie, sogni di donne balcaniche in Europa" è il titolo dell'incontro. I loro volti e i loro sogni gettano luce su temi prima inesplorati dalla maggior parte degli ascoltatori, che intrecciano la questione dell'allargamento a quella di genere, la discriminazione degli Italiani verso gli stranieri a quella degli uomini verso le donne. 

Luci Zuvela, presidentessa dell'associazione Lipa, presenta la pubblicazione "Così vicine, così lontane", una ricerca sui bisogni e i consumi culturali delle immigrate straniere. A emergere è il quadro di un genere acculturato ed educato, costretto a confrontarsi un popolo, il nostro, che continua "ottusamente" a ragionare secondo lo schema "Tata/Colf/Badante", schiavo del pregiudizio pregresso per cui una donna dell'est non può che svolgere lavori poco qualificanti. Poco importa che il 75% di loro legga più di 20 libri al mese,  e che il 98% sia partita portando nella valigia almeno un libro, come dimostra la ricerca. 

A essere pregiudicata è anche la popolazione Rom. Saska Janovic, presidente dell’associazione “Romnì Onlus”, evidenzia come anche per le donne Rom, già discriminate dai propri consaguinei, il non riconoscimento del titolo di studio sia un problema insormontabile. Essere una badante o una baby sitter può essere poco qualificante per chi, come lei, ha conquistato nel proprio Paese di origine una laurea in Ingegneria Elettronica. Di qui i benefici di un eventuale allargamento: la possibilità che il proprio titolo riconosciuto, che la propria istruzione abbia valore legale e che si possa aspirare a svolgere lavori più qualificati. 

Eppure non è tutto oro ciò che luccica. Saska limita i vantaggi dell'entrata nell'Unione Europea a quelli di studio e equipollenza dei titoli, laddove i governi balcanici stanno lavorando autonomamente perchè la popolazione Rom sia integrate nel lavoro, senza necessità di elemosinare un riconoscimento Europeo. 

Ma ci sono altre possibilità per i cittadini balcanici che non possono prescindere dall'allargamento. Fatima Neimarlija, redattrice di Immiweb, è cittadina Jugoslava prossima a prestare giuramento alla nazione Italiana per godere della cittadinanza. Raccontando le difficoltà incontrate per ottenerla, fa riflettere su come far parte dell'Unione Europea favorirebbe la mobilità internazionale, senza necessità di visti (che alcuni Paesi come la Gran Bretagna ancora richiedono per i Paesi Balcanici firmatari del Trattato di Schengen) o giuramenti. 

Infine, il rapporto tra Balcani, Unione Europea e Italia diventa una una storia culturale. Amra Haselijc, curatrice della rassegna cinematografica “Cinema bosniaco: un ponte oltre la ferita”, condivide con il pubblico le trame dei film che hanno animato la manifestazione, e che hanno costituito un vero e proprio ponte tra registi bosniaci e pubblico autoctono. I gusti artistici mostrano le affinità di popoli molto più vicini di quello che Trattati, clausole di allargamento e Istituzioni possono far sembrare. 

Cosa avranno portato a casa pubblico, donne e reporter ? L'auspicio di un prossimo allargamento o l'ostilità verso pregiudizi insormontabili ? Forse un pò di entrambi. Ma ancora una volta il dibattito e l'incontro offrono spunti di riflessione e costituiscono la base per futuri incontri, azioni e riflessioni.