Venditori di paradiso a Budapest

Articolo pubblicato il 03 marzo 2006
Articolo pubblicato il 03 marzo 2006

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I testimoni di Geova cominciano a cercare nuovi membri anche nell’Europa dell’Est. A Budapest hanno già istituito una comunità, finanziata dalla centrale benestante di New York.

Nel XVI distretto Budapest si unisce ad un paese povero nell’Europa più profonda. Un instancabile abbaiare di cani penetra attraverso i cortili, robusti bastardini digrignano i denti quando passa uno sconosciuto. Qui si trova il Bethel come chiamano i testimoni di Geova il loro alloggiare sulla terra. La casa di Dio si dice Bethel in ebraico, e l’accogliente edificio, sorvegliato con particolare attenzione, si trova nella zona dove sorgevano un tempo le caserme russe, e comprende un edificio per l’amministrazione, appartamenti per settantacinque membri, cucina, sala da pranzo e lavanderia. Annesso all’edificio si trova un giardino con un tavolino, verdi e floridi arbusti e giovani betulle. Non è affatto difficile sentirsi in paradiso, qui.

Ordinato, pulito, a modo

Nell’ingresso c’è la reception, dove gli inquilini, a turno, prestano servizio di portineria e di ricezione delle chiamate. Vengono in mente le fotografie dei cataloghi per corrispondenza tedeschi che si ricevevano negli anni Ottanta, con mura bianche, mattonelle di colore chiaro, guarnizioni blu, tavolo in vetro ovale e piante d’appartamento. Un tempo, i soldati russi entravano e uscivano da qui, oggi invece l’ambiente è decorato da fotografie che raffigurano motivi biblici.

Abbiamo preso appuntamento con due dei rappresentanti del comitato staccato, composto da sei membri del direttivo dei testimoni di Geova ungheresi: il tedesco Karlheinz Hartkopf e l’austriaco Bernhard Dorfner, dell’ufficio stampa della comunità ungherese. Secondo Hartkopf l’elezione a membri della presidenza è giunta dall’alto, dagli Apostoli della centrale di Brooklyn dei testimoni di Geova di New York. Entrambi sono già addestrati ad avere a che fare con i giornalisti. In Ungheria ci sarebbero 687 testimoni battezzati, anche se più di quarantamila sarebbero solo semplici interessati. Il sito ufficiale della società di osservazione sostiene che ci sono 22085 testimoni battezzati. Velocemente conducono il discorso sul tema “Il martirio dei testimoni di Geova durante il periodo nazista”. Una volta molti membri rimanevano stipati nei campi di concentramento perché avevano rifiutato di prestare il servizio militare.

Una serva fedele e discreta

Zsuzsa Tóth ha 29 anni ed è originaria di Szombathely, una cittadina nell’ovest dell’Ungheria, vicino al confine con l’Austria. Zsuzsa abita da cinque anni nel Bethel. Tredici anni fa avrebbe cercato il senso della vita, abbracciando diverse religioni di recente formazione, tra cui quella degli Hare Krishna. Fortunatamente è entrata in contatto con un testimone di Geova, grazie a cui le è stata annunciata la parola di Dio. Il tono della sua voce è limpido, Zsuzsa appare serena dal suo tono. Oggi avrebbe raggiunto la verità, una serva fedele e discreta, entrambi concetti centrali della lingua specifica dei testimoni di Geova.

Ogni inquilino del Bethel riceve vitto e alloggio, servizio di lavanderia e parrucchiere gratis, insieme a diciassettemila Forint (circa settanta Euro) di contributo mensile. In compenso devono lavorare tutti dalle 8 fino alle 17, traducendo ciò che giunge da Brooklyn e le proprie riviste. Zsuzsa ha uno studio dove lavora tutto per sé, e dopo il lavoro va ai raduni dei testimoni di Geova, tre volte a settimana per un’ora e mezza. Inoltre, ci si reca alla festa campestre nel museo körút, il Museumsmeile di Budapest, dove, rivolgendosi ai turisti tenta di avvicinarli alla parola di Dio e della Bibbia. Di tanto in tanto deve prestare servizio, il sabato, presso la cucina della comunità come lavapiatti.

Donazioni dall’America

I testimoni di Geova sono convinti che il loro servizio alla comunità garantisca loro la salvezza nell’Harmagedon, ovvero il giorno dell’Apocalisse in cui saranno chiamati a giudizio davanti a Dio. Sperano che dopo la fine del mondo vi siano migliaia di anni da trascorrere in paradiso, pertanto sono costretti a cancellare dalla loro vita tutto ciò che non è conforme ai dettami della bibbia. I testimoni di Geova non partecipano alla vita politica, non votano, non partono per il servizio militare, non prendono parte ad alcuna organizzazione sociale. Ogni governo e chiesa vengono rifiutati in modo categorico, poiché si ritiene che vengano “controllati dal demonio”, come scrive Raymond Franz, l’ex membro del gruppo dirigente dei testimoni di Geova, nel suo libro Crisi di coscienza. I testimoni di Geova non possono festeggiare il loro compleanno, nemmeno il Natale, Pasqua o la Pentecoste. Nel Berthel di Budapest non possono vivere i bambini, e le donne in gravidanza devono abbandonare la casa.

I metodi dei testimoni sono sempre più oggetto di critica, tanto che negli ultimi anni sono apparsi innumerevoli articoli dei mass media sul maltrattamento dei bambini, sui metodi di lavoro e l’organizzazione gerarchica della comunità religiosa. Nemmeno la politica finanziaria dei testimoni di Geova non è esente da critiche. Karlheinz Hartkopf sottolinea infatti che, anche se la “costruzione della sala di Budapest è stata resa possibile dalle donazioni provenienti dall’estero e dal lavoro volontario dei membri”, la società della torre di guardia ungherese non rende pubblici i propri bilanci.

Uno sguardo ai siti internet delle comunità americane dei testimoni di Geova fa capire cosa intenda Hartkopf con « donazioni provenienti dall’estero ». Nell’anno fiscale 1997/98 la sola Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania possedeva settecentocinque milioni di dollari USA di patrimonio netto, come si legge sul sito internet. Dei fac simile sul sito internet del comitato americano per la sicurezza (U.S. Securities and Exchange Commission , Sec) sostengono che la società della torre di guardia, che in linea generale predica il rifiuto del servizio militare e l’astensione dalla politica, in realtà possieda quote presso il J.P. Morgan Mutual Fund Trust, oltre al cinquanta percento delle quote presso l’alleanza imprenditoriale, che ha costruito il velivolo pilotato a distanza senza equipaggio di nome Silver Fox. Tale velivolo è stato testato durante la seconda guerra in Iraq, e la banca dati degli immobili degli USA (New York) Uspdr stima che, nel 2005, il patrimonio immobiliare della società della torre di guardia locale ammontasse ad almeno a duecentoquattro milioni di dollari Usa.

Proprio una bella somma da investire nell’Europa dell’Est. Ciononostante non tutti i mercati sono accessibili ai venditori del paradiso.