Vedi Napoli e poi muori

Articolo pubblicato il 21 febbraio 2008
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Articolo pubblicato il 21 febbraio 2008
Vedi Napoli, Festa del libro e delle culture italiane, Parigi, venerdi’ 1° febbraio 2008.

Obiettivo della serata « Maratona contro le illegalità» della Festa del libro e delle culture italiane non era mostrare che l’Italia é un paese gastronomico, come testimoniato dalla corsa al buffet, ma piuttosto cercare di spiegare l’Italia di oggi, con l’ausilio di protagonisti della vita culturale italiana et di studiosi dei problemi della criminalità.

Avendo cura di evitare i clichés più tenaci che circolano sul « Bel Paese », niente di più naturale del cominciare questa maratona proprio da Napoli, città sovente al centro dell’attenzione nell’attualià europea.

Napoli : quattro regole di vita

Isaia Sales, studioso dei problemi legati alla criminalità organizzata e alla camorra, dà inizio al suo intervento con un’affermazione che riassume in se’ la situazione attuale : “Non é un momento felice per Napoli”.

Capitale finanziaria ed economica del Sud d’Italia, centro della cultura europea, la città ha conosciuto numerosi momenti di crisi  nel corso della sua storia, ma é sempre stata capace di risollevarsi.

La città, di appena 117 kmq, é stata tuttavia sopraffatta dal sovrapopolamento ed é in quel momento che é apparsa la sua diversità rispetto alle grandi città europee e del mondo : a Napoli, le classi popolari sono rimaste nel centro della città invece di spostarsi verso la periferia.

Per i napoletani, l’illegalità e la criminalità  sono due concetti totalmente diversi. Isaia Sales ha d’altronde illustrato il suo pensiero esponendo 4 regole di vita napoletane :

Finché non uccidi nessuno, non c’è niente di male nell’esercitare un’attività illegale ; Napoli é una città tollerante verso l’illegalità (cio’ forse spiega in parte il fatto che , diversamente dalla mafia siciliana, la Camorra é un’organizzazione criminale urbana che arruola il popolino, i cui affiliati espongono  con orgoglio la loro appartenenza ; E’ normale derubare coloro che si sono arricchiti illegalmente. Ad esempio, la Camorra non estorceva denaro ai ricchi ma ai « bordelli » ; Finché vendi qualcosa che « non fa male », sei tollerato.

Prima degli anni 60, molti napoletani non avevano alcuna attività lavorativa e si sono quindi  convertiti alle attività illegali (e non criminali !). Era facile ad esempio vendere sigarette di contrabbando davanti alla prefettura, posti di polizia, ecc… All’inizio degli anni  60 pero’sono arrivate la repressione e la chiusura del porto di Tangeri. E’ stato l’inizio della droga e della violenza. Purtroppo le istituzioni non hanno saputo reagire in tempo. Napoli si é allora ritrovata invasa dalla criminalità.

Ancora oggi, ogni cosa é legata alla camorra e il resto dell’Italia non sembra sentirsi coinvolto.

Napoli comincia a Scampia

Maurizio Bracci (autore napoletano) dà una descrizione diversa della realtà di Napoli e intravede delle soluzioni.

Ha cominciato col raccontare di un suo amico veneziano che nel vedere le « famose » immagini della mondezza a Napoli in televisione, aveva affermato che Napoli non era l’Italia.

Secondo lui la città ha un problema di identità, di immagine. Il centro é inesistente , irreale. Non ha alcun potere decisionale.

E’ la periferia che bisogna osservare per avere un’idea della realtà vera di Napoli.  Diversamente da Isaia Sales, Braucci distingue il popolino del centro da quello di periferia, il primo contraddistinto da un senso di superiorità verso l’altro.

Maurizio Bracci pensa che il problema dei giovani di Napoli sia più importante dei problemi economici e della criminalità. Ha quindi avuto l’idea di metter su dei progetti socio-culturali che potessero coinvolgere i giovani di Napoli (dai ragazzi delle classi più povere – bacino di manodopera alla camorra di Scampia – ai rampolli della classe dirigente della città.) nell’intento, importante,  di riavvicinare le due realtà.

L’ amministrazione

Per illustrare la sua idea, Maurizo Bracci cita il filosofo francese Henri Lefèbvre, che spiegava il maggio del 68 con il fatto che i giovani delle classi agiate dovevano attraversare la periferia di Parigi per raggiungere l’università. E’ cosi’ che si sarebbero resi conto della situazione di indigenza e di violenza della periferia parigina.

I primi problemi cui hanno dovuto far fronte Maurizio Braucci e i suoi amici nel mettere in pratica i loro progetti sono venuti proprio dall’amministrazione.. Secondo lui, infatti, in Italia e in particolar modo nel Sud, quando si parla di amministrazione pubblica si intende un partito politico. I responsabili politici sono abituati a gestire il potere più che ad amministrare. Rifiutano di assumersi le proprie responsabilità e invece di provare a cercare delle soluzioni preferiscono far finta di niente, nascondere il loro fallimento. Maurizio Bracci pensa che cio’ che più manca a Napoli sia un maggior senso della democrazia e dell’ascolto. E‘ necessario allontanarsi dagli sterotipi, ritornare al presente, cambiare il modo di percepire la realtà e soprattutto aprire gli occhi. Solo riavvicinando i giovani si puo’ preparare il futuro e, perché no, riuscire a risolvere i tanti problemi di Napoli.

Sophie Janod     -     Traduzione di Anna Maria Sarcina