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Articolo pubblicato il 06 giugno 2002
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Articolo pubblicato il 06 giugno 2002

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Conclusosi il 13 maggio il primo Glocal Forum, che ha portato a Roma sindaci da tutto il mondo e il ministro israeliano degli Esteri Shimon Peres, per progettare una "politica estera" a livello municipale.

Dall'11 al 13 maggio, Roma ha ospitato il primo Glocal Forum, conferenza organizzata dall'ONG The Glocal Forum, collegata al gruppo svedese Metro, il produttore e distributore del giornale gratuito maggiormente diffuso al mondo. Il Comune di Roma ha patrocinato l'evento fornendo agli ospiti il Campidoglio come sede delle conferenze tenutesi nei tre giorni. Gli invitati comprendevano 25 sindaci, in maggioranza europei e nordamericani (ma anche di alcune città asiatiche, sudamericane e africane), leader di importantissime società di livello globale, in particolare del settore tecnologico e turistico, nonché il presidente della Banca Mondiale.

L'idea alla base dell'intero vertice, denominata con il neologismo "glocalizzazione", è quella di dare maggiormente importanza alle città nei rapporti con i cittadini, e di stabilire delle reti tra città per risolvere dei problemi, quali la sicurezza e il divario tecnologico, a cui le istituzioni nazionali non sono state evidentemente in grado di far fronte: in particolare la lotta alla povertà e una sicurezza fondata sulla pace.

Nel corso dei lavori, l'accento è stato posto sulla vicinanza delle città ai cittadini stessi, in qualità di istituzioni a loro più prossime; sul carattere multiculturale (come sottolineava il sindaco di Barcellona, Clos) dei centri urbani; sulla maggior possibilità che le città hanno di intendere e rappresentare, in un sistema di democrazia sostanziale, le istanze di tutti, e di rispettare i valori, le lingue e le culture locali. In questo modo, le città diventerebbero il livello ideale nel quale valorizzare e arricchire le rispettive culture nel confronto reciproco, scambiarsi esperienze, conoscenze, tecnologia e aiuti per migliorare le condizioni di vita, e di qui assicurare la pace e la sicurezza dall'estremismo terrorista.

Il diplomatico Uri Savir, presidente del Centro Shimon Peres per la pace, e presidente del Glocal Forum, afferma che "il periodo dell'ottimismo è finito" e che dopo l'11 settembre ci si rende finalmente conto degli sfasci che la globalizzazione ha finora prodotto, riassunti nei dati sulla povertà elencati dal presidente della Banca Mondiale Wolfensohn. A dire il vero, sia questi dati, sbandierati dalle Nazioni Unite già da tempo, sia i pericoli dell'instabilità di un Terzo Mondo povero e senza prospettive, erano noti a molti ben prima dell'attacco alle Torri Gemelle; rendersene conto solo ora significa essere stati un pò miopi, se non in mala fede.

Nei tre giorni si è discusso soprattutto sui problemi del contributo che possono dare le città alla costruzione della pace e dello sviluppo, su come esse possano essere fautrici di una decentralizzazione della politica estera e del potere economico, ma anche di come gestire la città moderna e risolvere il gap tecnologico tra Paesi ricchi e Paesi e città terribilmente indietro.

È stato proprio quest'ultimo, a ben vedere, il filo che teneva insieme i dibattiti su tutti i campi, e traspare chiara l'idea che sia la tecnologia, prima di tutto, a poter guidare le nuove forme di aiuto allo sviluppo. Il dibattito sul divario tecnologico ha espresso chiaramente l'idea, attraverso gli interventi del sindaco di Boston, Menino, e del responsabile del consiglio d'assistenza a Bush jr. sui problemi di tecnologia, Perkins, che i fautori della diffusione del sapere tecnologico devono essere il settore privato e gli imprenditori: incentivare le società a investire in aree e settori depressi è l'arma vincente, secondo quanto si è detto, per rendere partecipi i più poveri dell'era digitale. In effetti, l'idea che la tecnologia digitale sia veramente indispensabile alle popolazioni rurali dell'Africa è un pò presuntuosa; ci sono delle priorità nello sviluppo economico del Terzo Mondo, e non si può parlare di Internet e computer, quando centinaia di milioni di persone muoiono di fame, sete e malattie facilmente evitabili (Rossi, dell’ Oracle, impresa IT, ha detto: "vorrei che fossimo un po' più realistici").

Se la tecnologia è solo uno strumento, e non è taumaturgica, la forte presenza di rappresentanti del settore privato, e il carattere degli interventi del presidente Wolfensohn, ha delineato il nuovo modello di sviluppo che la Banca Mondiale adotterà d'ora in avanti. Il fallimento di molte politiche portate avanti da questo istituto, spesso drammaticamente lontano dalle realtà dei Paesi poveri, ha spinto Wolfensohn a riconoscere di aver bisogno di qualcuno che fosse vicino alle persone e avesse più esperienza sul campo. Gli interlocutori, però, non saranno la rete delle ONG, ma le città, le quali stabiliranno delle "PPP" (public-private partnerships) con il settore privato, in modo tale da spalancare le porte all'investimento nei settori tecnologici, turistici e delle infrastrutture. Ciò garantirà la salvaguardia dei bilanci cittadini e grandissime opportunità per gli imprenditori (tra l'altro, la forte presenza israeliana nell'organizzazione del Glocal Forum potrebbe autorizzare sospetti su eventuali interessi di uno dei Paesi più avanzati tecnologicamente al mondo, Israele, appunto).

Inoltre, la scarsità di rappresentanti delle ONG (non traggano in inganno le partecipazioni, dettate da motivi politici, del segretario CGIL, Cofferati, e del sindaco di Porto Alegre, Genro, presenti alla sola conferenza inaugurale) e l'assenza di apertura al pubblico, unita ad una certa sfarzosità dell'intero summit municipale, abbassano la credibilità degli impegni alla maggiore democraticità, alla lotta contro la povertà e per un rinnovato spirito sociale, firmato virtualmente da tutti i partecipanti.

In ogni caso, un fondamentale risultato raggiunto dal Glocal Forum (anche se fuori della cornice delle conferenze) è quella stretta di mano tra Peres e Rashid, che si spera non sia stata solo un evento mediatico. Nel suo intervento, Peres, dopo una brillante introduzione del giornalista Tim Sebastian (secondo cui "L'ONU è efficace solo nella misura in cui i suoi membri glielo permettono") ha posto l'accento sull'importanza economica e politica delle città, che potrebbero essere in grado di riuscire dove i governi hanno fallito, e cioè governare l'economia e gestire la politica estera attraverso rapporti bilaterali; il tutto grazie alle nuove tecnologie, che devono essere accompagnate da un "new set of values", tra i quali spicca la "verità". Al di là di una coerente ricostruzione dell'attuale situazione politico-economica, dove i governi hanno poco potere sui processi economici, dominati dal capitale privato, Peres offre soluzioni approssimative e un pò ingenue, soprattutto quando spiega che "la tecnologia e la scienza possono cambiare il volto del nostro tempo".

Il risultato del Glocal Forum è quindi una nascente partnership tra Banca Mondiale, Glocal Forum stesso, città e imprese, che si esplicherà in vari gruppi di lavoro e progetti che dovrebbero arrivare a delle soluzioni concrete per lo sviluppo sostenibile, per lo scambio interculturale, e per una nuova politica estera a livello municipale.

Come ha detto giustamente Incisa di Camerana, della FAO, "è soprattutto la mancanza di volontà politica globale che ci impedisce di raggiungere il nostro obiettivo (la lotta alla fame)". Ciò è verissimo, e rappresenta la spada di Damocle su coloro che hanno il dovere e la responsabilità di includere le città, e tutte le popolazioni, più povere in un mondo in cui forse c'è Internet e l'era digitale, ma soprattutto si mangi, si beva, si vada a scuola.