Vallonia VS CETA: Davide contro Golia al tempo delle democrazie liberali

Articolo pubblicato il 25 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 25 ottobre 2016

La Regione belga della Vallonia si oppone alla firma del trattato di libero commercio tra l'Unione Europea e il Canada. Dopo sei anni di negoziati silenziosi, il blocco di un piccolo parlamento federale accende i riflettori sul CETA. Prepotenza di una minoranza o espressione autentica di democrazia?

Come può uno scoglio arginare il mare? Stanno per scoprirlo gli emissari della Commissione europea, che si sono inaspettatamente trovati di fronte l'opposizione di uno scoglio piccolo, ma deciso e fiero. È quello del parlamento regionale della Vallonia, che si oppone alla ratifica di quel mare immenso, a tratti oscuro, che è il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), l'accordo di libero commercio tra Unione Europea e Canada. La partita negoziale, iniziata nel 2009, sembrava destinata a chiudersi il prossimo 27 ottobre, peccato che il Parlamento della Vallonia, una delle regioni dello Stato federale Belga, si sia messo di traverso. Guidati dal Ministro-Presidente socialista Paul Magnette, i Valloni chiedono chiarimenti e pretendono più tempo, per capire cosa effettivamente stiano andando a firmare in nome e per conto dei propri cittadini. L'opposizione di Magnette sta facendo bruciare d'impazienza i burocrati europei, in primis la Commissaria per il Commercio Cecilia Malmström, che in un video non esita a definire il CETA il 'più moderno e avanzato trattato commerciale' per l'Unione, capace di offrire 'fantastiche possibilità agli investitori, alle aziende ed ai consumatori'. Non sembra che il timore principale sia il ritardo della firma, quanto che qualcuno inizi a parlare in profondità di questi negoziati, scatenando in Europa un dibattito serio non solo sul contenuto, ma sulle modalità stesse di negoziazione degli accordi commerciali. Di fronte a cotanto pericolo, persino il Presidente della Commissione Junker si è scomodato, indirizzando a Magnette una lettera per spronarlo ad un rapido si in favore dell'accordo col Canada. Ma il giovane politico francofono, nonostante le pressioni, prosegue nella lotta senza arretrare.

Quali vantaggi ipotizza la Commissione Europea con il CETA?

Sul piatto ci sono i 20 miliardi di investimenti canadesi in Europa, destinati ad aumentare proprio grazie al CETA. I vantaggi sono riassuntii in un documento stilato dalla DG Commercio, in cui la riduzione delle frontiere commerciali tra Canada e Stati membri dell'Unione passa innanzitutto dalla riduzione del 95% delle barriere tariffarie nel settore industriale, agricolo e dei servizi. Secondo le valutazioni dei negoziatori europei, il taglio delle tariffe comporterebbe un risparmio di 470 milioni di euro per i beni industriali prodotti in Europa e di circa 42 milioni di euro per il settore agricolo. La Commissione inoltre si è sbilanciata, calcolando 14,000 posti di lavoro in più per ogni miliardo di esportazione verso il Canada ottenuto grazie al CETA, calcolando poco meno di 6 miliardi di nuovi investimenti grazie al trattato. Gli altri punti dell'accordo riguardano l'accesso agli appalti pubblici canadesi per le aziende europe, il riconoscimento reciproco di qualifiche professionali (relative ad architetti, ingegneri e contabili), il riconoscimento delle 143 indicazioni geografiche di prodotti europei di alta qualità.

Quali sono i punti critici del Trattato?

Perché allora il piccolo Parlamento federale vallone si oppone alla firma del CETA, andando a rompere le uova nel grande paniere degli scambi commerciali? Inimicizia verso i canadesi? Rifiuto del commercio? Tutt'altro. In un discorso del 18 ottobre, Magnette, nel quadro di rafforzamento dei rapporti commerciali con un Paese amico come il Canada,  ha rivendicato il potere negoziale di discutere quei punti del Trattatto che garantirebbero condizioni migliori in tema di diritti dei lavoratori e tutela dell'ambiente. Potere dunque, ma anche responsabilità. A cui i belgi della Vallonia non intendono sottrarsi. 

Il nodo cruciale e che desta maggiori preoccupazioni riguarda la creazione di un tribunale ed una corte d'appello,  demandati alla risoluzione delle controversie relative all'applicazione del trattato. Per la prima volta l'UE darebbe vita ad un 'sistema giudiziario per la protezione degli investimenti'. Una giustizia ad appannaggio dunque delle aziende, non basata su quei principi più ampi posti a tutela di tutti i cittadini, a prescindere dal loro ruolo economico. Su alcuni punti dell'accordo si è espressa di recente anche la Corte Costituzionale Federale tedesca. Pur negando l'ammissibilità di un ricorso presentato dal partito di sinistra Die Linke, la Corte ha dichiarato che non darà luogo a quelle norme del CETA che rientrano nelle competenze della Repubblica Federale tedesca, tra cui menziona appunto il sistema di risoluzione delle controversie previsto dall'accordo UE-Canada.

Chi si oppone al TTIP e al CETA?

Il Parlamento vallone, per ora unica voce fuori dal coro ossequioso e ligio dei Capi di Stato europei, è tutt'altro che isolato sul piano della lotta della cittadinanza. Mentre i principali partiti europei, siano essi al Governo o all'opposizione, continuano a perseverare in un promiscuo silenzio-assenso, si amplifica a pieni polmoni la voce di chi si oppone al TTIP e al CETA. Oltre due milioni di firme sono state raccolte per la Campagna transnazionale STOP TTIP, che riunisce sotto un unico ombrello oltre 500 organizzazioni europee. Una voce non solo virtuale, ma che in Germania lo scorso 16 Settembre ha visto scendere in piazza circa 250mila persone, secondo le stime del Guardian, per le strade di Berlino, dopo i 90.000 manifestanti che ad Aprile avevano invaso le strade di Hannover, sventolando le bandiere STOP CETA/STOP TTIP. Numeri più ridotti, ma comunque significativi, per la marcia di Bruxelles, che ha visto scendere in strada oltre 10mila persone il 20 settembre di quest'anno. Una protesta quest'ultima dal carattere più internazionale, tenuto conto che la città belga in quanto sede delle istituzioni europee, ospita migliaia di esponenti di lobby, think thank, organizzazioni non governative, associazioni e fondazioni, impegnati ad ottenere l'attenzione di politici e funzionari dell'UE sui temi a loro cari.

Sul sito della Campagna STOP TTIP, una serie di video spiegano i rischi degli accordi gemelli TTIP e CETA.

Isolamento e negoziati segreti 

Quando qualcuno ha provato a ricordare ai Valloni di essere 'isolati' in questa battaglia, Magnette ha rispedito al mittente l'accusa: 'Essere isolati dalla propria popolazione e dai propri cittadini – ha sottolineato il Presidente - sarebbe più grave che essere isolati a livello diplomatico'. E ha rivendicato come il dibattito parlamentare sul CETA, caso raro in Europa, sia stato alimentato dalle consultazioni con tutte quelle 'organizzazioni sindacali, enti mutualistici e associazioni, estremamente attive, dinamiche, vigili e capaci di mobilitare le persone', presenti sul territorio vallone e che hanno contribuito a mettere in luce le contraddizioni ed i rischi dell'accordo col Canada.

In discussione, secondo il politico belga, non c'è solo il CETA, ma il modo stesso in cui avvengono i negoziati commerciali, svelandone in primis la contraddizione metodologica. Il mandato originario per il CETA risale al 2009, quando una ventina di pagine sui principi di base del Trattato venne presentata dalla Commissione Europea per ottenere il via libera alla negoziazione da parte del Consiglio Europeo, ovvero l'organo che riunisce i Capi di Stato dei Paesi membri. Nel corso dei successivi sei anni di negoziazioni, avvenute rigorosamente a porte chiuse, quel documento si è magicamente trasformato in 1600 pagine, trasmesse nel Settembre 2015 ai Parlamenti europei, chiamati ad una ratifica senza che ci fossero stati margini di manovra e confronto in precedenza. Come sottolineato ancora da Magnette: 'se ci saranno dei vantaggi per i produttori, per gli agricoltori, per i servizi pubblici europei, perché condurre dei negoziati segreti?'.

Minoranza al potere o essenza democratica.

Il quotidiano economico fiammingo De Financieele Dagblad ha stigmatizzato il potere di una minoranza (il Parlamento vallone), capace di bloccare 27 Stati membri, grazie al mandato conferito da una piccolissima parte di cittadini europei (circa due milioni di elettori hanno partecipato al voto federale del 2014). Un potere  'eccessivo' rispetto alla percentuale (circa lo 0,19%) di cittadini europei rappresentata? 

I Belgi della Vallonia, anche a costo di rischiare ritorsioni economiche, non mollano l'osso delle negoziazioni, con l'obiettivo di creare standard europei più elevati per la tutela dei diritti dei lavoratori e la salvaguardia dell'ambiente. Volendo rovesciare la natura dei dubbi ci si potrebbe chiedere: perché nel variegato panorama politico europeo, il solo ad esporsi sul CETA è un piccolo Parlamento regionale che rappresenta poco meno di due milioni di elettori quando ci sono da salvaguardare gli interessi di oltre 500 milioni di cittadini? Tutti gli altri dove sono?

Nell'Europa dove ex e post Socialisti sono più liberali dei Liberali, (vedi alla voce 'riforme del lavoro' nell'Italia di Renzi e nella Francia di Hollande), e i referendum ghigliottina sono utilizzati dalle elites borghesi per risolvere conflitti partitici interni (Cameron) o per criminalizzare i migranti (Orban), salvo darsi alla fuga allo scoccare dell'ora profonda della crisi (Farage docet), il Parlamento vallone si assume appieno la responsabilità di mettersi ad un tavolo e discutere in modo trasparente condizioni migliori per i propri cittadini, facendosi portavoce delle preoccupazioni quotidiane così come delle loro rivendicazioni. Chapeau. Riuscirà il nostro Davide in salsa vallone a sconfiggere i Golia della Commissione? Attenzione, che le frites con le cozze (piatto belga per eccellenza) potrebbero essere fatali quanto la fionda del piccolo guerriero biblico.

Per saperne di più:

L'intero testo del CETA in italiano è disponibile qui.

Un'analisi approfondita e critica sul TTIP (il trattato gemello del CETA in negoziazione con gli Stati Uniti), è contenuta in questo documento edito dalla Fondazione Rosa Luxemburg e tradotto in 7 lingue (tra cui tedesco, italiano e greco).