Uruguay contro Europa: voi per chi tifate?

Articolo pubblicato il 06 luglio 2010
Articolo pubblicato il 06 luglio 2010
28 Paesi sono già fuori, ne restano solo 4. Mettendo da parte l'Uruguay, una delle finaliste dei Mondiali di calcio sarà sicuramente la Germania o la Spagna, che potrebbero affrontare l'Olanda per contendersi il titolo detenuto attualmente dall'Italia. Non è solo una questione di calcio: può, una finale tutta europea, aiutare a rafforzare l'identità del Vecchio Continente?

La Coppa del Mondo di calcio è un evento che permette ai comuni cittadini di essere sudamericani per una settimana secondo la leggenda calcistica, o africani per 90 minuti. Quando mai qualcuno di noi farà più il tifo in massa per undici ghanesi che corrono in un campo portando avanti il sogno africano? Gli africani dell'ovest erano l’unica squadra del Continente che ospita il torneo ad essere arrivati agli ottavi di finale, e il consenso per loro era molto forte (almeno qui a Parigi). In Inghilterra The Guardian ha insinuato che probabilmente gli europei non saranno mai uniti come continente come lo sono stati i due miliardi di africani che tifavano per il Ghana contro l’Uruguay.

La differenza potrebbe stare nel fatto che ci sono ancora tre squadre europee (per generalizzare, due del nord e una latina, attualmente Campione d’Europa) per cui tifare. È come se tutti fossero ancora direttamente interessati.

“Coppa del mondo europea”

Con le classiche squadre europee come Italia, attuale detentrice della coppa, Francia e Inghilterra fatte fuori dal torneo in anticipo, o le outsider Slovacchia, Slovenia e Danimarca già a casa, ai tifosi europei non restano che  “Le Tre Sorelle” nelle semifinali e nelle finali tra il 6 e l’11 luglio 2010. Faranno tutti il tifo per loro? Perché no? Sembra strano pensare che solo una settimana fa c’era un'agitazione mediatica enorme a causa della possibilità che il torneo si trasformasse in una “Coppa sudamericana”, quando le favorite Argentina e Brasile erano ancora in gioco.

Il quotidiano francese Le Monde attribuisce questa mania ad un puro patriottismo dei cittadini sudamericani, oltre al fatto che molti giocatori giocano lontano da casa (in Europa, per essere precisi). Frattanto, i media francesi salutano il ritorno della "Nouvelle Europe”, mentre l’agenzia tedesca Deutsche Presse Agentur parla addirittura di "Impero europeo".

James Whyte, esperto di babeliano di calcio inglese, inserisce il concetto dell’identità all’interno del suo contesto storico generale. «In poche parole, quando si parla di calcio gli europei si odiano l'un l’altro a causa dei conflitti e delle guerre che hanno condiviso in passato. Il calcio è un motivo di vanto generale. Le nazioni africane non hanno avuto guerre che hanno coinvolto l’intero continente, e dal momento che i loro conflitti sono guerre civili e interne, non c’è animosità nei confronti dei vicini. Faranno gruppo, a differenza degli europei. I sudamericani sono un mix di entrambi gli ideali: per esempio l’Argentina e l’Uruguay sono abbastanza amiche, mentre Argentina e Brasile sono acerrime nemiche».

Esiste comunque una sorta di calore europeo, una tendenza che rimanda agli europei espatriati altrove, che di solito sono prevenuti nei confronti dei paesi che hanno visitato o in cui hanno vissuto. È normale per molti tifare o simpatizzare per più di una nazionale durante il torneo. Per esempio, bosniaci, turchi e polacchi sembrano più inclini a tifare per i tre volte campioni e attualmente favoriti tedeschi, considerando la composizione multietnica della Mannschaft. Mentre, secondo un rapido sondaggio, la maggioranza dei babeliani opta per la vittoria dei due volte campioni dell’Uruguay.

Il tifo è un po’ troppo ovvio: l’outsider, o l’Uruguay in quanto paese non europeo, ispira simpatia. Comunque, un sito italiano indica che delle diciotto Coppe del Mondo disputate finora, l'Europa ha vinto nove volte e il Sudamerica altre nove, quindi apparentemente un vero "outsider" non c'è. In ogni caso, non esiste un vero e proprio sostegno, né per gli uruguagi, né per gli europei, sebbene questi ultimi reclamino un posto nel mondo, uniti o meno.

Foto: austinhk/Austin H. Kapfumvuti