Uomo come "oggetto sessuale": proibita pubblicità in Svezia!

Articolo pubblicato il 08 febbraio 2011
Articolo pubblicato il 08 febbraio 2011
Proibire una pubblicità che espone un uomo come “un semplice oggetto sessuale”? Bisogna veramente essere svedesi per sentire una cosa del genere... In Francia, nonostante l’esistenza di una deontologia pubblicitaria, delle donne di 45 chili in biancheria occupano lo spazio pubblico, e tengono all’erta gli ormoni maschili.
Per le consumatrici, poco o niente da segnalare … i pubblicitari francesi sono più maniaci e misogini di quelli svedesi?

Quando vado al lavoro in bici, mi capita spesso di far cadere lo sguardo su una donna in biancheria intima. Questa mattina, era il turno di Carrefour. Ma quando prendo la metro, va ancora meglio. Adesso è la banca ING Direct a esporre sui muri sotterranei delle culottes molto aderenti. I pubblicitari hanno un’immaginazione strabiliante. Mettere una donna in mutande per pubblicizzare un supermercato o una banca è geniale! Amo avere gli ormoni in fermento ancora prima di iniziare la giornata.

“Semplice oggetto sessuale”

Di uomini, nessuna traccia!Allora, posso essere contento di non abitare in Svezia. Una pubblicità dell’operatore televisivo Boxer è appena stata proibita – tenetevi forte – perché l’uomo è presentato come “un semplice oggetto sessuale in una maniera che potrebbe risultare offensiva per gli uomini in generale”. Ah, la Svezia! Il paese dell’uguaglianza di genere! In Francia le ragazzine svestite abbelliscono in continuazione i nostri muri, ma, nella società scandinava, è già arrivato il momento in cui sono gli uomini a non poterne più di essere usati come oggetti sessuali per vendere un prodotto. In Europa, 22 su 27 paesi membri dell’UE hanno delle Autorità di Regolamentazione Professionale della Pubblicità (ARPP). Si lamentano le associazioni femministe come Chiennes de garde (cani da guardia), per cui “i pubblicitari rinforzano dei cliché sessisti”. L’immagine della persona umana è protetta da questo organismo di “autodisciplina” che conta in Francia 22 consiglieri legali. Ogni giorno sono valutati circa 140 casi di pubblicità più o meno conformi al codice deontologico che loro stessi hanno redatto, “tenendo conto del parere di associazioni indipendenti presenti nel Consiglio paritario della pubblicità”, precisa Stéphane Martin, direttore dell’ARPP.

Corsi di uguaglianza di genere alla scuola materna!

Nessuna traccia di associazioni femministe o di movimenti per la difesa dei diritti LGBT, in questo consiglio, ma riconosciamo a Stéphane Martin la franchezza di affermare che “l’assenza di difetti non esiste da nessuna parte”: “la nudità in sé non è proibita, precisa poi, come se potesse immaginare che ogni giorno fisso delle strafighe in reggiseno. Tuttavia, anche una semplice posizione può essere considerata degradante per la persona umana”. Un altro importante dettaglio: “Il contenuto della pubblicità deve essere conforme al prodotto” o, piuttosto, dovrebbe esserlo, perché per le Chiennes de garde, “i pubblicitari usano delle scene sessuali o violente per ogni tipo di prodotto (yogurt, automobili, ecc …)”. In caso di abuso, ogni cittadino potrà chiedere gratuitamente l’intervento di un comitato deontologico. Ma, allo stato attuale delle cose, l’ARPP non ha mai ricevuto dei reclami a causa di un pubblicità che mostrava un uomo in una situazione degradante. Allora, se né la legge né le istanze di protezione dei consumatori entrano in causa, solo una cosa può spiegare la presenza di donne seminude sui nostri cartelloni: i pubblicitari sono tutti dei maniaci. In Svezia, hanno già trovato la soluzione: a partire dalla scuola materna, i bambini sono educati all’uguaglianza: basta con le bambole alle bambine e le automobiline ai bambini, ognuno può costruire la sua personalità indipendentemente dalle rappresentazioni di genere. E’ lì che dovremmo mandare i nostri pubblicitari per uno stage?