Università britannica, quanto mi costi

Articolo pubblicato il 10 ottobre 2005
Articolo pubblicato il 10 ottobre 2005

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Il Regno Unito vanta alcune delle più importanti università d’Europa. E anche alcuni dei laureati più indebitati. L’aumento programmato delle tasse universitarie da 1.250 a 3.000 l’anno rivela come questa tendenza sia in aumento.

Dal momento che le migliori università inglesi non riescono a raggiungere l’obiettivo d’incrementare l’accesso all’istruzione superiore e visto che sempre più studenti abbandonano i corsi universitari, ancora una volta ci si interroga sulla politica attuata dal governo laburista in materia di istruzione superiore.

Debiti in stile americano?

Fino al 1998 gli studenti inglesi non solo non pagavano tasse, ma ricevevano anche delle sovvenzioni governative a sostegno delle spese di mantenimento. Ma dopo un anno dall’elezione del partito laburista, gli studenti universitari inglesi furono costretti a pagare tasse annuali fino a 1.000 sterline, in base al reddito familiare. Da allora sono aumentate di 250 sterline e probabilmente raggiungeranno le 3.000 nel 2006. Di questo passo avremo probabilmente debiti universitari in pieno stile americano e quindi gli studenti degli altri paesi europei, costretti a pagare lo stesso “prezzo” anche in Inghilterra, sceglieranno qualche altra destinazione per un’esperienza all’estero.

Le tasse più elevate da pagare dopo la laurea servono a far diminuire il calo di finanziamenti che la maggior parte delle università inglesi sta riscontrando. Le università perdono qualcosa come 2.000-3.000 sterline l’anno per ogni studente universitario di un corso “normale”, ossia quei corsi che, a differenza di medicina, scienze naturali o ingegneria, non necessitano di molte infrastrutture specializzate. Si prospetta inoltre che queste tasse variabili – in teoria le università possono farsi pagare sotto le 3.000 sterline – creino competizione tra le università inglesi, spronandole a ridurre i costi e quindi ad abbassare le tasse e attrarre così il maggior numero di studenti. Ma finora la maggior parte delle università ha annunciato che farà pagare le tasse per intero.

Merito, non denaro

Secondo il governo l’obiettivo del progetto è quello di «incrementare l’accesso all’istruzione superiore». Il desiderio è che il 50% dei ragazzi sotto i trent’anni intraprendano un’istruzione superiore e che aumenti il numero di studenti provenienti dalle classi più povere, cosa che finora non è avvenuta. Ma Felix Cohen, rappresentante dell’Unione studentesca dell’università di Bath, è infuriato: «se i laburisti vogliono un sistema di istruzione superiore ugualitario (…) dovrebbero lasciar perdere le tasse e reintrodurre i sussidi, abolire questa stupidaggine del 50% e tornare ad un sistema di istruzione meritocratico!». La paura che le tasse variabili «provochino un sistema diviso e divisibile», come dichiarato dal laburista ribelle membro del Parlamento Gibson, potrebbero benissimo risultare fondate con sistemi fortemente diversi di finanziamento e tasse in Scozia, Inghilterra e Galles.

Se uno studente su dieci abbandona gli studi a causa di problemi finanziari, è improbabile che la situazione migliori l’anno seguente. Sempre che gli studenti non siano scoraggiati fin dall’inizio dall’iscriversi. In quest’ultimo caso rimane da vedere se l’Inghilterra sarà in grado di mantenere la sua posizione internazionale in ambito educativo.

L’Inghilterra non è sola

In Germania all’inizio dell’anno un decreto ha legalmente stabilito che le le università possono richiedere tasse per la frequentazione dei corsi. Tuttavia la politica in materia di istruzione è prerogativa dei singoli Stati federali, e mentre alcuni hanno già minacciato di introdurre le tasse, ancora l’ammontare non è certo. Nel frattempo in Francia un recente rapporto della più grande unione studentesca ha portato alla luce uno scandalo che vedeva come protagoniste delle università che obbligavano gli studenti a pagare le tasse. Anche se in Francia l’istruzione superiore è ancora libera, almeno in linea di massima. Forse non sorprende che nei Paesi nordici non esistano tasse: in Finlandia gli studenti ricevono 260 euro al mese indipendentemente dal reddito familiare e ricevono sussidi per l’affitto e sovvenzioni garantite. Lo stesso avviene in Svezia e in Norvegia. Spingendoci oltre, in Australia le tasse vengono pagate dopo la laurea – come avverrà presto anche in Inghilterra: un modello a lungo elogiato come esempio lampante di un sistema di pagamento equo. Tuttavia alcuni studi hanno dimostrato che gli unici beneficiari del modello australiano sono lo Stato e le aziende.