Unione per il Mediterraneo: «Sarkozy rilancia il Processo di Barcellona»

Articolo pubblicato il 11 luglio 2008
Articolo pubblicato il 11 luglio 2008
Il 13 Luglio Parigi ha ospitato il vertice euro-mediterraneo. Progetto fortemente voluto da Nicolas Sarkozy, ha visto riuniti i capi di Stato di 43 Paesi sulle due sponde del Mare Nostrum, ad accezione della Libia. Ne abbiamo discusso con Andreu Claret, amministratore delegato della Fondazione Euromediterranea Anna Lindh.

«Se da Parigi escono solo progetti e non una vera anima politica, una prospettiva di futuro da offrire ai Paesi del sud del Mediterraneo, non avremo portato avanti niente». A parlare è Andreu Claret, nominato Amministratore Delegato della Fondazione Euromediterranea Anna Lindh lo scorso 1 Luglio. Questa istituzione, nata nel 2005 e con sede ad Alessandria d’Egitto, finanzia progetti di cooperazione tra associazioni dell’Ue e del sud del Mediterraneo. Il Processo di Barcellona, lanciato nel 1995 mira a creare, entro il 2010, una zona di libero scambio tra l’Ue e il bacino mediterraneo, omologare i suoi regimi ai principi della democrazia e al rispetto dei Diritti Umani e stimolare i processi di pace tra i paesi confinanti. La differenza di ricchezza tra le due sponde del Mediterraneo, intanto, è passata da 1 a 8 a 1 a 6 in favore del nord.

Le novità di questo vertice, fortemente promosso da Sarkozy, che lo ha usato per rilanciare la sua immagine diplomatica sono: un orientamento degli aiuti focalizzato di più su progetti economici e finanziari, come ad esempio il rilancio delle autostrade del mare, una co-presidenza condivisa ogni due anni che verrà inaugurata da Francia ed Egitto, assistita da un Segretariato generale e il processo di pace israelo-palestinese.

Tre domande a Andreu Claret

Claret non esista a criticare: «Mentre gli aiuti ai Paesi dell’est per la loro incorporazione ammontava a 100 euro per abitante comunitario, gli aiuti per i paesi mediterranei, dal 1995 al 2007, arrivano invece solo a 10 euro». Ciò nonostante, spera che un giorno esista un programma Erasmus tra i soci mediterranei.

Che meriti ha la proposta di Nicolas Sarkozy di sviluppare un’unione per il Mediterraneo?

Prima di tutto, salva il Processo di Barcellona rimettendolo al centro dell’agenda europea. In secondo luogo, propone di utilizzare il termine “unione”, che è meglio della parola “collaborazione” perché si rivolge di più al cittadino comune. Se si attribuisce a questo termine un contenuto politico, lasciando intendere che è un progetto condiviso e disegna prospettive per il futuro – allargamento Ue – si fa un passo avanti. Per finire, i quattro capitoli in cui è riassunta la proposta del Presidente francese – autostrade sul mare, cambiamento climatico, energia solare e strade – rispondono a necessità evidenti della regione.

Quali opportunità emergono?

Che gli Stati del sud s’identifichino di più nel Processo, perché fino a oggi, lo hanno visto come un programma che l’Ue ha stabilito “per loro”. Ma non si tratta di assistenzialismo: può essere un laboratorio per gestire la diversità all’interno della stessa Ue. Inoltre, in una prospettiva futura, se al mercato comune europeo con i suoi 500 milioni di abitanti, si somma quello dei Paesi mediterranei, con 450 milioni di persone, la regione potrà continuare ad avere rilevanza a livello mondiale.

Quale messaggio invia agli eurodeputati a questo proposito?

Che siano più attivi a favore del Processo di Barcellona. Che il Parlamento europeo appoggi di più l’assemblea euro-mediterranea e i Parlamenti del sud affinché siano più attivi. E per finire, di propiziare politiche di apertura che evitino che l’Ue si chiuda in se stessa.

Si avvicina l’anno elettorale: quale sarà sfida principale delle prossime elezioni?

Che l’Europa sappia gestire la sua diversità interna, e per farlo deve gestire la sua relazione con i suoi vicini, dell’est e del sud.