Unione Europea, Dio non abita più qui

Articolo pubblicato il 02 giugno 2005
Articolo pubblicato il 02 giugno 2005

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Il crescente divario tra la Chiesa e l’Unione europea verrà difficilmente colmato dal programma del conservatore Ratzinger. C’è ancora spazio per la cristianità in Europa?

Il crescente divario tra la Chiesa e l’Unione europea verrà difficilmente colmato dal programma del conservatore Ratzinger. C’è ancora spazio per la cristianità in Europa?

Con il rifiuto europeo di includere un riferimento alla cristianità nella Costituzione e con l’inflazionato caso della bocciatura del Commissario designato “anti-gay” Rocco Buttiglione da parte del Parlamento europeo, la creazione di una stretta alleanza tra l’Europa ed il Vaticano non è mai stata così in dubbio. Nel frattempo, Papa Benedetto XVI ha dichiarato inaccettabile l’assenza di un riferimento alle radici cristiane del continente nella Costituzione europea, criticando il «laicismo aggressivo» dell’Europa in un’intervista col giornale francese Le Figaro. Il nuovo Papa ha anche sferzato un colpo contro le fondamenta dell’Unione, descrivendo l’integrazione europea come un mero progetto economico mirante a «escludere Dio dalla coscienza comune», riducendolo a «un residuo culturale del passato».

Un continente post-cristiano

Ma il laicismo non è l’unica preoccupazione del nuovo Papa. Il multiculturalismo europeo, descritto nel saggio Valori in un tempo di sconvolgimenti come una «fuga dal proprio essere», è stato pure violentemente attaccato. Secondo Ratzinger, la preoccupazione europea dell’uguaglianza delle culture, delle religioni e delle persone sta gettando un’ombra sull’importanza di istituzioni quali il matrimonio e la famiglia, con gravi conseguenze se si pensa all’Europa nel suo insieme. Nella sua visione apocalittica del Vecchio Continente, Ratzinger confronta la moderna Europa all’«Impero Romano al tempo del declino», un’entità diventata «vuota dentro» che si sta inesorabilmente avviando verso l’estinzione culturale.

Solo il 30% degli italiani va a messa

Le statistiche sulla frequentazione delle chiese illustrano il crescente laicismo della maggior parte dei Paesi europei. Secondo stime cattoliche ufficiali, mentre il 90% delle persone in Irlanda si considera cattolica, solamente il 50% va a messa una volta al mese. E, nella cattolica Italia, solo il 30% va in Chiesa regolarmente, secondo quanto riportato dal settimanale cattolico Famiglia Cristina. Fattori politici interni sono spesso evocati per spiegare questo fenomeno. L’elezione di un governo socialista in Spagna, per esempio, ha provocato uno spostamento dalle priorità politiche dei cattolici con mosse come la semplificazione delle leggi sull’aborto e l’approvazione da parte di una Camera del Parlamento Spagnolo del diritto delle coppie gay di sposarsi ed adottare bambini.

Allo stesso modo in Francia, la recente legge che mette al bando l’ostentazione di simboli religiosi nelle scuole è stata vista dalla Chiesa francese come un indicatore di questo “fondamentalismo laico”. Con più turisti che credenti nelle cattedrali francesi quest’anno, il “laicismo” cosi’ tanto sponsorizzato dal governo è stato visto come una causa della soppressione della vitalità religiosa.

Soldi al posto della religione

Alcune ragioni pan-europee possono ancora essere identificate per l’indifferenza spirituale in Europa. In un articolo sulle relazioni tra Stato e Chiesa, lo scrittore americano Robert Kraynak ha suggerito che la violenta storia religiosa europea ha reso molti Paesi scettici rispetto ai proclami di bene contro il male che sono così presenti nel dialogo politico americano.

Inoltre, il basso interesse per l’ortodossia religiosa (la ricerca della verità finale) è visto come una riflessione sulle profonde paure dell’assolutismo religioso che dominano la coscienza pubblica europea. La diminuzione di credenti nelle chiese è dunque la manifestazione del desiderio di un continente di giocare in difesa dopo secoli di tumulti religiosi. L’impatto economico dell’integrazione europea potrebbe essere visto come un fattore che ha contribuito al declino della religiosità in alcuni Paesi europei. Il massiccio sviluppo economico in alcune delle regioni più povere d’Europa insieme al consumismo e l’affluenza che ne sono seguiti, sono stati collegati all’abbassamento del numero di persone nelle chiese in alcuni Paesi come l’Irlanda e la Spagna. Come disse Winfried Roehmel dall’Arcidiocesi di Monaco: «quando il sole splende, come ha fatto in Europa sin dalla guerra, la gente pensa di non aver bisogno di Dio».

La prospettiva di una Ue e di un Vaticano che perseguano ideali morali comuni in Europa sembra improbabile e i potenziali conflitti all’orizzonte come quello sull’entrata della Turchia, faranno poco per migliorare le cose. I sentieri divergenti dell’Europa politica e di quella religiosa non sono passati inosservati al nuovo pontefice e la sua scelta del nome papale sembra avere un particolare significato alla luce di questi sviluppi. Era infatti San Benedetto che, quando dovette affrontare la caduta dell’Impero Romano e le orde dei Barbari, si ritirò per creare monasteri in cima alle colline che più tardi divennero le fondamenta della cristianità europea. Di fronte a un’influenza della Chiesa che va scemando e ad un’indifferenza per la fede cristiana che caratterizza la maggior parte dell’Europa, il nuovo Papa sembra seguire le orme del suo omonimo, chiamando i cattolici a rafforzare il proprio carattere di «minoranza creativa in Europa» e a creare una comunità più riflessiva all’interno di un continente in decadenza.