Unione Europea: con o senza di te?

Articolo pubblicato il 20 giugno 2016
Articolo pubblicato il 20 giugno 2016

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Dal 1975 ad oggi, nel Regno Unito si sono tenuti undici referendum: la maggior parte si è concentrata su questioni di devolution, sovranità e indipendenza. Il 23 giugno gli europei seguiranno, insieme ai britannici, i risultati di questo nuovo plebiscito che deciderà il futuro della Gran Bretagna. Ma qual è il grado di complessità di questo dibattito? E quale quello di informazione dei cittadini?

Il Regno Unito è sempre stato restio nei confronti dell'Unione europea (Ue). Il dibattito sulla permanenza del paese nell'Ue risale infatti al 1973, quando il Regno Unito fece il suo ingresso nell'allora Comunità Economica Europea (CEE). Il responsabile di questo atto coraggioso è stato Edward Heath, l'allora leader dei Conservatori. Tuttavia Harold Wilson, suo avversario laburista, si è mostrato da sempre contrario alle condizioni imposte al Regno Unito con il suo ingresso nell'Unione. Perciò dopo la vincita alle elezioni nel 1974, ha indetto un referendum, tenutosi nel giugno del 1975, per rinegoziare il ruolo del paese all'interno della CEE. 

La partecipazione cittadina

Giovedì 26 maggio la BBC ha trasmesso da Ipswich "Question Time", moderato da David Dimbleby. Si è trattato di un dibattito molto acceso durante il quale i cittadini britannici, inclusi i cittadini figli di immigrati, hanno avuto l'opportunità di porre domande ed esporre i propri dubbi e le proprie paure.

Il dibattito – uno dei tanti – ha visto la partecipazione di personalità importanti quali il deputato conservatore David Davis, l'ex leader laburista Ed Miliband, l'ex leader dei Verdi Caroline Lucas e l'ex consigliere di David Cameron, Steve Hilton.

La Lucas ha affermato che il Regno Unito ha bisogno dell'Ue più di quanto l'Ue abbia bisogno del Regno Unito. David Davis ritiene invece che questa campagna stia prendendo le sembianze di una lotta tra la classe dirigente e i cittadini e ha invitato a votare a favore della Brexit e a prendere come esempio il modello economico del Canada, un paese con accordi di libero commerco e controlli alle frontiere. Ed Miliband, figlio di padre belga e madre polacca, ha esortato la Gran Bretagna a restare nell'Unione puntando sulla cooperazione per questioni come la sicurezza, il terrorismo e i cambiamenti climatici. L'attuale leader laburista Jeremy Corbyn ed Ed Miliband stanno infatti per lanciare un appello congiunto sull'allarme dei cambiamenti climatici.

 In generale, i britannici sono confusi e soprattutto preoccupati. Sondaggi, numeri e grafici stanno inondando il web, lasciando i cittadini perplessi. Il dibattito in favore dell'uscita o della permanenza è molto teorico e il futuro, sia fuori sia dentro l'Ue, è ancora molto incerto. Le ragioni più forti si concentrano sull'immigrazione, la sicurezza, il terrorismo e naturalmente sulle fondamenta del paese: l'economia e la stabilità finanziaria.

I sostenitori dell'uscita dall'Ue danno la colpa al flusso di immigrati nel Regno Unito e li accusano di "rubare" il lavoro, aggravando l'insicurezza e mutando l'identità del paese. Questo fronte crede inoltre che il Regno Unito abbia perso potere di negoziazione e di influenza come attore internazionale all'interno dell'Ue, e sostiene che il paese potrà essere più forte fuori dall'Unione, pur restando membro del Commonwealth, e avere più potere di decidere del proprio futuro.

Dall'altra parte i sostenitori della permanenza nell'Ue si concentrano sulla stabilità economica e sulla simbiosi che esiste tra l'Unione e il Regno Unito nel commercio e negli investimenti. Questo fronte accusa inoltre i difensori dell'uscita dall'Ue di aver commesso un errore di valutazione, sottolineando il contributo netto portato dagli immigrati (Ue e non-Ue) al paese.  Diversi studi sulle conseguenze fiscali dell'immigrazione nel Regno Unito hanno infatti mostrato che gli immigrati hanno dato un contributo positivo al paese, anche durante i periodi di deficit di bilancio.

Un gioco di potere

Stiamo affrontando un dibattito piuttosto complesso e anche se qualcuno usa la Brexit per portare avanti la propria agenda politica, che sia attraverso l'uscita o la permanenza della Gran Bretagna nell'Ue, questa non è (o almeno non dovrebbe essere) una battaglia politica. David Cameron aveva promesso un referendum "dentro o fuori" nel 2014, rivendicando una dura rinegoziazione sul sistema previdenziale del Regno Unito e annunciando la possibilità concreta per la Gran Bretagna di lasciare l'Unione nel caso in cui le sue richieste non fossero soddisfatte.

Nel febbraio 2016, dopo una serie di trattative e di incontri a Bruxelles, Cameron è riuscito a trovare un accordo con l'Ue, assicurando al Regno Unito uno "statuto speciale" in tema di migranti. Da quel momento, Cameron ha annunciato di voler difendere con "cuore e anima" la permanenza del paese nell'Unione. Questo trattamento speciale concesso al Regno Unito è arrivato con una certa dose di controversie, poiché altri Stati Membri vi hanno visto la possibilità di rinegoziare le proprie condizioni.

All'inizio di febbraio 2016, l'ex sindaco londinese Boris Johnson aveva colto di sorpresa David Cameron, annunciando il proprio impegno a schierarsi per l'uscita dall'Ue. Questa dichiarazione aveva anche suscitato diverse polemiche e secondo alcune indiscrezioni Johnson stava già pensando alle prossime elezioni generali. Di recente, durante la sua campagna, avrebbe accusato l'Ue di voler creare gli "Stati Uniti d'Europa". Nigel Farage, leader dell'UKIP, sostiene che i Tories potrebbero rischiare di perdere un numero considerevole di membri se i cittadini britannici decidessero di rimane nell'Unione.

Scozia

Anche in Scozia sorgono nuove preoccupazioni. Se la maggior parte degli scozzesi dovesse votare in favore dell'uscita dall'Unione, si prospetterebbe la possibilità di un nuovo referendum sull'indipendenza scozzese, ha affermato Alex Salmond, ex leader del Partito Nazionale Scozzese. Nel settembre 2014 la Scozia si era recata alle urne di un referendum per decidere se lasciare o restare nel Regno Unito e la voglia di restare (55.30%) aveva superato il desiderio di indipendenza (44.70%).

Dall'altra parte dell'oceano

Donald Trump, il controverso candidato repubblicano alla Casa Bianca, ha affermato pubblicamente che gli Stati Uniti non riserveranno un trattamento speciale al Regno Unito se il popolo britannico dovesse scegliere di lasciare l'Unione. In risposta, il Primo Ministro David Cameron, che secondo alcune indiscrezioni avrebbe descritto Trump come "stupido, controverso e dalla parte del torto", durante il recente incontro del G7 ha ribadito la sua fiducia in una "relazione speciale" con gli Stati Uniti a prescindere da chi sarà il futuro presidente.

L'attuale presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il primo ministro canadese Justin Trudeau sono solo alcuni dei diversi personaggi pubblici che hanno espresso pubblicamente il proprio sostegno per la permanenza della Gran Bretagna nell'Ue. Le conseguenze del G7 hanno sottolineato che la Brexit rappresenterebbe un pericolo per la crescita globale. Inoltre sembra che la stampa europea stia premendo affinché il Regno Unito resti nell'Unione.