Un'infanzia tra la Bosnia e l'Austria

Articolo pubblicato il 13 dicembre 2014
Articolo pubblicato il 13 dicembre 2014

La guerra in Bosnia ed Erzegovina costrinse più di 2 milioni di persone alla fuga. Circa 90.000 giunsero in Austria, e molti vi rimasero anche dopo la guerra. Una giovane ragazza bosniaca, giunta in Austria come profuga, oggi studentessa a Vienna, racconta i suoi ricordi.   

Cafébabel: eri ancora molto piccola quando scoppiò la guerra in Bosnia. Che cosa ti ricordi di quel periodo?

A dire il vero, ho dei ricordi bellissimi. Per fortuna, nella città dove  abitavamo, Republika Sprska, non ci sono stati attentati o simili. Ovviamente, c'erano un sacco di cose che non potevamo fare, ma i miei genitori sono riusciti a proteggermi e a fare in modo che non mi rendessi conto delle vicende terribili che dilaniavano la nostra terra. D'altra parte, avevo appena quattro anni quando lasciammo la Bosnia. I miei ricordi legati alla mia terra natale sono dunque normalissimi ricordi d'infazia.  Giocavo con i bambini dei vicini e mi sentivo assolutamente fortunata. Che ci fosse la guerra in Bosnia, l'ho capito soltanto più tardi, quando sono cresciuta.  

Cafébabel: Come si parla di quel periodo nella tua famiglia?

Si parla sempre di quel periodo, di avvenimenti terribili, ma anche di esperienze piacevoli: si tratta di conversazioni quotidiane in Bosnia. Tutti hanno avuto a che fare con la guerra, e si ritorna sempre su quei temi. Ironia della sorte, per i miei genitori, il tempo della guerra è stato anche un bel periodo, perché siamo nati io e mio fratello. E si sa, i primi anni dell'infanzia dei figli sono sempre qualcosa di speciale per i genitori. 

Cafébabel: voi, bosniaci, avete vissuto nella repubblica serba. Quali effetti ha avuto la guerra sulla relazione con i vostri vicini serbi?

Per niente negativi, direi. I nostri vicini erano, e sono tutt'ora, buoni amici. Tutte le volte che torniamo laggiù, andiamo a trovarci. I miei genitori non hanno mai permesso che noi bambini sviluppassimo sentimenti negativi nei confronti di altri popoli. E questo è tutt'altro che ovvio. Ancora oggi, in BiH (Bosnia ed Erzegovina, ndr), ci sono molti bosniaci, serbi e croati che non vogliono avere a che fare gli uni con gli altri.  

Cafébabel: Perché siete rimasti così a lungo in Bosnia, e come siete riusciti, alla fine, a lasciare la vostra terra?

All'inizio non volevamo fuggire. A un certo punto, però, è diventato troppo pericoloso restare. Abbiamo tentato tre volte di fuggire, prima che finalmente funzionasse. L'esitazione e l'attesa, le speculazioni sul se e sul come avremmo dovuto lasciare la Bosnia, si sono protratte per quattro anni... Una volta, l'aereo che avremmo dovuto prendere fu cancellato. Un'altra volta, il bus nel quale sedevamo, fu intercettato da soldati serbi e rispedito indietro. Alla fine, riuscimmo a raggiungere l'Austria passando per i confini croati. 

Cafébabel: Sai come furono, per i tuoi genitori, i primissimi mesi in Austra? 

Beh, non è stato semplicissimo. All'inizio erano davvero ottimisti e credo che fossero davvero decisi a tornare in Bosnia una volta finita la guerra.  Per loro, la condizione di asilanti, era terribile e umiliante: non avevano un lavoro e dovevano occuparsi di due bambini. Prima della guerra, invece, vivevano molto bene e avevano lavori fantastici, che facevano volentieri. All'improvviso si trovavano in una terra straniera, dove non avevano nulla, della quale non conoscevano la lingua - a parte qualche vaga reminescenza scolastica - e dove si sentivano del tutto impotenti. D'altra parte, la sensazione di essere al sicuro, lontano dalla guerra, li tranquillizzava. Mio padre non poteva più essere richiamato alle armi. 

Cafébabel: Come sono stati i tuoi primi anni di scuola in Austria? 

Normali e piacevoli, come per tutti. Quando iniziai la scuola, vivevamo ormai da un anno in Austria. I miei genitori avevano già trovato un lavoro e una casa. Li ammiro ancora oggi per questo: in pochissimo tempo, riuscirono a ricreare una normalità, una quotidianità nella quale io potevo crescere, come tutti i bambini austriaci. All'inizio non vivevamo certo nel lusso. L'appartamento era piccolino, ma per noi andava bene. I miei genitori hanno sempre lavorato sodo, per non farci mancare nulla. 

Cafébabel: Che cosa significa, per te oggi, tornare in Bosnia?

Torno sempre volentieri in Bosnia! Non ci mettiamo molto a raggiungere la Bosnia, per questo ci andiamo spesso. I miei parenti e conoscenti che vivono in Austria, in Germania o altrove, fanno altrettanto. Laggiù incontro sempre un sacco di persone, e tutte le volte è bello e divertente. Non mi sono mai sentita insicura in Bosnia. Per quanto riguarda la gente, l'atmosfera, il paesaggio, la vita e il tempo, preferirei in ogni caso la Bosnia all'Austria. Oggi, la Bosnia sta diventando lentamente "occidentale" e si sta muovendo verso l'unione europea - anche se l'ingresso nell'unione in tempi brevi resta piuttosto improbabile. In ogni caso, si trovano molte catene di negozi tedeschi, DM per esempio. 

Beyond the Curtain: 25 anni di confini aperti

Venticinque anni fa la cortina di ferro è stata abbattuta. Dieci anni fa, otto stati post-comunisti hanno aderito all'UE. Che cosa sappiamo veramente dei nostri vicini al di là del confine? Scrivi a berlin(at)cafebabel.com, per partecipare al progetto Beyond the Curtain e diventare anche tu reporter!