Un’Herculaneum da ri-scoprire

Articolo pubblicato il 24 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 24 febbraio 2015

Ercolano è simile a Pompei? Secondo molti stranieri sì, come ci conferma anche l’ex-console italiano Giuseppe Scognamiglio. Mentre Pompei continua a crollare (l’ennesimo crollo risale al 5 febbraio scorso), Ercolano sembra rinascere: il 2015 è appena iniziato e le iniziative che la vedono protagonista sono così numerose che non si contano sulle dita di una mano.

È di pochi giorni fa una notizia che vede Ercolano in prima pagina. Scandali camorristici? Spazzatura? Altri rifiuti tossici sul Vesuvio? E invece no! Della terra di Ercole questa volta si parla con orgoglio internazionale, grazie ad una scoperta sorprendente firmata Vito Mocella.

Herculaneum è nota soprattutto per la sepolta “Villa_dei_Papiri", così denominata per il ritrovamento in essa di una biblioteca con oltre milleottocento papiri carbonizzati, molti dei quali, probabilmente, opera del filosofo Filodemo di Gadara. Fino a poco tempo fa il solo tentare di srotolare i papiri comportava un danno enorme ai reperti ed era quindi impossibile riuscire a decifrarne il contenuto. Oggi, invece, un gruppo di ricercatori appartenenti all’Istituto per la Microelettronica e Microsistemi del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli, al Centro nazionale delle ricerche scientifiche francese (Cnrs), all’università tedesca Ludwig Maximilian ed alla European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble, coordinati dal fisico Vito Mocella, ha sviluppato una sofisticatissima tecnica a raggi X che permette di srotolare e leggere i papiri in modo virtuale, senza metterne a repentaglio l’integrità.

I progetti: dall’Herculaneum Center…

Come spiegato brevemente in un’intervista di qualche mese fa dal suo direttore, il dott. Christian Biggi, «l’Herculaneum Center è un braccio dell’Associazione Herculaneum, creata dal comune, dalla Soprintendenza dei beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia e dalla British School of London. L’associazione fu creata nel 2001 per la conservazione degli scavi, all’epoca in condizioni precarie. Nel 2006/2007 si è sviluppato un progetto, l’Herculaneum Center, appunto, tra il Packard, che è uno sponsor, la Soprintendenza e l’Associazione Herculaneum, fondandosi anche su relazioni internazionali, il cui scopo era andare al di fuori dei cancelli degli Scavi e interagire con la comunità». Iniziato l’anno, il centro non ha perso tempo e subito ha organizzato un corso di aggiornamento a cui hanno partecipato degli insegnanti australiani provenienti dal St. Paul’s College. Da sabato 10 a venerdì 16 gennaio, i professori hanno studiato i siti archeologici dell'area vesuviana con particolare attenzione non solo per Ercolano e Pompei, ma anche per altri aree d'interesse come il Miglio d’Oro e la Reggia di Portici, per poi condividere le conoscenze acquisite con gli studenti australiano che si dedicano allo studio della conservazione dei beni culturali. Un altro corso di aggiornamento è previsto a breve ed interesserà degli studenti di archeologia del Queensland, sempre in Australia, i quali faranno un percorso di studi più ampio, che comprende tutti i siti archeologici della costa campana, tra cui anche Cuma e Stabia. Probabilmente in autunno verrà organizzato un workshop sulla gestione dei siti archeologici per i professionisti del Getty Conservation Institute, che lavora già alla conservazione della “Casa del Bicentenario”, sempre ad Ercolano.

Ora, è facile cadere nella tentazione di pensare che l’HC lavori solo con stranieri che, di primo acchito, sembrano gli unici davvero interessati allo studio ed alla conservazione della cultura e della storia partenopea. Forse sono solo gli italiani a non essersi ancora resi conto della fortuna che hanno ospitando opere d’arte come Ercolano e Pompei?

Per far nascere nella popolazione e negli italiani un forte senso di appartenenza e di consapevolezza, uno degli scopi dell’associazione è coinvolgere la cittadinanza locale: per questo nel corso del tempo sono state molte le iniziative che hanno visto protagonisti soprattutto i giovani studenti ercolanesi, come ad esempio la Scuola Orale, che ha fatto collaborare piccoli ed anziani per perpetuare il ricordo e le tradizioni legate alla storia della città.

…all’Herculaneum Conservation Project

Oltre alla Sovrintendenza per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, del sito di Ercolano si occupa anche l’Herculaneum Conservation Project, un ente privato fondato da David Packard, presidente dell'omonimo Packard Humanities Institute, che dal 2000 ormai investe soldi e ricercatori nella conservazione del sito. Scopo principale del progetto è infatti quello, come sottolinea anche il capo archeologo Domenico Camardo, di “salvare la città”, in quanto scavare nuove zone significa avere altri problemi di conservazione. Per quest’anno nell’agenda dell'associazione compare un progetto che investirebbe l’antica spiaggia e la zona cittadina di Via Mare, in un’iniziativa di rigenerazione urbana del “Programma Integrato Urbano” che si propone di rivalorizzare un’area in degrado a cavallo fra gli scavi, precisamente al di sopra dell’antica basilica, e la sopraccitata Via Mare.

Ercolano da sfiorare

Nessuno mette in dubbio la straordinaria bellezza della città antica, scoperta più di un secolo fa da un semplice contadino, visitata dai Borbone e portata alla luce da archeologi come Amedeo Maiuri. Purtroppo non tutti possono essere ammaliati dagli affreschi e dai mosaici romani ancora intatti ed essere catapultati a quel fatidico 79 d.C. Mi riferisco ai ciechi, coloro a cui è reclusa ogni bellezza visiva, che non conoscono i colori, il blu del mare campano e il profilo del Vesuvio. Per loro, però, è accessibile la materia degli scavi: da qualche tempo è disponibile e scaricabile dal sito della Sovrintendenza una guida per ciechi ed ipovedenti, che li accompagna dal tunnel alla spiaggia fino alla città antica, in un percorso multisensoriale basato sulle sensazioni tattili e uditive.

Dall’alto qualcosa sembra muoversi per valorizzare questa meraviglia alle falde del Vesuvio; ma, come sottolinea il console Giuseppe Scognamiglio, bisogna muoversi anche dal basso, bisogna che i ragazzi di questa città facciano di tutto perché non sia conosciuta come zona di degrado, ma luogo di ricchezza culturale, storica e archeologica e perché non sia solo «qualcosa di simile a Pompei», ma «la città sopravvissuta all’Eruzione, fossilizzata nel tempo e che nel tempo viene ri-scoperta sempre di più». Riuscirà l’Herculaneum Center a coinvolgere i cittadini nella grande storia di Ercolano? Tante sono le iniziative e tante le opportunità per noi giovani: spetta solo a noi scegliere se parteciparvi e se fare della nostra Herculaneum motivo di orgoglio ed esempio a livello internazionale.