Ungheria:la democrazia illiberale di Viktor Orbán

Articolo pubblicato il 04 agosto 2014
Articolo pubblicato il 04 agosto 2014

Il Primo Ministro ungherese ha dichiarato di essere pronto ad orientare il suo paese verso un "mondo nuovo" fondato sul lavoro e sullo spirito comunitario. La stampa internazionale ha rivolto il suo sguardo sbigottito verso queste parole inaudite, ma io scuoto la testa: non è niente di inaudito nel paese di Orbanistan.

Mi piacerebbe molto scrivere del successo delle start-up ungheresi nel mondo, di film premiati e di scrittori, oppure del fantastico Festival Sziget, ma a quanto pare la nostra politica è un tema più scottante rispetto agli argomenti di cui sopra. Non stupisce, visto che sono ormai quattro anni che il governo ha intrapreso una svolta autoritaria.

la guida alla tirannia di orban

Tutto è cominciato in modo quasi impercettibile dopo la vittoria del partito di Viktor Orban alle elezioni del 2010 con una maggioranza dei 2/3 in parlamento. Mi sono accorta che la sezione "notizie" della radio pubblica che ascoltavo cominciava a nominare il Primo Ministro continuamente, indipendentemente dall'argomento. Mi sono quindi chiesta come potesse un solo uomo essere un esperto in ogni settore.

Poi è arrivata la legge contro la libertà di stampa nel 2011, la legge del pensionamento anticipato dei giudici e il cambio della legge elettorale nel 2012, la discutibilissima Nuova Costituzione nel 2013 con l'inserimento di uomini di fiducia in seno alla corte costituzionale. Nel mentre il Ministro delle Finanze lasciava il suo gabinetto per diventare capo della Banca Nazionale Ungherese e il governo controllava l'intero sistema educativo, dai testi scolastici delle elementari fino ai professori universitari.

Alle elezioni dell'aprile 2014 il Fidesz di Orban ha vinto nuovamente, facendo intendere che l'Ungheria proseguirà in questa direzione. Ho cercato attentamente i programmi di ogni partito, ma Fidesz sembra non averne alcuno. Ripetono semplicemente quello che hanno cominciato a dire ne 2010.

democrazia illiberale

Viktor Orban sostiene che la competitività di un paese si fonda sulla stabilità del suo governo piuttosto che sulla sua economia, citando la Russia e la Cina come esempio e suggerendo che il loro successo sia fondato sui valori delle loro società. Secondo il primo ministro, il modello europeo di democrazia liberale non funziona e intende trasformare l'Ungheria in una "democrazia illiberale". Il principio base di questa società non sarebbe la libertà individuale ma il bisogno della comunità. Secondo tale visione il modello di assistenza sociale si è rivelato insoddisfacente e l'Europa piuttosto dovrebbe adottare un modello di "lavoro sociale" per tenere il passo col resto del mondo

Quindi, stando al signor Orban, cosa c'è di male nella libertà? Secondo lui questa non ha confini negli stati liberali, come se non avesse mai sentito parlare di diritti umani fondamentali o se pensasse che lo stato di diritto non funzionasse. Se pure queste istituzioni fossero insoddisfacenti, invece di riformarle, la soluzione sarebbe quella di allargare il ruolo dello stato. La società civile, invece, non avrebbe alcuna utilità nella vita pubblica ungherese, perché le organizzazioni non governative sarebbero costituite da attivisti politici finanziati da gruppi di interesse stranieri.

Povera ungheria contro il demonio europeo

Forse considera anche l'Unione Europea un gruppo di interesse straniero, visto il modo in cui ne parla. L'espressione "i burocrati di Bruxelles" è diventata un tormentone dei suoi discorsi, come se la libertà in Ungheria fosse in pericolo. Orban non afferma di essere contro l'Unione Europea, l'argomento semplicemente non gli interessa. Dall'Europa non possono arrivare delle decisioni positive

In ogni caso l'Ungheria sembra essere stata trattata con estremo riguardi dall'UE. Il 97% degli investimenti tra il 2009 e il 2011 sono stati finanziati proprio da Bruxelles. La Lituania è arrivata seconda nella speciale gara "vivere con i soldi della UE" con l'80%, mentre la media europea è il 10%

Lo spettacolo continua. Prendiamo i soldi dell'UE, li spendiamo in investimenti spettacolari e poi li facciamo passare per il risultato di un eccellente governo: tutti sono contenti e Orban resta al potere. Fortunatamente l'Unione Europea è ancora una democrazia e rifiuta di mandare fondi al paese per il periodo 2014-2020, perché non sa come verranno gestiti dal nuovo governo. Il primo ministro dal canto suo non si preoccupa del ritardo e continua imperterrito a parlare di democrazia illiberale invece di riformare il sistema. E la ragione di questa fiducia potrebbe risiedere nella fiorente amicizia con la Russia, che ha portato solo ad un contratto per la costruzione di reattori nucleari che di fatto sancisce la dipendenza del paese dall'energia fornita dalla Russia inaugurando quella lunga stagione di debiti nei confronti del Cremlino. A quanto pare, Orban non pensa che i "burocrati di Mosca" possano minacciare la nostra libertà.

"il nostro momento potrebbe arrivare"

Orban ha concluso il suo discorso con questa dichiarazione: "Il futuro è soprattutto tutto ciò che può succedere ed è difficile dare una definizione ad ogni cosa. Ogni cosa può accadere, anche che arrivi il nostro momento".

Dovrebbe parlare piuttosto del "suo" momento e non del "nostro", fintantoché continuerà a decidere per conto suo, senza nessun dibattito o discussione pubblica. Non c'è democrazia, liberale o illiberale, in un paese il cui governo rifiuti di confrontarsi con l'opposizione prima delle elezioni. E non c'è nessun principio democratico in una persona che cancella una visita ad una università perché gli farebbero tenere un discorso solo a condizione che dopo segua un dibattito aperto, perché a livello individuale la democrazia non è altro che l'accettazione di essere criticato nelle proprie opinioni e di rispettare quelle altrui.

Se gli Ungheresi vogliono vivere in un paese democratico e stare nell'Unione Europea, non esisterà un "nostro momento"con Viktor Orban. Se preferiamo rinunciare alla nostra libertà e seguire i piani di una persona nella speranza di vivere per sempre felici e contenti, possiamo sostenerlo ancora e ancora, e lasciare che il suo momento arrivi. Il suo discorso ci mostra come Orban vede il mondo, adesso la scelta spetta ai cittadini.