Ungheria: video e propaganda per riportare a casa i giovani emigrati

Articolo pubblicato il 03 gennaio 2012
Articolo pubblicato il 03 gennaio 2012
Gulash, cagliata al cioccolato, anime gemelle e relax nelle terme ottocentesche: il regime ungherese le prova tutte per sedurre i giovani espatriati e "dissidenti" e convincerli a tornare a casa. Non sarà certo la manifestazione di ieri, che ha portato 70.000 ungheresi (secondo gli osservatori) in piazza contro la nuova Costituzione, a fermare la propaganda del partito Fidesz.
Non solo leggi e liste di proscrizione, ora anche video mirabolanti.

Il malcontento è in aumento, specie tra i giovani laureati. Sono sempre più numerosi gli ungheresi che progettano un futuro lontano da casa. In un famoso video su youtube, che promuoveva la grande manifestazione anti-governo del 23 ottobre, una ragazza ungherese canta una canzone intitolata "Non mi piace Il Sistema", con queste parole: ‘Non mi piace che amici e parenti siano sempre sul punto di partire’.

Una strana parola ungherese esprime il concetto ‘lasciare il Paese’: disszidálni. La parola significa letteralmente ‘diventare dissidente’- nel contesto ungherese vuol dire abbandonare il Paese per motivi politici. Dal crollo del comunismo all’inizio degli anni Novanta, nessuno l'aveva più utilizzata. Ora ritorna.

Il partito conservatore al potere, Fidesz, ha usato i due terzi della sua maggioranza in Parlamento per ricreare le istituzioni democratiche del Paese in modo che gli assomigliassero. Una giovane organizzazione pro-Fidesz, IKSZ, ha fatto il primo tentativo per riportare nella terra natale i ‘dissidenti’ con il progetto gyerehaza.org (TornaAcasa.org). Nella lista dei dieci motivi per tornare in Ungheria è incluso il gulash e il formaggio fresco al cioccolato, ragazzi e ragazze attraenti e l’impareggiabile sensazione di sentirsi a casa, dove uno è nato e cresciuto. Un nuovo video, da parte di un altro gruppo di giovani simpatizzanti del Fidesz, Uj Generáció, racconta la storia di un ragazzo e di una ragazza che si innamorano e rinunciano al loro piano di emigrare quando si rendono conto che tutte le cose importanti della loro vita possono trovarle in Ungheria.

A parte la propaganda di cattivo gusto, ci sono tentativi più severi da parte del governo di mantenere i giovani a casa. Una nuova legge sull'insegnamento superiore obbligherebbe i laureati a risarcire il costo della loro (apparentemente gratuita) educazione nel caso in cui si trasferissero all’estero per lavoro. Ad ogni modo, prevedendo un 2012 di aspra recessione economica, di clima politico soffocante e di crescente malcontento, ci si aspetta che i giovani facciano ciò che i loro nonni dissidenti fecero negli anni ’60 e ’70. Cioè, voltare le spalle al regime.

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