Un’Europa senza Dio?

Articolo pubblicato il 03 marzo 2009
Articolo pubblicato il 03 marzo 2009
Se secondo i sondaggi il 52% degli europei di dichiara credente, anche se l’Europa si potrebbe definire il continente più secolarizzato. Le differenze tra i Paesi sono enormi: forse la laicità è l’elemento unificatore?

Secondo le ricerche dell’Eurostat sulle convinzioni sociali e religiose degli abitanti dell’Unione europea nel 2005 il 52% degli intervistati dichiara di credere in Dio, il 28% in forze spirituali o soprannaturali, mentre un 18% si dichiarerebbe ateo. L’Europa pare il continente più secolarizzato, anche se le differenze tra i vari Paesi sono enormi. In Europa troviamo però anche i Paesi in testa per numero di atei dichiarati. Dalle ricerche di Grace Davie risulta che nei Paesi scandinavi la percentuale arriva all’80%. In Europa da un lato abbiamo Paesi laici come la Francia e la Repubblica Ceca, dall’altro religiosi come la Polonia e l’Irlanda, dove la percentuale dei non credenti è minima (3 – 7%).

Benessere e tradizione

Dati alla mano ci si deve chiedere: perché? Gli studiosi di religione danno la risposta più ovvia. In Europa non c’è Dio perché non è necessario. Nel vecchio continente da anni il livello di benessere sia sociale che personale è talmente alto che si può smettere di ricorrere al(caramel/flickr)le preghiere. Non manca il cibo, non ci minacciano malattie mortali. Padri spirituali di questa teoria sono stati senza dubbio Freud e Marx, e oggi le statistiche danno loro ragione. Un ruolo importante lo gioca anche la tradizione europea. Socrate è stato messo a giudizio per motivi politici e per essere considerato “atheos” e condannato a morte. In tempi più recenti l’ateismo è entrato nei salotti europei con l’Illuminismo francese. Nei circoli tra i sostenitori dell’ateismo si trovarono Diderot, Montesquieau, Rousseau e Voltaire. Sempre in Francia, attraverso la Rivoluzione, l’ateismo è arrivato al popolo e poi si è diffuso in tutto il continente. Un secolo dopo, in Germania, Nietzsche ha dichiarato la morte di Dio, mentre in Inghilterra Darwin dimostrava che l’uomo è il risultato dell’evoluzione e non una creatura di Dio. Durante il Ventesimo secolo l’Europa è stata divisa dagli ateismi, ad oriente nella versione del marxismo leninismo, ad ovest in senso esistenzialista. Dalla firma del Trattato di Roma nel 1957 che ha dato l’avvio al processo d’integrazione europeo, la società dell’Europa occidentale si è secolarizzata irrevocabilmente.

Un’evangelizzazione atea?

Recentemente abbiamo assistito alla prima aperta campagna ateista che ha decorato gli autobus inglesi, spagnoli e italiani, con la scritta «probabilmente Dio non c’è». Prima, durante il festival di Edimburgo, si sono svolti dibattiti sul tema del ruolo del nuovo ateismo in Europa con la partecipazione dell’arciscettico Christopher Hitchens, autore del famoso libro God Is Not Great: How Religion Poisons Everything (Dio non è grande, Einaudi 2007). Siamo forse di fronte a qualcosa che assomiglia ad un’evangelizzazione atea? Il vero problema è che l’Europa unita si pone domande sulla propria identità e sul ruolo del cristianesimo. Slavoj Žižek, filosofo e psicanalista sloveno, sostiene che proprio la laicità deve essere il cemento ideale e universale dell’Europa. Il sociologo Radosław Tyrała dubita dell’opinione semplicistica secondo la quale la religione sia causa generatrice di conflitti: «La religione non è la causa, ma solamente uno delle manifestazioni più evidenti del meccanismo di base che genera conflitti interpersonali: la tendenza innata a dividere tra cosa è simile o meno a noi. Penso che non esista un’ideologia che sia in grado di garantire un perfetto accordo tra gli abitanti dell’Europa. Guarderei con un certo sospetto chiunque sostenga il contrario».

Tyrała suggerisce si osservare come avvengono i cambiamenti religiosi nei Paesi non atei come ad esempio la Polonia. Sapendo che nel Paese in cui più del 90% degli abitanti dichiara di credere in Dio, solo la metà è praticante, ci potremmo porre già qualche domanda.