Un'Europa senza cultura (?)

Articolo pubblicato il 19 aprile 2015
Articolo pubblicato il 19 aprile 2015

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Crisi economica, politica e sociale... E la cultura? Elemento fondamentale per creare un'Europa forte e unita, la cultura viene spesso tagliata fuori dal dibattito pubblico. Qual'è il suo futuro? Come valorizzarla? Scopriamolo insieme.

Lo scorso 31 marzo, Pascal Gielen, professore di sociologia dell'arte all'Università di Groningen, ha presentato il suo progetto «No culture, no Europe: des fondements de la politique» ("No culture, no Europe: fondamenti della politica", ndr) nell'ambito dei dibattiti multidisciplinari al Palazzo delle Belle Arti di Bruxelles. Si tratta di un saggio sviluppato da un gruppo di teorici, artisti e scienziati nel quale ciascuno presenta la propria visione sul ruolo della cultura nella crisi economica e nella creazione di una vera Unione Europea. Oltre a Pascal Gielen, anche lo scrittore ungherese György Konrád (che ha collaborato alla stesura dell'opera) ha partecipato al dibattito così come Julie Ward, deputata europea, membro del Gruppo dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici. 

La crisi europea è una crisi culturale

Gielen afferma che le problematiche europeee provocate dall'ultima crisi e il dibattito sull'Europa contemporanea sono questioni affrontate unicamente sotto una prospettiva economica e sociale. La pluralità delle culture europee e il loro valore in quanto fautrici di comunità dovrebbe essere un elemento centrale del dibattito identitario. Tuttavia, gli intervenienti ritengono in coro che la società non dedica abbastanza attenzione a questa tematica, cosa che è all'origine della crisi economica e politica.

Il libro, strutturato in quattro parti, riflette sulla cultura vista in rapporto a diverse discipline: l'arte e la società, la cultura europea, l'istruzione e la politica. «La cultura è uno stile di vita, quindi dà senso all'esistenza degli uomini all'interno della società», dichiara Gielen. «L'arte è condividere con gli altri le nostre caratteristiche, cosa che porta con se' una dimensione sociale.»

Il professore ritiene che la crisi europea è una crisi culturale. Il progetto europeo, infatti, avrebbe più sostenitori se permettesimo ai cittadini di valorizzarlo e creare quindi una vera e propria Unione Europea. D’altro canto, se il progetto dell'Unione non riconosce la cultura come ragion d'essere, non avrà mai successo.  

In merito a questa idea antropologica della cultura come punto di riferimento che dà senso alla vita delle persone, Gielen propone il concetto di «comunitarismo», un sistema alternativo al modello neoliberale di gestione dei soggetti comuni (come la cultura) per evitare la conversione di tutti gli aspetti esistenziali in materia commerciale.

«L'Europa deve imparare a convivere»

Lo scrittore György Konrád, che ha partecipato alle discussioni con José Manuel Barroso e il suo governo, fa un'analisi storica dell'Unione Europea e del suo passato comune. In questo percorso ci mostra che la società non può esistere senza cultura e che quest'ultima non può vivere senza la società. Dobbiamo imparare dalla nostra memoria storica e dal passato violento che gli Europei condividono. «L'Europa deve imparare a convivere, a costruire delle comunità sulla base della generosità e scegliere dei valori e dei legami comuni», aggiunge Konrád. Essere europei, quindi, significa avere l'obbligo di apprendere, pensare, amare, lavorare e mettere in pratica la tolleranza e la padronanza di se'.

Konrád presenta il cittadino europeo come lo «studious man» ovvero la personificazione dell'identità europea; qualcuno capace di comprendere la pluralità delle società e la ricchezza della diversità culturale europea, pronto a rimettersi in questione, aperto al dialogo e alle critiche.

Un'Europa multiculturale ma unita

Gielen, Konrád e Ward, hanno concluso presentando le loro idee sulla centralità della cultura, tema dimenticato nel dibattito pubblico. Hanno parlato dell'importanza di creare legami tra le istituzioni e la società poiché la cultura è un impegno collettivo. Inoltre, hanno sottolineato la ricchezza culturale europea e l’impossibilità di semplificare i nostri segni identitari in segni comuni, considerando il dialogo come elemento di condivisione e di successo della società. «No culture, no Europe» rappresenta quindi un manifesto per la costruzione di una nuova Europa paradigmatica, piena di diversità culturali nelle quali ognuno di noi possa identificarsi.