UNESCO : la pace ecologica

Articolo pubblicato il 14 dicembre 2007
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Articolo pubblicato il 14 dicembre 2007
Anche l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) si interessa ai problemi ambientali della pianeta. A Parigi, durante una conferenza chiamata "Firmiamo la Pace con la Terra", l'urgenza della situazione è stata messa in evidenza da quelli che sono intervenuti.

Invece di prolungare la tendenza mediatica attuale che consiste a seminare il terrore instaurando un clima di colpevolezza e di rassegnazione davanti alle minaccie del cambiamento climatico, la conferenza dell'UNESCO, "Firmiamo la Pace con la Terra", ha dato un segnale chiaro e positivo. E cosa importante e troppo spesso dimenticata: soluzioni sono state proposte.

Il titolo della conferenza rispondeva alla pubblicazione di un opera eponimo, in quattro lingue: francese, inglese, spagnolo e catalano.

Che futuro per la pianeta? Per la specie umana?

Tranquillizzatevi, l'ha detto il famoso astrofisico e scrittore Hubert Reeves, la pianeta non è in pericolo! Il riscaldamento climatico non sta minacciando la possibilità di una vita sulla Terra. O quasi…

Questo discorso dei detrattori dello sviluppo sostenibile è stato una volta per tutte derisa da Hubert Reeves durante il suo intervento. Secondo lui non c'è dubbio: se non si fa niente per opporsi al riscaldamento climatica, una gigantesca ondata di estinzioni di specie si abbatterà sugli essere umani pesando più di 3 chili. Quello che include de facto l"Uomo. Allora, non c'è bisogno di fare un dramma?

Se l'idea che gli esseri umani possano essere un giorno in estinzione non sia tale angosciosa, sarebbe quasi comica. Noi umani, che vantiamo la nostra qualità di esseri superiori, saremmo riusciti a fare qualcosa eccezionale: essere l'unica specie a provocare, a causa della nostra propria evoluzione, la nostra propria distruzione.

L'impronta ecologica e la vacca

Il consenso tra quelli che sono intervenuti era chiaro: è urgente inventare nuovi tipi di sviluppo. E questo, malgrado la loro diversità: Javier Pérez de Cuéllar, ex Segretario generale delle Nazioni Uniti e ex Primo Ministro del Perù, Souleymane Bachir Diagne, eminente filosofo senegalese, Luisa Molina, ricercatrice al Massachusetts Institute of Technology (MIT), Nobel di chimica 2004 e premio Volvo per l'Ambiente per i suoi lavori sulla lotta contro l'inquinamento urbano a Messico, Mathis Wackernagel, coinventore dell'Impronta Ecologica e contributore del Rapporto Pianeta Viva del WWF internazionale e il canadese Hubert Reeves, direttore di richerche al Centro Nazionale della Ricerca Scientifica (CNRS).

Mathis Wackernagel ha spiegato in un modo molto pedagogico i posti della sua coinvenzione, l'Impronta ecologica (in inglese: "Ecological Footprint").

Immaginate: gli Uomini agiscono sul loro ambiente come lo fa una vacca in un prato. Il bovino consuma l'erba e mangiandola, beneficia la sua digestione, poi la rigetta sotto forma di rifiuti. Come la vacca non consuma più che può digerire, e che, d'altra parte, contribuisce a fertilizzare il suolo, si può affermare  che ha un'impronta ecologica neutra sul suo ambiente.

Ecco quando la società umana si differenzia dagli altri, sopratutto in un paese sviluppato. Noi consumiamo a dismisura e produciamo troppi rifiuti, i quali non siamo capaci di controllare le conseguenze sul nostro ambiente (nel caso dei rifiuti nucleari radioattivi per esempio).

Debito ecologico

Quindi l'utilità dell'impronta ecologica si fa sentire, perchè ci permette di moderare il nostro consumo in funzione della valutazione delle risorse che la pianeta può offrirci. Semplificando, l'impronta ecologica si ottiene sottraendo alle risorse naturali della nostra pianeta (acqua, aria, materie prime, fertilità dei suoli...) quello che utilizziamo, tenendo conto dei rifiuti prodotti da questo consumo.

In fin dei conti, oggì, abbiamo un debito ecologico, perchè utilizziamo un'eccedenza del 20% in rapporto a quello che la pianeta può offrirci (arrogandoci la parte che dovrebbe essere per gli altri animali). Per riprendere la constatazione affligente di Mathis Wackernagel, se ogni Uomo consumava tanto quanto un americano, ci vorrebbe... 6 pianete!

Della misura

Da allora in poi, dobbiamo prendere coscienza, su scala internazionale, che viviamo nell'illusione che le risorse della pianeta sono illimitate. Come lo spiega Hubert Reeves, non si tratta di tornare all'età della pietra, ne di togliere ai paesi il diritto di svilupparsi. Però bisogna risparmiare le risorse. C'è un bisogno legato alla sopravvivenza della nostra specie, e quindi un dovere etico verso le generazioni future.

In risposta a  quello che ha detto Al Gore durante il suo discorso di chiusura della Grenelle dell'ambiente: "We only have one Earth" ("Abbiamo solo una pianeta"), il dibattito ha rivelato, senza tabù, quello che nessuno voleva sentire: la Natura, è tutto ciò che possediamo, e se non ce ne prendiamo più cura, non avremmo più niente. Per riprendere la conclusione proposta da Bettina Laville (presidente dell'ONG Vraiment durableVeramente sostenibile – e presidente d'onore del Comité 21), il nostro dovere non è solo, per riprendere il titolo della conferenza, "Facciamo la pace con la Terra", ma piuttosto "Facciamo la pace con noi-stessi".

Alessia Bertoli.

Traduzione : Sophie Janod