Un'ecologia "radical-chic": il weekend a basso contenuto di carbonio

Articolo pubblicato il 11 maggio 2010
Articolo pubblicato il 11 maggio 2010
A qualche mese dal vertice di Copenaghen, il fallimento di una politica globale contro il riscaldamento climatico ha demotivato o incentivato gli ambientalisti? Mentre qualcuno preferisce il lobbying nelle istituzioni europee, Élise, nella catena montuosa dei Vosgi, organizza dei week-end a basso contenuto di carbonio. Per salvare il pianeta bisogna cambiare stile di vita?

Sensibile al problema del surriscaldamento climatico e interessata ai metodi di educazione popolare, Élise Clévenot, 27enne di Strasburgo, ha deciso di agire. Organizza dei weekend a basso contenuto di carbonio ma ricchi di educazione popolare nella sua dimora della Grande Fosse, nella catena montuosa dei Vosgi. Al primo, che si è tenuto a marzo, ha invitato mezza dozzina di amici.

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Partire in auto è fuori discussione, d'obbligo quindi un treno regionale da Strasburgo a Saales e una camminata di 45 minuti fino alla Grande Fosse. Faticoso, certo, un'ora e 50 minuti di viaggio (contro un'ora e 6 minuti in auto) zaino in spalla, ma con un risparmio certo, grazie alla tessera di riduzione di Ariane, insegnante di tedesco di 32 anni. Per i 5 membri del gruppo non abbonati ai treni, il viaggio è costato 8,16 euro anziché 15,36 euro a persona in auto. La sobrietà ambientalista fa bene anche al portafoglio... Ma sul cibo, il dibattito è acceso. Maïté, 27 anni, cameriera e madre di due bambini, contribuisce con la sua esperienza. Sul menù, oltre ai cibi "fatti in casa" con prodotti locali, si scoprono quinoa e diversi tipi di zucchero (rapadura, zucchero integrale, sciroppo d'agave, melassa nera, sciroppi di barbabietola e di riso). Gaspard, agente amministrativo di 28 anni, fa notare che la maggior parte di essi è importata da molto lontano, contribuendo fortemente alle emissioni di gas serra. «Allora smettiamo di bere caffè, è prodotto in un altro continente!» ribatte Ariane, divertita. «Vuoi dire che dovremmo comprare solo prodotti francesi?» aggiunge Maïté, che sa che la "preferenza nazionale" è un leitmotiv più caro all'estrema destra che ai verdi. Una considerazione che non piacerebbe alla rete Amap (Association pour le Maintien d'une Agriculture Paysanne), altra iniziativa eco-sensibile che tenta di rilanciare il consumo di prodotti locali in tutta la Francia. Qui però i commensali sembrano tutti favorevoli al commercio equo, anche a costo di emettere più carbonio. Un bel dilemma.

«Ritorno alla terra»

Qui nei Vosgi francesiDopo pranzo, Élise accompagna il gruppo in una visita del villaggio, dove gli "studenti" di sviluppo sostenibile scoprono che il tetto della chiesa della Grande Fosse è rivestito di pannelli fotovoltaici, che presto potranno produrre fino a 20.000 KW ora. Seguono un'escursione e una sosta al bar associativo, luogo d'incontro tra vicini aperto solo la domenica. Molti si sono trasferiti qui dopo il maggio del '68, per portare avanti le idee alternative dell'epoca. Un "ritorno alla terra" che ancora oggi sembra allettare questi alunni in "gita ecologica". A sera, come vuole l'educazione popolare, ogni ospite propone un'attività al resto del gruppo. Daniele, alto dirigente italiano di un grande gruppo americano (sfatiamo seduta stante il mito dell'ambientalista figlio dei fiori), è quello che riscuote più successo con il suo corso di salsa.

Senz'altro una bella atmosfera, ma quest'incontro è servito a salvare il pianeta? Daniele non ne è convinto. Bisognerebbe intervenire in Cina o in India, dove le industrie inquinano di più, non in Europa e tanto meno sulle singole persone. Élise, l'organizzatrice, non è d'accordo. Tutti i partecipanti hanno colto il vero senso di questo soggiorno, hanno imparato a vivere insieme, a mangiare e a viaggiare in modo diverso. L'esperienza dovrà essere estesa ad altri: la giovane ambientalista è fermamente decisa ad organizzare altri soggiorni a bassa emissione di carbonio alla Grande Fosse.

Un gruppo di fan ha creato una pagina Facebook: le adesioni sono aperte!

Foto: Max Disbeaux