Un'artista slovacca in città. Katarina Balunova e la sua Torino

Articolo pubblicato il 27 aprile 2012
Articolo pubblicato il 27 aprile 2012
Il potenziale creativo degli artisti, si sa, sotto un regime dittatoriale deve spesso trovare nuove vie sotterranee per potersi esprimere, e nella stessa Europa questo è stato il caso di molti Paesi. Uno di questi è senz'altro la Slovacchia.
Il suo panorama artistico, costretto a una forte censura dal regime socialista, ha poi visto negli anni '80 l'emergere di un'importante scuola post-moderna, con nomi di spicco come quelli di Buban, Szentpetéry e Zelibska.

Negli ultimi anni la scena si è fatta ancora più vivace e interessante, in costante evoluzione: si assiste spesso, ad esempio, alla felice commistione fra forme d'arte differenti, e molti artisti si servono anche dei nuovi media come ulteriore veicolo comunicativo (fra gli altri, Jana Zelibska e Dorota Sadovska, due giovani donne che utilizzano una il video e l'altra la fotografia). In questa nuova generazione di artisti spicca anche il nome di Katarina Balunova, fotografa e pittrice della scuola di Adam Szentpetéry, presso cui ha studiato pittura contemporanea. Katarina viene da Košice, vivace città nell'est del Paese e fucina di molti talenti interessanti, che lascia l'anno scorso per un progetto SVE qui a Torino. Terminato il periodo di volontariato, decide di prolungare la sua permanenza in un luogo che le offre grande ispirazione per il suo percorso artistico, e dove dà vita a tele in cui proprio la città diventa protagonista assoluta.

"Forme geometriche e naturali nelle mie opere coesistono: se la geometria pura è astrazione, infatti, le forme viventi sono manifestazione della realtà, e creano intimità e poesia" mi spiega Katarina, ed entrambi questi elementi sono ben presenti anche nelle tele dedicate a Torino. Il tema, in queste opere come in altre precedenti, è quello della località intesa come una precisa area del mondo e, in particolare, dello spazio urbano: "Ho trovato ispirazione nella città come luogo costruito dall'uomo all'interno della natura e allo stesso tempo come luogo costruito contro di essa. Infatti lì c'e un forte contrasto tra natura e civiltà. La città, avendo sostituito la natura, diventa così un ambiente nuovo non solo per le persone che vi abitano ma anche per gli animali che devono accettare un nuovo tipo di habitat", mi spiega ancora la giovane artista, riuscendo a trasmettere perfettamente anche a una profana come me tutti i punti nodali che animano e caratterizzano la sua produzione artistica. Torino vi trova posto con la sua struttura, la sua architettura e il simbolo forse più famoso della nostra città: la mole Antonelliana, che Katarina ritrae spesso da angolazioni e posizioni differenti. Anche gli animali, come si accennava sopra, compaiono spesso: animali domestici e non nell'interazione con un ambiente per loro non sempre naturale, artefatto, cui devono adattarsi per la propria sopravvivenza. Un'artista estremamente interessante, insomma, con un percorso che ci auguriamo di poter seguire a lungo nella nostra città.

Katarina Balunova espone le sue opere in questi giorni al Cafè des Arts. Seguiranno a breve, in date ancora da definire, una mostra collettiva presso la galleria ArteStudio Gallery e una personale al Caffè del Progresso.

Elena Carcangiu