Una visione dell’Europa

Articolo pubblicato il 08 luglio 2009
Articolo pubblicato il 08 luglio 2009
Un’improvvisa ondata di contentezza avvolse il giovane che riconobbe la fortuna di essere nato in questo millennio e in un'Europa di pace.

J. leggeva con un trasporto tale che il frenetico andirivieni della stazione di Bruxelles lo disturbava appena. Mentre il Nuovo Mondo girava attorno a lui, vedeva davanti agli occhi della mente il Vecchio. O perlomeno cercava di immaginarselo. Secondo il suo palmare la causa delle due Guerre Mondiali del secolo precedente era da attribuire soprattutto alla crescita del nazionalismo. Mentre la prima Grande Guerra del Ventesimo secolo era il risultato delle ambizioni espansionistiche contemporanee di tutte le nazioni europee, la Seconda Guerra mondiale era esplosa per la concomitanza di tre fattori: «la hýbris (concetto greco che definisce l’eccesso di superbia,ndr) di un popolo che si riteneva eletto, la recessione mondiale e un alto potenziale di violenza negli abitanti di tutta Europa».

©lukasz.kryger/flickr

J. era affascinato e al contempo stupefatto. Evidenziò le parole nazionalismo e recessione, perché aveva solo una vaga idea del loro significato. Una volta gli abitanti delle diverse regioni europee vivevano totalmente separati. I viaggi erano riservati a pochi privilegiati. L’alta velocità ancora non esisteva e solo l’élite era in condizioni di confrontarsi con persone di altre culture. È facile odiare quello che non si conosce, pensò J. E inoltre all’epoca le risorse energetiche e alimentari erano limitate. Un annuncio sullo schermo lo distolse dai suoi pensieri. ©denmar/flickrIl treno ad alta velocità da Kiev era in ritardo, diceva il messaggio. Era il suo treno. J. non la vedeva da settimane e gli mancava. Lo sentiva soprattutto di sera. Ma i ritardi nel traffico transeuropeo erano sempre più frequenti ultimamente. Non c’era motivo di preoccuparsi quindi. La causa erano i lavori di ampliamento della rete del Caucaso iniziati dalle istituzioni europee a sostegno delle regioni asiatiche. J. si immerse nuovamente nella sua lettura. Avrebbe letto ancora un po' prima che lei arrivasse. 

Sul suo schermo selezionò una voce di chiarimento e ricominciò a leggere: «il nazionalismo, ideologia politica dominante nell’Europa fino al Ventunesimo secolo. Il nazionalismo parte dall’idea che le persone di una regione possiedano dei vantaggi rispetto ad altri gruppi – le cosiddette nazioni – vantaggi giustificati dal colore della pelle, sviluppo culturale, forza economica o religione». Ecco, religione! Un articolo di più pagine apparse sullo schermo, J. lo evidenziò con un segnalibro. Visto che aveva ancora un pò di tempo prima dell’arrivo del suo treno, decise di cercare una delle sale d'attesa per rilassarsi un po’. La sua lettura sarebbe continuata più tardi. Nella sala d’attesa c’era una luce soffusa e un delicato profumo di oli essenziali. Era piacevolmente fresco, ma non freddo. J. trovò subito una poltrona libera. Gli piaceva la sensazione che provava quando i suoi occhi, mentre leggeva, si chiudevano per la stanchezza e i sensi scivolano lentamente nel mondo dei sogni. La religione, leggeva, era spesso la causa e il pretesto per conflitti bellici nel Ventesimo secolo. Perché sia i credenti che gli studiosi dei diversi culti partivano dal presupposto che il loro credo fosse superiore. Ancora una volta J. fu disturbato nella sua lettura da urla provenienti dall'esterno. Seguirono degli ordini abbaiati. Non solo J. ma anche tutti gli altri ospiti della sala scattarono dalle loro poltrone come colpiti da uno sparo. Improvvisamente risuonò un fischio assordante. Insieme agli altri ospiti della sala si diresse all’uscita per cercare la causa del rumore. Inciampando su una poltrona verso l’uscita, a J. venne un terribile sospetto. Sapeva cos’era successo e riconobbe il rumore ancora prima di vederne la fonte. Era stato causato da uno sparo di un'arma anestetizzante. J. non se ne capacitava. Violenza. Improvvisa. Di che unità si trattava? Non aveva mai visto soldati come quelli. Caschi a specchio. Protezioni per braccia e gambe. Auricolari per comunicare. Solo allora osservò meglio quelle persone: circa una dozzina giacevano al suolo come foche. J. vide che avevano tutti tratti somatici asiatici. I pensieri correvano nella sua mente. Cosa stava succedendo? «Ogni persona una meraviglia», gli balzò in mente. Il preambolo della costituzione europea. «Volete rubare il nostro benessere! Non abbiamo bisogno di voi!» La voce del capitano della truppa interruppe i suoi pensieri. L’uomo in divisa si girò in direzione della sua squadra: «Caricare! Al mio comando, fuoco!». ©European Parliament/flickrTutto questo durò solo pochi secondi, ma J. si sentì come se davanti a lui stesse scorrendo un film al rallentatore. J. non poteva agire diversamente, doveva intervenire. Subito, prima che fosse troppo tardi. Si precipitò dalla porta verso il capitano della truppa e… inciampò. Prima ancora di essersi messo in movimento, era già paralizzato da un colpo. Un dolore misto ad una strana vibrazione bloccò la sua mente. Non riusciva più a sentire le gambe. Cosa diavolo lo aveva colpito? Gli si annerì la vista mentre si accasciava al suolo. Un ronzio si impadronì del suo corpo, le urla e i colpi di arma arrivavano sempre più attutiti al suo orecchio, fino a scomparire. Aprì gli occhi di colpo. La sala d’attesa era vuota. Dagli altoparlanti si sentiva un rilassante gorgoglio d’acqua e il canto di alcuni uccelli. Gli altri ospiti se n'erano già andati. Stupito, J. si stropicciò gli occhi, mentre si alzava lentamente dalla poltrona. Dov'erano le truppe a volto coperto? Il sudore gli correva sulla fronte, la sua t-shirt era incollata al corpo.

Aveva sognato. Solo lentamente capì che il ronzio veniva dal palmare nella tasca dei suoi pantaloni. Qualcuno cercava di chiamarlo. Non ancora del tutto in sé, rispose alla chiamata. Era lei. Un senso di sollievo lo attraversò quando sentì la sua voce: «Tesoro, sono qui. L’espresso da Kiev aveva un po’ di ritardo. Dove sei? Io sono al binario e aspetto».

Secondo premio. Questo racconto ha ricevuto il secondo premio del concorso: Verliebt en Europe (Innamorati dell’Europa). Malte Koppe, 26 anni, ci offre una visione di un’Europa unita, cosa che non è sempre stata così in passato.