Una sola Europa, 28 politiche fiscali? 

Articolo pubblicato il 07 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 07 febbraio 2015

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Conferenza-dibattito insieme a Olivier Levebvre, Michaël Scnmitt e Pierre-Henri Thomas. Un evento organizzato dagli studenti del Master Exécutif CPE il 12 febbraio presso l'auditorium Léon Velge alle ore 19. 

L'armonizzazione fiscale al centro del dibattito sul futuro dell'Europa

L'Unione Europea potrà ritrovare la propria strada dopo lo scandalo Luxleaks e la schiacciante vittoria del partito greco Syriza, già pronto a dare l'assalto alle sue istituzioni? Sarà proprio l'armonizzazione fiscale, questione apparentemente tecnica e arida, a regalare all'Europa una seconda giovinezza? Queste le domande poste dagli studenti dell'Executive Master in Comunicazione e politiche europee dell'Institut des  Hautes Etudes des Communications Sociales di Bruxelles, che, in occasione del decimo anniversario del corso di studi, organizzaano una conferenza-dibattito sulla politica fiscale europea e l'eventuale necessità di un'armonizzazione fiscale. L'evento si terrà il 12 febbraio alle ore 19 presso l'auditorio Léon Velge (Rue de l'Etuve, n°58-60).  Tre i relatori che guideranno il dibattito e proveranno a rispondere alle domande: Olivier Lefebvre, Presidente onorario della Borsa di Bruxelles; Michael Schmitt, Consigliere per gli affari economici e monetari per il Gruppo dei Verdi del Parlamento Europeo e Pierre-Henri Thomas, giornalista di Trends-Tendances, specializzato in questioni fiscali. 

Sin dalla nascita un po' zoppicante della moneta unica, la questione dell'armonizzazione fiscale incombe sull'Europa. E le rivelazioni dello scandalo Luxleaks hanno rinfocolato il dibattito. Queste pratiche di ottimizzazione fiscale sono legali, certo, ma moralmente discutibili in un momento in cui i cittadini europei sono costretti a tirare la cinghia a causa dell'austerità. Così si riapre la strada a un dibattito che, secondo molti economisti, avrebbe dovuto svolgersi già al momento del creazione dell'Euro. Pierre Moscovici, il nuovo Commissario europeo per gli affari economici e monetari (che comprendono anche il regime fiscale e le dogane), ha dichiarato  di voler approfittare di questa "opportunità e responsabilità politica per occuparsi da subito del tema dell'armonizzazione fiscale". 

Un progetto utopico? 

Ma si può davvero credere che la nuova Commissione avrà la capacità di interrompere queste pratiche, messe in atto da giganti internazionali come Apple, Amazon, Pepsi, Heinz o Ikea, tenendo conto che le decisioni in materia di politiche fiscali devono essere votate all'unanimità dal Consiglio dei Ministri? È verosimile immaginare che gli Stati più "lassisti" su questo fronte, come il Lussemburgo o l'Irlanda, rinuncino per il bene della Comunità ai miliardi di euro che sono frutto di tali pratiche ? Queste questioni cruciali si situano al centro di un dibattito più ampio, che l'UE deve affrontare ora più che mai: vogliamo più o meno integrazione?  Basterebbero poi dei decisori un po' meno ipocriti e un po' più di volontà politica per raggiungere la tappa successiva, quella dell'unione bancaria, che risolverebbe parecchi problemi. 

La conferenza-dibattito del 12 febbraio tenterà di rispondere a queste fondamentali problematiche. Non bisogna per forza essere ferrati in economica o fiscalità per poter assistere a questo dibattito, che riguarda tutti noi cittadini europei.