UNA SOCIETA' COLLEGATA

Articolo pubblicato il 17 settembre 2013
Articolo pubblicato il 17 settembre 2013

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La Via Catalana, una catena umana di 400 chilometri, l’11 settembre ha attraversato il litorale della Catalogna dalla frontiera con la Francia, al nord, fino alla Comunità Valenziana, al sud, passando per 83 comuni. Secondo il governo catalano, all'appuntamento si sono presentate 1,6 milioni di persone.

Marta Ro­que­ta. Bar­ce­llo­na

Al­l’i­ni­zio era­va­mo un po’ scet­ti­ci ri­guar­do la pro­po­sta di una ca­te­na umana. Erano ne­ces­sa­ri molta or­ga­niz­za­zio­ne e l’im­pe­gno di tanta gente”. Jordi Martínez Solé, se­gre­ta­rio della As­sem­blea Na­cio­nal Ca­ta­la­na (ANC), rac­con­ta quale è stata la sua rea­zio­ne al sen­ti­re per la prima volta, a di­cem­bre del­l’an­no scor­so, la pro­po­sta di rea­liz­za­re una ca­te­na u­ma­na l'11 set­tem­bre 2013, festa na­zio­na­le ca­ta­la­na, per ri­ven­di­ca­re l’in­di­pen­den­za della Ca­ta­lo­gna.

Con il pas­sa­re dei mesi l’i­dea ha preso forma: “era un’op­zio­ne molto buona per­chè coin­vol­ge­va tutto il ter­ri­to­rio”, sot­to­li­nea Martínez. Pren­de­va ispi­ra­zio­ne dalla Via Bal­ti­ca che il 23 ago­sto 1989 col­le­gò Esto­nia, Le­tto­nia e Li­tua­nia. Due anni dopo, si re­se­ro in­di­pen­den­ti dall’URSS. La As­sem­blea Na­cio­nal Ca­ta­la­na si è in­ca­ri­ca­ta in tutto e per tutto del­l’or­ga­niz­za­zio­ne. È un’en­ti­tà in­di­pen­den­ti­sta for­ma­ta da gente di de­stra come di si­ni­tra e non vin­co­la­ta a nes­sun par­ti­to po­li­ti­co. Rag­grup­pa più di 460 as­sem­blee ter­ri­to­ria­li e più di 50 as­sem­blee set­to­ria­li. Se­con­do Martínez, la ANC si fi­nan­za con le do­na­zio­ni dei soci “di tre o quat­tro euro al mese”, e non ac­cet­ta do­na­zio­ni ano­ni­me né sov­ven­zio­ni. A causa della sua pre­sen­za nei mezzi di co­mu­ni­ca­zio­ne ca­ta­la­ni e a causa delle di­mo­stra­zio­ni di ap­pog­gio da parte di par­ti­ti po­li­ti­ci è stata ac­cu­sa­ta di es­se­re un’en­ti­tà sov­ven­zio­na­ta e pro­mos­sa dal go­ver­no. Martínez lo esclu­de: “I par­te­ci­pan­ti alla Via Ca­ta­la­na si pa­ga­no di tasca pro­pria il tra­sfe­ri­men­to, il kit del par­te­ci­pan­te e il pran­zo”.

Per pre­pa­ra­re la ca­te­na, per nove mesi la ANC ha mo­bi­li­ta­to 30.000 vo­lon­ta­ri, 5.000 dei quali sono stati pre­sen­ti du­ran­te la ma­ni­fe­sta­zio­ne. In­sie­me ai mos­sos de esqua­dra, la po­li­zia ca­ta­la­na, hanno idea­to un me­to­do per ga­ran­ti­re la si­cu­rez­za e, so­prat­tut­to, la flui­di­tà del traf­fi­co.  “Ab­bia­mo di­vi­so il per­cor­so in cin­que aree re­gio­na­li”, det­ta­glia Martínez, “che com­pren­de­va­no varie aree di base della po­li­zia”. Ad ognu­no degli 86 co­mu­ni per i quali pas­sa­va la ca­te­na è stato as­se­gna­to un re­spon­sa­bi­le mi­nu­ci­pa­le, così come è stato as­se­gna­to un re­spon­sa­bi­le ad ognu­na delle circa 800 se­zio­ni in cui si è di­vi­sa la ca­te­na umana.

Per ot­te­ne­re il pieno as­so­lu­to in tutte le se­zio­ni, la ANC ha uti­liz­za­to due degli ele­men­ti ba­si­ci del suo la­vo­ro quo­ti­dia­no: in­ter­net e i so­cial net­work. “Ab­bia­mo crea­to una pa­gi­na web per la Via Ca­ta­la­na, dalla quale ab­bia­mo ge­sti­to le iscri­zio­ni e ab­bia­mo spro­na­to la gente a iscri­ver­si at­tra­ver­so Twit­ter e Fa­ce­book”, spie­ga Martínez. Man mano che la data si av­vi­ci­na­va, la ANC in­ten­si­fi­ca­va le cam­pa­gne vi­ra­li: “nel­l’ul­ti­ma set­ti­ma­na ab­bia­mo pub­bli­ca­to un video ogni due gior­ni”. È stata lan­cia­ta un'ap­pli­ca­zio­ne mo­bi­le per in­for­ma­re i par­te­ci­pan­ti ed è stata di­stri­bui­ta una guida con con­si­gli per pre­pa­ra­re la ca­te­na e pro­po­ste cul­tu­ra­li per la gior­na­ta. 

La ANC ha rea­liz­za­to di­ver­se prove ad ago­sto, com­pre­sa un’in­so­li­ta ca­te­na nu­di­sta nella spiag­gia di Palamós (Gi­ro­na). Que­ste ca­te­ne di prova si sono in­te­gra­te alle re­pli­che della Via Ca­ta­la­na nei paesi dei cin­que con­ti­nen­ti, molte or­ga­niz­za­te dalle de­le­ga­zio­ni in­ter­na­zio­na­li della ANC. Si cal­co­la che più di 9.000 ca­ta­la­ni al­l’e­ste­ro hanno par­te­ci­pa­to alle 116 ca­te­ne rea­liz­za­te nel mondo.

A un paio di set­ti­ma­ne dalla ma­ni­fe­sta­zio­ne ri­ma­ne­va­no an­co­ra da riem­pi­re le se­zio­ni delle terre del­l’E­bro (Tar­ra­go­na). La ANC ha fatto un ap­pel­lo nei so­cial net­work per oc­cu­pa­re que­ste se­zio­ni, ap­pel­lo che è stato ac­col­to con suc­ces­so: un paio di gior­ni prima della Via Ca­ta­la­na si era già riem­pi­to tutto il per­cor­so.

È stato al­lo­ra che si è aper­to il Tram 0, per­ché le per­so­ne che non l'a­ve­va­no po­tu­to fare si po­tes­se­ro iscri­ve­re per la­scia­re trac­cia della loro par­te­ci­pa­zio­ne. Gra­zie al­l’af­fluen­za del­l’ul­ti­ma ora, in al­cu­ne zone la ca­te­na si è ad­di­rit­tu­ra sdop­pia­ta.

La ca­te­na umana ha con­ta­to sulla par­te­ci­pa­zio­ne di in­te­re fa­mi­glie – com­pre­si gli ani­ma­li do­me­sti­ci, ve­sti­ti per l’oc­ca­sio­ne –, di per­so­nag­gi dello star sy­stem ca­ta­la­no e di po­li­ti­ci, tra i quali si sono di­stin­ti vari mem­bri del go­ver­no. Come è già suc­ces­so in oc­ca­sio­ne della ma­ni­fe­stazione di massa a Bar­cel­lo­na del­l’an­no scor­so, ora l’in­co­gni­ta è sa­pe­re che in­fluen­za avrà nel­l’a­gen­da po­li­ti­ca. Il pre­si­den­te del go­ver­no,  Ma­ria­no Rajoy, ha già ri­spo­sto alla let­te­ra che il pre­si­den­te ca­ta­la­no, Artur Mas, gli ha in­via­to per sol­le­ci­ta­re una ne­go­zia­zio­ne per per­met­te­re un re­fe­ren­dum in Ca­ta­lo­gna. Il testo offre dia­lo­go, ma non cita la con­sul­ta­zio­ne.

La ANC è so­ste­ni­tri­ce di un re­fe­ren­dum “che per­met­ta a tutti i ca­ta­la­ni di ri­spon­de­re sì o no a una do­man­da chia­ra”. Se pos­si­bi­le prima del 31 mag­gio 2014. “Se no do­vre­mo cer­ca­re altri mec­ca­ni­smi per con­sul­ta­re i ca­ta­la­ni”, sot­to­li­nea Martínez. Per Martínez, la ca­te­na umana è stato un modo per ri­ven­di­ca­re una con­sul­ta­zio­ne ap­pog­gia­ta dalla mag­gio­ran­za della so­cie­tà ca­ta­la­na: “Anche le per­so­ne che non sono fa­vo­re­vo­li al­l’in­di­pen­den­za hanno par­te­ci­pa­to alla Vía Ca­ta­la­na. Nella ANC la­vo­ria­mo per­chè, ar­ri­va­to il mo­men­to, vo­ti­no sì”.