Una settimana per sgomberare la "giungla" di Calais

Articolo pubblicato il 25 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 25 ottobre 2016

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Authorities have been ordered to clear out the Calais Jungle, home to more than 6,000 refugees, by the end of the week. Refugees will be re-distributed to the numerous reception centres dotted around France to have their asylum cases examined. Is this a sign of France's clumsiness in regard to integration? What will happen to those who wish to enter the UK? 

La Francia fallisce ancora in tema di integrazione – Il Sole 24 ore, Italia

Con l'accampamento di Calais, la Francia ha ancora una volta dimostrato come la sua politica di immigrazione abbia miseramente fallito. Il Sole 24 Ore commenta:

Anche volendo prendere per buone le stime più alte del numero di migranti a Calais (8mila), il loro trasferimento si traduce in 18 persone (medie) per ognuno dei 450 centri di accoglienza. Numeri insomma che un Paese moderno, civile e ben organizzato dovrebbe essere tranquillamente in grado di gestire. Il problema vero è che questa situazione (che sembra bizzarramente aver colto di sorpresa le classi dirigenti) si inserisce in un contesto sociale già esplosivo – con le periferie-ghetto, la radicalizzazione identitaria e l’emergere del fondamentalismo islamico – alimentando paura, diffidenza, ostilità. Sentimenti sui quali soffia la propaganda dell’estrema destra. La soluzione ovviamente non è quella di sbarrare le porte, bensì di sviluppare una vera capacità di integrazione. (25/10/2016)

La Francia si sta facendo male da sola - Le Figaro, France

La redistribuzione dei rifugiati in tutta la Francia non è una buona soluzione, scrive l'avvocato Xavier Saincol a Le Figaro: 

“Questo modo di gestire la crisi migratoria avrà conseguenze disastrose a lungo termine. Trasmette un'immagine negativa dell'immigrazione come risultato dell'incapacità pubblica e come fonte di chaos. Una politica di immigrazione organizzata e controllata, negoziata con i paesi d'origine, potrebbe essere una vera opportunità per il nostro Paese a livello economico, demografico e culturale, come lo sarebbe per l'Europa intera. Con la sua politica di distribuzione regionale forzata di migranti irregolari, il governo sta di fatto soffocando il principio di immigrazione controllata e la lotta contro l'immigrazione illegale. Si prende gioco, cioè, dell'idea di un'immigrazione positiva e controllata che possa funzionare a vantaggio della Francia”. (25/10/2016)

Una situazione temporanea – ABC, Spagna

ABC avverte che sgomberare l'accampamento di Calais non aiuterà a risolvere il problema dei rifugiati nel lungo termine:

“La polizia francese sa che nel giro di qualche mese l'accampamento che stanno tentando di smantellare sarà di nuovo pieno di persone disperate alla ricerca di un futuro migliore nel Regno Unito. Proprio mentre nelle acque del Mediterraneo troviamo chi fugge da guerra e miseria, nella costa nord d'Europa ci sono migliaia di persone che pianificano un viaggio che non conosce né leggi né frontiere. (…) L'immigrazione, legale o meno, è una problematica europea che presenta numerosi aspetti positivi, ma altri molto complessi. In entrambi i casi le autorità europee dovrebbero dimostrare realismo e pragmatismo e impedire che le voci populiste approfittino della crisi. Spostare i rifugiati da una posizione ad un'altra, come è stato fatto in Francia, non è altro che una misura temporanea.” (25/10/2016)

Perché la Gran Bretagna è diventata il sogno dei rifugiati – Savon Sanomat, Finlandia

I migranti a Calais vedono la Gran Bretagna come una via di fuga verso il mondo anglofono, ragione per cui l'isola eserciterebbe una tale attrativa su di loro, suppone Savon Sanomat:

“Esistono diverse ragioni per cui i migranti non vogliono restare in Francia o altrove nell'Europa continentale, nonostante gli venga garantito asilo politico. (…) Questa potrebbe essere per loro l'ultima occasione per raggiungere il Regno Unito. Ma ciò rende la situazione ancora più enigmatica: perchè queste persone vogliono raggiungere un Paese che, secondo le previsioni economiche, si sta dirigendo verso una situazione di profonda crisi? (…) La familiarità con la lingua e la cultura inglese potrebbe essere una spiegazione. E la Gran Bretagna è anche vista come una porta aperta verso il resto del mondo anglofono, uno spazio globale di possibilità dove l'individuo è più di un oggetto alla mercé di delle misure amministrative” (25/10/2016)

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